Coronavirus, plasma e clorochina potrebbero non essere la cura giusta

Il presidente Usa Donald Trump e quello brasiliano Bolsonaro hanno più volte caldeggiato l'utilizzo dell'antimalarico come cura preventiva ma i test sembrano smentirli. E anche sul plasma iper immune i dati sono contrastanti

"Sull'idrossiclorochina non sembra ci siano attualmente dati molto incoraggianti". Lo ha detto il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Nicola Magrini durante la conferenza stampa all'Istituto superiore di sanità (Iss).

"Sull'efficacia di questo medicinale contro Covid-19 sappiamo poco, sui possibili danni siamo abbastanza sicuri".

Magrini ha spiegato che l'Aifa ha approvato 40 protocolli su potenziali farmaci anti-Covid-19 tra cui sono stati annoverati 13 immuno-modulatori, poi appunto l'idrossiclorochina, le eparine a basso peso molecolare e vari antivirali.

Menzione speciale per la plasmaterapia, ovvero l'utilizzo del sangue dei pazienti guariti dalla Covid-19 su cui molte polemiche sono state avanzate anche dal fronte politico.  "Per ora è emersa una riduzione del 40% dell'endpoint primario che riguardava mortalità e aggravamento, ma sono analisi precoci. Lo studio di Pisa su 70 pazienti è stato ampliato ma il reclutamento in questa fase è in calo a causa della forte riduzione del numero di pazienti. Molti studi potrebbero non essere conclusi per questo motivo".

Coronavirus, lo studio: "Con la terapia al plasma la mortalità è calata al 6%" 

Come spiegato dallo stesso Magrini a La Stampa anche nella lotta contro il virus Ebola il plasma dei convalescenti non è andato benissimo poiché non sempre gli anticorpi presenti nel sangue dei guariti hanno il potere di neutralizzare il virus. L'ipotesi di studio è che la plasmaterapia possa rappresentare "un’arma in più per i pazienti più gravi" arrivando ad abbattere del 5-10% la letalità.

Clorichina, lo studio su Lancet: "Aumenta mortalità"

Tornando alla clorochina idrossiclorochina, uno studio condotto su 96mila persone in tutto il mondo e pubblicato oggi su 'The Lancet' mostra come i pazienti ricoverati in ospedale con Covid-19 e curati con l'antimalarico e il suo derivato promossi dal presidente statunitense Donald Trump (e dal brasiliano Jair Bolsonaro), abbiano una probabilità significativamente più alta di morire rispetto a chi non è stato curato.

"I due farmaci aumentano significativamente anche le probabilità che il paziente sviluppi aritmia che può portare a morte per arresto cardiaco improvviso".

I dati sono stati raccolti da Mandep Mehera, dell'Università di Harvard e del Brigham and Women's Hospital, insieme ai colleghi di altri istituti internazionali, anche europei. "Se c'è mai stata speranza in questo farmaco, questo studio ci mette una croce sopra. Non c'è alcuna ragione di essere ottimisti sulla possibilità che possa essere usato nella prevenzione o nella cura del Covid-19", ha commentato David Maron, direttore di Cardiologia preventiva alla Facoltà di Medicina dell'Università di Standford.

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Lo studio si basa sull'analisi delle cartelle cliniche di pazienti positivi al Covid-19 e ricoverati in 671 strutture diverse in tutto il mondo, fra il 20 dicembre dello scorso anno e il 14 aprile. L'età media dei pazienti è di 54 anni e il 53% sono uomini. Sono stati esclusi i pazienti aiutati da ventilatori o curati con remdevisir. Su 96mila malati, 15mila sono stati trattati con clorochina o idrossiclorichina da sole o con l'aggiunta di antibiotici come azitromicina o claritromicina, a 48 ore dalla diagnosi. La differenza fra questi 15mila e gli altri, si legge, è stata impressionante.

  • Per chi ha ricevuto idrossiclorochina il rischio di morire è aumentato del 34% e del 137% quello di avere una aritmia grave.
  • Per chi ha preso idrossiclorochina associata a una terapia antibiotica le percentuali sono aumentate rispettivamente del 45% e del 411%.
  • Con la clorochina, l'aumento del rischio di decesso è del 37% e di aritmia severa del 256%.
  • Per clorochina associata ad antibiotico, i valori sono rispettivamente +37% e +301%.

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