Stop classi pollaio, massimo in 22 per aula: la proposta di legge M5S (con l'incognita dei costi)

L'obiettivo della proposta di legge dell'onorevole Lucia Azzolina, ora all'esame in Commissione Cultura alla Camera, è quello di avere massimo 22 studenti per classe nelle scuole primarie e secondarie. Un "progetto molto ambizioso" e dai costi "molto elevati", ma "è in gioco il futuro del nostro Paese", dice a Today.it

ANSA/LUCA CASTELLANI

Basta classi pollaio. Era scritto nero su bianco nel programma del governo gialloverde e all'inizio di luglio la deputata M5S Lucia Azzolina, insegnante, ha presentato una proposta di legge per contrastare il fenomeno, giunta ora all'esame della Commissione Cultura di Montecitorio. 

Un provvedimento richiesto a gran voce dal mondo della scuola e dalle famiglie. Meno alunni per classe significa non solo maggior possibilità da parte del docente di concentrarsi sulla didattica e sui bisogni di ciascun ragazzo, ma anche più sicurezza e vivibilità all'interno dell'istituto. 

A decorrere dal prossimo anno scolastico, l'obiettivo della proposta di legge è di arrivare entro l'a.s. 2022/2023 a ridurre il rapporto alunni/docente. L'idea è quella di fissare un tetto massimo di 22 studenti per ogni classe delle scuole primarie e secondaria. La normativa attuale prevede nelle scuole primarie la possibilità di inserire fino a 27 alunni per classe, che diventano 28 nelle secondarie di primo grado e 33 (derogabili fino a 36) per le secondarie di secondo grado.

Onorevole Azzolina, cosa prevede nel dettaglio la proposta di legge che la vede prima firmataria?
La proposta di legge prevede l’abbassamento del numero di alunni per classe rispetto allo scempio creato dalla legge Gelmini/Tremonti, con la quale si pensò di fare ampia cassa sulla scuola. La legge 133/2008 portò ad un risparmio di 2 miliardi di euro e al licenziamento di quasi 87.000 docenti. Il nostro obiettivo è prevedere il divieto di costituire le classi iniziali delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado, comprese le sezioni della scuola dell’infanzia, con un numero di alunni superiore a 22, elevabile fino a 23 qualora residuino resti.

Si tratta di un progetto ambizioso, ma quali sono i costi? C’è stato uno studio di fattibilità?
È vero, è un progetto molto ambizioso e i costi sono molto elevati. Ma è in gioco il futuro del nostro Paese. Dall’istruzione seria e rigorosa bisogna ripartire. Non possiamo permetterci i tassi di dispersione scolastica e abbandono scolastico che abbiamo. Con una scuola efficiente l’Italia forse, oggi, non avrebbe avuto bisogno del reddito di cittadinanza inteso come formazione. Il reddito di cittadinanza servirà per recuperare anche quelle situazioni nate perché il sistema formativo scolastico ha fallito. Non abbiamo ancora fatto degli studi di fattibilità, ci sono però diversi dossier pubblicati da chi si occupa attivamente di scuola sulla dispersione scolastica e le sue conseguenze. Tengo a prevenire qualsiasi critica in merito all’idea che questa proposta di legge serva a dare posti di lavoro a scuola. Non ho mai pensato che la scuola dovesse essere un ammortizzatore sociale, e per questo sono stata ampiamente criticata, la scuola è una cosa seria e gli eventuali posti di lavoro che si creerebbero sarebbero solo una conseguenza. Il fine della proposta di legge è garantire una didattica degna di questo nome e il rispetto della normativa sulla sicurezza.

