Philippe Lagarde, la dura lotta al cancro: "La prevenzione è l'incubo dell'industria farmaceutica" (INTERVISTA)

Il famoso oncologo francese, precursore a livello mondiale della chemioterapia personalizzata, nel suo ultimo libro sulla prevenzione parla dell'importanza di regole alimentari e stili di vita

Philippe Lagarde

Sono circa 371 mila i nuovi casi di tumore diagnosticati in Italia nel 2019. La cifra cresce esponenzialmente se parliamo di tutti i malati oncologici del nostro Paese - ancora di più a livello mondiale -, anche se nel corso degli anni è diminuito il numero delle diagnosi e calato anche il tasso di mortalità. Il cancro continua ad essere uno dei mali peggiori del nostro secolo, ma i dati dimostrano che sono stati fatti e si continuano a fare grandi passi in avanti. Merito della ricerca, ma anche della prevenzione, o meglio, della diagnosi precoce, perché tra le due cose c'è una bella differenza come ci ha spiegato il professor Philippe Lagarde, un grande oncologo francese. Provare ad evitare il manifestarsi della malattia, attraverso una serie di comportamenti e stili di vita, è diverso da scoprirla in tempo e ne 'Il libro d'oro della prevenzione', edito da Mind Edizioni, il famoso luminare affronta il ruolo centrale dell'alimentazione e dell'ambiente in cui viviamo. 

Laureato a Parigi e perfezionatosi prima a Boston poi a Bethesda (New York), Lagarde è il precursore a livello mondiale della chemioterapia personalizzata. Il suo metodo viene praticato nel centro medico SH di San Marino, da lui fondato e oggi sotto la responsabilità della dottoressa Maria Rosa Di Fazio. 

Professor Lagarde, si parla ormai moltissimo di prevenzione. Cos'è davvero?
"La prima cosa che ho cercato di spiegare in questo libro è che la prevenzione come la intendono oggi i medici e anche la sanità è completamente sbagliata. Per loro la prevenzione è la diagnosi precoce. Fare la mammografia, ad esempio, o altri accertamenti per la ricerca del cancro. Se lo troviamo è una diagnosi precoce. Basta prendere il dizionario per capire che la prevenzione non è questo. La prevenzione è fare qualcosa per impedire la cosa che si cerca. Dobbiamo agire prima della malattia, questa è la prevenzione. La medicina cinese l'ha capito da tanto tempo, a differenza di quella occidentale, ma queste due medicine non sono pronte per trovare degli accordi". 

Ne 'Il libro d'oro della prevenzione' lei parla del ruolo centrale degli integratori alimentari e delle vitamine, ma basta questo per evitare il manifestarsi del tumore?
"No. Nessuno può dire che è efficace al 100%, è un modo di evitare una certa percentuale di malattia".

E quali sono le regole della prevenzione?
"Fondamentale è evitare l'inquinamento, dall'aria che respiriamo ai cibi che mangiamo: è pieno di sostanze nocive e l'organismo non è fatto per resistere, dobbiamo aiutarlo prima ancora di parlare di malattia. E' importante assumere gli antiossidanti, la prima arma che abbiamo per la prevenzione, poi combattere i radicali liberi, seguire un'alimentazione corretta. Gli alimenti devono essere di qualità, l'80% degli alimenti sul mercato non sono di qualità, è un problema. Il grande problema, poi, è che la medicina utilizza i medicinali e i medicinali non vanno d'accordo con la prevenzione. La prevenzione è un sogno cattivo per l'industria farmaceutica, perché se facciamo prevenzione non abbiamo più bisogno di medicine".

Che l'industria farmaceutica è nemica della prevenzione non è quindi una tesi complottistica?
"No, è vero. Ci sono tanti articoli ufficiali che riconoscono che la prevenzione non fa guadagnare soldi, meglio lasciarlo morire un paziente. Non è complottismo". 

Quali sono invece gli errori più comuni sulla prevenzione?
"C'è un grande errore che si fa: non fare nulla se non si hanno sintomi. Gran parte della popolazione inizia a riflettere ed eventualmente ad agire quando inizia ad avere sintomi. Come per il cancro del polmone, ad esempio, il fumatore non ascolta la campagna antifumo, poi quando arriva il tumore corre, ma ormai è troppo tardi. Non è più prevenzione, è trattamento".

Dalla prevenzione alla cura. Sono oltre 40 anni che è in prima linea per la lotta contro il cancro, che risultati sono stati raggiunti?
"La ricerca è fondamentale, ha fatto molti progressi da vent'anni a questa parte. Abbiamo scoperto tante cose importanti ma per ragioni diverse non sempre sono utilizzate, soprattutto perché le case farmaceutiche lavorano solo su prodotti che portano soldi, le altre le lasciano perdere anche se sono buone. Perdiamo tempo così e probabilmente anche possibilità".

La chemio e la radio restano le terapie fondamentali...
"La chemioterapia può dare buoni risultati e portare avanti i pazienti per molto tempo. Ci sono due modi di utilizzare la chemio: dosi forti in poco tempo, come fanno in quasi tutti gli ospedali, e questo qualche volta dà risultati ma è molto tossico, oppure un modo più sperimentale. Una chemio molto più dolce ma molto più allargata nel tempo e adesso abbiamo le prove che questo metodo dà risultati migliori. Anche qui, però, abbiamo l'industria farmaceutica che non è d'accordo perché così utilizziamo meno prodotti. E' tutto un gioco".

Le terapie alternative invece? Ci si potrebbe scrivere un altro libro. Quante sono affidabili?
"L'ho scritto infatti. Alcune sono fatte da ciarlatani, non sono scientifiche, altre sono interessanti. Possiamo utilizzarle associandole ad altre, giocando sul sistema immunitario, lottando così contro la tossicità dei prodotti di chemio e radio, perché una grande parte di persone che muoiono di cancro muoiono per la tossicità delle medicine ancora prima che per la malattia. Utilizzando la medicina alternativa possiamo proteggere il paziente e potenziare l'azione della chemioterapia".

Oggi la qualità di vita del paziente oncologico è al centro della cura secondo lei?
"Sono vecchio adesso, ho visto molte cose, lavorato tanto negli ospedali. Mi dispiace dirlo, perché sono medico, ma i medici hanno dimenticato che trattano non di numeri ma di persone. Spesso non sono capaci di parlare con i pazienti, il paziente non sa più chi è il suo medico. E sarà peggio quando arriverà l'intelligenza artificiale".

Quando si può dire di essere guariti da un tumore?
"Guarire da un cancro vuol dire a mio avviso superare trent'anni di sopravvivenza. Ho tanti pazienti che hanno avuto recidive venti, venticinque anni dopo. Nessuno può certificare che si può guarire dal cancro, così come nessuno può dire che con la prevenzione si evita il cancro. Facciamo tutto per provarci, a volte funziona e a volte no". 

Il cancro è ancora un tabù?
"Certo che è un tabù. Dall'inizio è un tabù, la rappresentazione del granchio è terribile. Il medico che parla con il paziente, attento alla sua psicologia, è importante per questo. Guarire è difficile, ma almeno vivere bene e portare avanti un paziente più anni possibili significa tanto".

Tornando al ruolo dell'industria farmaceutica, secondo lei arriverà a fare un passo indietro rispetto alla vita del paziente?
"Non voglio essere pessimista, ma l'industria farmaceutica dipende dalla banche, le banche dipendono da persone che investono e che vogliono benefici da questo. Non vedo quindi come si può cambiare".

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