Licei brevi con diploma in 4 anni: perché insegnanti e sindacati criticano il decreto

Cento classi con percorso scolastico ridotto di un anno a partire dal 2018. "Quali garanzie verranno fornite per assicurare le pari opportunità per tutti?", si chiedono gli insegnanti della Commissione scuola APEI. E l'Usb tuona: "Con un provvedimento del genere avremo tagli a cultura, istruzione, organici e cattedre"

FOTO ANSA/ LUCA ZENNARO

Con l’inizio del nuovo anno scolastico si aprono le candidature che porteranno alla scelta di cento scuole, indipendentemente dall'indirizzo, che istituiranno una classe che porti gradualmente al diploma in quattro anni, invece che nei canonici cinque. Una novità, quella del cosiddetto "liceo breve", che entrerà in vigore nell'anno scolastico 2018-2019. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha infatti firmato il decreto che espande la sperimentazione dei cosiddetti licei brevi (di quattro anni) dalle attuali dodici scuole a cento istituti su tutto il territorio nazionale.

Licei brevi, diploma in 4 anni: le critiche di sindacati e insegnanti

L’obiettivo di ridurre il percorso scolastico di un anno non è una novità. Negli anni passati in Italia si è parlato di accorpare scuola primaria e medie inferiori, di unire medie inferiori e superiori e da alcuni anni si insiste sul taglio di un intero anno di scuola negli istituti superiori. "Il mantra è sempre lo stesso - afferma il sindacato Usb Scuola - metterci al passo con l’Europa, dove i giovani finiscono la scuola un anno prima rispetto agli studenti italiani. In realtà il sistema europeo è tutt’altro che omogeneo, vi sono paesi in cui la scuola termina a 18 anni, che però hanno un sistema in cui la scuola “media” si prolunga fino a 15/16 anni (sul modello anglosassone), ma vi sono paesi, tra cui quelli del Nord, in cui il percorso termina a 19 anni. In altri paesi dipende poi dal tipo di scuola scelto (in Germania, ad esempio)".

Se dunque il quadro europeo è così variegato, perché insistere tanto sull’abbassamento dell'età in cui si consegue il diploma di scuola superiore? Per di più di fronte a un tasso di disoccupazione giovanile che davvero non sembra incoraggiare un ingresso anticipato nel mondo del lavoro? Il sindacato risponde così:

"A noi sembra evidente che lo scopo è sempre lo stesso e accomuna tante cosiddette novità, dall’alternanza scuola lavoro, al proliferare di progetti e “collaborazioni” coi privati e il mercato, alla didattica per competenze: ridurre il tempo-scuola e abbassare il livello di istruzione complessivo della popolazione scolastica. Produrre cittadini sufficientemente istruiti e specializzati, ma non educati a pensare. Ridurre i saperi e aumentare le “competenze”, creare manodopera a diverso livello di specializzazione, disponibile a lavorare alle condizioni dettate dal mercato, manodopera non in grado di produrre pensiero critico sull’esistente, cittadini inermi di fronte ad ogni cambiamento peggiorativo delle loro condizioni di vita e lavoro. Ogni provvedimento degli ultimi 20 anni, dalla riforma Gelmini alla L. 107, alle leggi delega di quest’anno, va in questa direzione. È necessario anche sottolineare che ridurre di un anno il tempo della scuola porterà ad accentuare ancora di più il gap tra gli studenti che provengono da famiglie abbienti, in grado di garantire ai figli esperienze, cultura, conoscenze e gli studenti che queste possibilità non hanno, indebolendo ulteriormente il ruolo di ascensore sociale che la scuola pubblica e statale ha avuto per molti anni".

Licei brevi, diploma in 4 anni: aumento del monte ore ed effetti sui lavoratori 

"Quanti posti di lavoro potrebbero perdersi?" Dopo la firma del decreto sui licei brevi, Usb Scuola si sofferma anche sui lavoratori del comparto chiedendosi quali effetti potrebbe avere un provvedimento del genere sull'organico docente. "Troviamo davvero inquietante l’idea di aumentare il monte ore annuale da 900 a 1050, dopo che per anni tutti i ministri succedutisi al dicastero dell’istruzione hanno lavorato al taglio delle ore di scuola giornaliere con la scusa dell’eccessiva fatica che quel numero di ore avrebbe comportato per gli studenti. Improvvisamente il problema non esiste più? Sorvoliamo sulla pretesa di concentrare l’alternanza scuola-lavoro nei periodi di vacanza, ovvero sull’ulteriore aggravio di lavoro per studenti e docenti". "Alla luce di tutto questo - conclude Usb Scuola - invitiamo i collegi docenti a bocciare tali sperimentazioni, prive di valore pedagogico, ma utili al progetto di smantellamento del sistema scolastico pubblico e statale in favore della scuola azienda funzionale al mercato".

