Salute, allarme antinfiammatori: "Rischio scompensi cardiaci"

Uno studio dell'Università di Milano-Bicocca pubblicata sul British journal of medicine ha analizzato più di 92mila ricoveri ospedalieri in quattro Paesi europei: i risultati sono preoccupanti

Foto di repertorio

MILANO - Il rischio di problemi cardiovascolari e di ricoveri ospedalieri correlati aumenta fino al 19% nei pazienti che assumono abitualmente farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Lo rivela una ricerca dell'Università di Milano-Bicocca pubblicata sul British journal of medicine (BJM), che ha analizzato più di 92mila ricoveri ospedalieri in quattro Paesi europei.

LA RICERCA - La ricerca è stata condotta da un gruppo di studio multidisciplinare e sovranazionale che, con il coordinamento di Giovanni Corrao, professore di Statistica medica dell'Università di Milano-Bicocca, ha visto coinvolti studiosi italiani (tra cui Andrea Arfè, Federica Nicotra, Lorenza Scotti e Antonella Zambon del dipartimento di Statistica e metodi quantitativi dell'Università degli studi di Milano-Bicocca), spagnoli (RTI Health Solutions, Barcellona), tedeschi (Leibniz Institute of Prevention Research and Epidemiology, Bremen), olandesi (PHARMO Institute, Utrecht, e Department of Medical Informatics, Erasmus University Medical Center, Rotterdam) e francesi (University of Bordeaux Segalen, Bordeaux).

"FANS" NEL MIRINO - Gli studiosi - spiega l'ateneo - hanno analizzato 92.163 ricoveri ospedalieri per scompenso cardiaco di quattro Paesi - Italia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito - e li hanno confrontati con 8.246.403 controlli rispetto all'uso di 27 fans, di cui 23 tradizionali e 4 inibitori selettivi dell'enzima cicloossigenasi 2 (COX-2), noto anche come prostaglandina-endoperossido sintasi 2, prendendo in considerazione anche la relazione tra dosaggio e risposta, giungendo alla conclusione che il rischio di ricovero ospedaliero per scompenso cardiaco è strettamente dipendente dal dosaggio.

RISCHIO RICOVERI +19% - Negli utilizzatori in tempi recenti, cioè da meno di due settimane, di un qualunque farmaco antinfiammatorio non steroideo è stato riscontrato un rischio di ricovero maggiorato del 19% rispetto a chi aveva utilizzato per l'ultima volta uno di questi farmaci più di 183 giorni prima. Il rischio è in particolare aumentato per 7 principi attivi tradizionali - diclofenac, iboprufemene, indomertacina, ketorolac, naprossene, nimesulide e piroxicam - e due inibitori della COX-2, etoricoxib e refecoxib. Soprattutto per i princìpi tradizionali, il rischio è direttamente proporzionale al dosaggio, arrivando a risultare addirittura raddoppiato alle dosi più elevate sperimentate.

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L'importanza dello studio - dice Giovanni Corrao - è che risultati simili sono stati verificati in tutta Europa e dunque questi rischi non dipendono dalle abitudini prescrittive o da comportamenti esterni, ma sono direttamente riferibili ai farmaci.

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