"Gli studenti protestano contro lo sfruttamento e ora rischiano di non essere ammessi agli esami"

La denuncia da parte degli studenti del liceo Vittorio Emanuele II, che si sono rifiutati di svolgere un'attività con il Fai nell'ambito dell'alternanza scuola-lavoro. Ora una delegata del Fondo ambientale italiano, dicono i ragazzi, avrebbe richiesto alla scuola di punire la protesta con sanzioni e il 7 in condotta: così gli studenti rischiano di perdere l'anno

Il biglietto esposto dagli studenti del Vittorio Emanuele II di Napoli contro l'alternanza scuola-lavoro

Ancora polemiche sul tema dell’alternanza-scuola lavoro. Stavolta la denuncia arriva a un liceo napoletano, il Vittorio Emanuele II, coinvolto in un progetto del Fai per fare da guida ai turisti nel Museo di mineralogia della Federico II durante la domenica delle palme. Qualcosa però non ha funzionato, come raccontano gli studenti, secondo l’agenzia DireGiovani.

Gli studenti dell'Istituto Vittorio Emanuele di Napoli durante le ore di alternanza scuola lavoro con il Fondo ambiente italiano hanno esposto un cartellino di protesta, astenendosi dall’attività e protestando: ora rischiano la non ammissione agli esami. "L'alternanza scuola lavoro così non funziona", dice Virginia a DireGiovani, studentessa e membro del collettivo Vittorio Emanuele. "Non ce l'abbiamo col Fai, il problema non è l'ente, la protesta l'avremmo fatta verso chiunque. Noi rivendichiamo il nostro diritto allo studio, al tempo libero e a stare in famiglia". Domenica scorsa in tutta Italia era la giornata Fai durante le quali i volontari guidano le persone nei musei aperti. Oltre ai volontari tradizionali però, anche gli studenti in alternanza. I ragazzi, si legge sul comunicato pubblicato su Facebook, avevano manifestato la volontà di non partecipare alla giornata già un mese fa perché solo il giorno prima sarebbero tornati dal viaggio d'istruzione. In risposta, scrive DireGiovani, sarebbe stato detto loro che il tutor dell'alternanza ne avrebbe tenuto conto a fini valutativi, quindi i ragazzi, che sono del quinto anno, sono stati "costretti" ad andare. "Nonostante ciò non abbiamo rinunciato ad esprimere il nostro pensiero che manifestiamo da sempre nei cortei e nelle assemblee: l'alternanza scuola/lavoro è sbagliata. Sbagliata perché il lavoro per sua definizione è retribuito, perché questo lavoro non è riconosciuto, visto che gli adulti ci dicono che dovremmo ringraziare per l'opportunità dataci e in ultimo non formativo perché la maggior parte delle volte non attiene a quello che studiamo", sottolinea Virginia.

Gli studenti tornano in piazza contro l’alternanza: "No sfruttamento, servono risorse per l'istruzione" 

“Una nota disciplinare e il sette in condotta a fine anno per essersi rifiutati di lavorare gratis è quanto è stato minacciato agli studenti del liceo napoletano Vittorio Emanuele che hanno deciso di astenersi dallo sfruttamento in alternanza”, denuncia Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell'Unione degli studenti.

Secondo l’Unione degli Studenti, “è così che i privati entrano nelle scuole pubbliche per soddisfare i loro interessi e uccidere la libertà degli studenti, appropriandosi del diritto di parola sui percorsi di formazione dell'istruzione pubblica".

"Gli enti esterni non devono decidere sulla valutazione degli studenti e noi non possiamo più accettare di essere sfruttati e subire i ricatti di chi ci vuole asservire - dice Francesca Picci - Servono delle forti tutele per gli studenti che svolgono percorsi di alternanza scuola-lavoro, un codice etico che tuteli realmente gli studenti dai casi di sfruttamento e da tutte le iniziative illegittime che, sotto la presunta formazione nascondono l'utilizzo del lavoro gratuito degli studenti e delle studentesse".

Sulla pagina Facebook del collettivo del Vittorio Emanuele II il racconto di quella giornata:

Mentre svolgevamo il nostro lavoro di guide, al posto del cartellino FAI con su scritto che siamo degli studenti volontari, ne abbiamo messi alcuni fatti da noi per denunciare il fatto che fossimo non volontari ma obbligati per l’alternanza scuola-lavoro.
Abbiamo scoperto che è un metodo di protesta eccezionale e molto comunicativo: le persone, interessate, chiedevano ulteriori spiegazioni e quasi sempre si complimentavano. La delegata del FAI invece non la pensava allo stesso modo: ha provato a strappare il cartellino ad una ragazza, ci ha minacciati addirittura di non ammissione all’esame, dicendo che stavamo infangando le giornate FAI, che sarebbe stato meglio se ce ne fossimo andati, che quello non era sfruttamento. Ha chiamato la preside e i nostri professori, che si sono precipitati al museo e così le discussioni sono diventate sempre più accese. Intanto i visitatori ci davano ragione e hanno anche lasciato commenti positivi sui registri. 
Mentre domenica la cosa è finita con un paio di minacce, oggi lunedì la stessa delegata FAI è venuta a scuola a raccontare l’accaduto e a pretendere provvedimenti disciplinari. Alla docente tutor è stato detto di essere un’incapace e di non aver saputo gestire la situazione, e che i cartellini avrebbe dovuto farceli togliere subito. I nostri professori sono stati chiamati dalla preside e ci è stato comunicato che tutta la classe avrà una nota disciplinare e il 7 in condotta a fine anno.
Oltre al danno, insomma, anche la beffa: costretti la domenica in un museo e pure sanzionati per aver espresso dissenso. 

Sotto al post ragazzi protagonisti della protesta sono stati aspramente criticati da alcuni commentatori e sostenuti da altri, scrive DireGiovani.

"Ci sembra una reazione esagerata, abbiamo semplicemente manifestato il nostro pensiero, come facciamo da quando abbiamo iniziato l'esperienza dell'alternanza scuola-lavoro. Noi la viviamo e l'abbiamo vissuta in prima persona, così rispondiamo a chi ci critica. Anzi – conclude Virginia - aggiungiamo che in qualche modo siamo anche fortunati, a noi ha tolto solo tempo libero, per lo studio e in famiglia, mentre ci sono nostri coetanei che si sono fatti male guidando un muletto. Per noi è assolutamente sbagliata sia come concetto, ma soprattutto perché non rispecchia la formazione bensì un obbligo inutile".

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