Spunti di riflessione e critiche arrivano anche dalla Commissione scuola APEI, l'Associazione pedagogisti ed educatori italiani che ha redatto un documento subito dopo la firma del decreto ministeriale sulla sperimentazione dei licei brevi. Gli insegnanti della Commissione scuola - che ha il compito di esaminare le proposte del governo, dialogare con le commissioni parlamentari e fare proposte sulle riforme della scuola - valutano positivamente una possibile equiparazione ai tempi dei percorsi scolastici previsti in altri Paesi europei che li vedevano avvantaggiati rispetto alla durata della formazione scolastica. Tuttavia gli insegnanti fanno sei richieste di chiarimento "prioritarie". Eccole:

1 - Quali garanzie verranno fornite per assicurare le pari opportunità per tutti, sia rispetto alla tipologia dell’istituzione scolastica (licei, istituti tecnici e professionali) sia rispetto agli studenti ai quali viene offerta l’opportunità del percorso quadriennale (e, quindi, l’ingresso  “anticipato” nel percorso universitario e nel mondo del lavoro)?

2 - Con quali criteri verranno selezionati gli studenti nel caso ci sia un eccesso di richiesta: solo i più meritevoli dal punto di vista del profitto in uscita dalla scuola secondaria di 1 grado? Pensiamo che non sarebbe né equo né oggettivamente valido ai fini della valutazione del percorso quadriennale, in quanto non si terrebbe conto della reale composizione della popolazione scolastica.

3 – Come affrontare l’eventuale rischio del ripristino di una logica meritocratica e selettiva  e dell’esclusione a priori, dalla sperimentazione, dei possibili “candidati” alla dispersione scolastica? Che ne sarà di quella politica dell’inclusione che ci vede, dal punto di vista normativo, i più avanzati in Europa, oltretutto nell’anno del 50° anniversario della morte di Don Milani, l’antesignano dell’inclusività non solo a livello nazionale?

4 – Come evitare che prevalga ancora la logica del risparmio e dell’adeguamento all’efficacia del modello competitivo europeo? Quale parte avrà la specificità italiana in ambito educativo-pedagogico anche in considerazione della dichiarazione UNESCO del 2000 - Dakar sul principio dell’educazione per tutti a partire dai primi ordini e gradi dell’istruzione scolastica, per garantire il soddisfacimento dei bisogni educativi di tutti i giovani e degli adulti attraverso un accesso equo a programmi di istruzione e formazione lungo tutto l'arco della vita?

5 - Come è possibile riformare un ordine scolastico superiore senza rivedere il percorso precedente, in modo tale da introdurre quegli approcci socio-pedagogici e didattici che  attuando la personalizzazione del processo di insegnamento-apprendimento, consentano l’accesso all’istruzione superiore quadriennale anche ai Gianni di Don Milani , in un ambito che attualmente vede, nel corso dei 5 anni, un aumento della dispersione e una strage fatta di bocciature? In effetti all’età di 13-14 anni, cioè al momento del passaggio alle scuole secondarie di secondo grado i “giochi” sono già fatti per i “Gianni” e per i “Pierini”.

6 - Di quali criteri di valutazione pedagogica e scientifica si doterà il Comitato scientifico regionale e nazionale che valuterà gli esiti della sperimentazione? Saranno previsti docenti senior e pedagogisti di provata esperienza che inquadrino le problematiche della formazione tenendo presente che la qualità della formazione stessa dei futuri studenti e cittadini del mondo: a) inizia a 0 anni e non a 14 anni; b). deve essere orientata a migliorare tutti gli aspetti della qualità dell'istruzione e assicurare a tutti l'eccellenza affinché tutti possano raggiungere  risultati visibili e valutabili, specialmente nel leggere, scrivere e contare e in altre abilità essenziali per vivere?

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