Come risponde alle critiche dell’opposizione in Commissione?
Faccio una premessa. Sono assolutamente convinta che le riforme fatte in passato dal legislatore italiano siano state deleterie perché realizzate da persone che a scuola non avevano mai messo nemmeno il naso, lavorativamente parlando, come l’ex ministro dell’Istruzione Gelmini. Ho iniziato a rispondere ieri in Commissione, in particolar modo a Forza Italia. L’onorevole Aprea mi ha dichiarato guerra, accusandomi di essere rimasta scioccata dalla legge Gelmini. In realtà non si rende conto che dichiara guerra a docenti, studenti e famiglie. Più che scioccata, sono tutt’oggi indignata. Quella legge ha scambiato gli studenti per numeri, per automi. Ho ricordato alle opposizioni che in 20 anni abbiamo perso per strada 3 milioni di studenti che non hanno conseguito il diploma. Vi sembra normale?  In paesi come il Giappone, in Norvegia siamo allo 0% di dispersione, il Kazakistan al 5%. Noi abbiamo regioni con percentuali da paura. Il risultato è che questi giovani che non studiano, spesso poi non lavorano perché non hanno alcun tipo di formazione. È inaccettabile per un Paese come l’Italia. È inaccettabile per l’Europa che chiede agli stati europei con i nuovi obiettivi di Europa 2020 una riduzione del tasso di abbandono al di sotto del 10% e un tasso di laureati sopra il 40%, una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Avete fatto una stima dei costi (nuove assunzioni, interventi strutturali negli edifici per creare ulteriori spazi)?

Sono necessari 2 miliardi circa.

Un'indagine a maggio di Tuttoscuola (su dati Miur) sostiene che solo lo 0,34 delle classi di scuola secondaria di II grado superi i limite dei 30 studenti fissato dalla norma. Le risulta questo dato?

30 alunni è un numero inaccettabile per una classe con scuola secondaria di II grado.

La sua è una proposta decisamente onerosa e nella Manovra risultano diversi tagli al settore dell'Istruzione. Ritiene veramente possibile che, con questi 2 miliardi preventivati, possa essere approvata?

Non ci sono tagli in manovra all’Istruzione, assolutamente. Semmai in 3 anni abbiamo messo due miliardi in più.

Quindi non è vero che sono stati tagliati 4 miliardi nel triennio?

Assolutamente no. Quel titolo di Repubblica (qui l'articolo) è vergognoso, mi ha veramente fatto imbufalire. Dopo tutto il lavoro fatto in Commissione Cultura. Sa Repubblica quanti sono 4 miliardi? Sa che la riforma Gelmini-Tremonti ne aveva tagliati 8? Non abbiamo tagliato soldi all’istruzione. Assumeremo 2000 insegnanti per il tempo pieno, 290 personale educativo, 400 docenti di strumento musicale.

Da insegnante le è capitato di lavorare in classi sovraffollate?

Ho lavorato in classi sovraffollate nelle scuole secondarie superiori a La Spezia e a Biella, il tirocinio per diventare docente l’ho fatto in Sicilia. L’Italia è una sola se si parla di classi sovraffollate. Non è possibile lavorare seriamente in classi costituite da 30 persone tra cui magari ragazzi con disabilità, BES e DSA soprattutto nelle classi prime e terze. È materialmente difficile per gli studenti normodotati. Per gli studenti diversamente abili diventa poi ancora più complesso e spesso i genitori sono costretti a rivolgersi ai Tar italiani per vedere tutelati i propri diritti.  Ci sono due aspetti da tenere poi in considerazione. Il primo educativo, l’altro di sicurezza. 
Dal primo punto di vista, le norme imporrebbero piani educativi individualizzati per ogni singolo studente. Norme sacrosante in realtà perché ogni studente è un universo a sé, ognuno ha delle capacità e dei tempi di apprendimento diversi. Ma come si fa quando hai 30 persone in classe? Quando un’ora di lezione scorre velocemente e non riesci a rispondere a tutti e ti senti profondamente impotente perché sai che si potrebbero salvare tante situazioni, evitare bocciature se il contesto fosse diverso?  Il secondo problema è legato alle norme sulla sicurezza. Stando alle norme vigenti, per poter essere sicuro ogni alunno deve godere di uno spazio minimo di 1,80 metri quadrati nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, e di 1,96 metri quadrati nella scuola secondaria di secondo grado. Il superamento di questi limiti mette chiaramente a repentaglio la sicurezza degli studenti. Ridurre il numero massimo di alunni per classe è dunque, in primis, una questione di sicurezza, di incolumità fisica, di igiene e di vivibilità. Chiediamolo ai docenti cosa pensano della mia proposta di legge! Chi lavora a scuola vive questi problemi tutti i giorni.

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