Scuola, ponti e scioperi rischiano di regalare quasi dieci giorni di stop

Ponte del 25 aprile e del 1 maggio, cosa hanno deciso le scuole? Il 2 e 3 maggio c'è anche sciopero

Ponti e scioperi rischiano di far sospendere le attività didattiche in diverse scuole per quasi dieci giorni. E' lo scenario che si prospetta guardando il calendario in vista delle festività del 25 aprile e del 1 maggio, insieme alla notizia dello sciopero indetto per il 2 e 3 maggio

"Super-ponte" per il 25 aprile

La festa della Liberazione quest'anno cade di mercoledì. Le scuole possono scegliere di non fare ponte, per non perdere giorni di insegnamento e attività, come pure possono decidere di chiudere lunedì 23 e martedì 24 (facendo tornare tutti in classe da giovedì 26 aprile) oppure allungare le vacanze andando a coprire il weekend successivo fino al 1 maggio, che cade di martedì. Al momento, secondo ScuolaZoo, gli studenti resteranno sicuramente a casa il 23 e 24 aprile in Liguria.

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1 maggio, scatta il ponte 

Molte scuole hanno optato per il ponte del 1 maggio, restando chiuse lunedì 30 aprile e riaprendo direttamente mercoledì 2 maggio. Queste le regioni che hanno già decretato il ponte per il 1 maggio: Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Trentino Alto Adige, Basilicata, Calabria, Puglia, Molise, Abruzzo, Campania, Umbria. 

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Scuola, sciopero il 2 e 3 maggio

Saese e Anief hanno indetto uno sciopero per il 2 e 3 maggio sulla vertenza delle maestre senza laurea escluse dalle graduatorie da una sentenza del Consiglio di Stato e contro gli aumenti di soli 85 euro previsti dal nuovo contratto e non ancora versati sul conto dei docenti. 

Per le scuole che hanno deciso il "super-ponte" si rischia così che le lezioni restino sospese addirittura per quasi dieci giorni.  Si tratta del terzo sciopero in quattro mesi, che segue i due già realizzati da inizio anno: quello dell’8 gennaio, a ridosso della sentenza in adunanza plenaria del Consiglio di Stato, cui ha fatto seguito lo sciopero del 23 marzo nel giorno d’insediamento delle Camere. 

Il nuovo sciopero è stato indetto lo scorso 24 marzo dal sindacato SAESE (Sindacato Autonomo Europeo Scuola ed Ecologia), che si è detto “totalmente contrario ai provvedimenti politico legislativi del governo in ambito scolastico” e ha chiesto la “permanenza nelle GaE, in base al punteggio acquisito, dei maestri diplomati e riaperture delle GaE per tutti i docenti in possesso di abilitazione (diplomati magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002)”. La proclamazione è stata già ratificata, il 28 marzo, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica.

Alla protesta ha poi aderito nei giorni scorsi il sindacato ANIEF che, oltre ad appoggiare la battaglia sui diplomati magistrali esclusi dalle Gae, chiede di “trasformare i quasi 100mila posti degli organici di fatto in cattedre vacanti, quindi da collocare in quelle di diritto”, “allineare gli stipendi almeno all’aumento del costo della vita” e “reperire dei finanziamenti per il nuovo contratto, visto che l’accordo raggiunto all’Aran ad inizio febbraio per quello 2016/18 ha prodotto aumenti insignificanti, dello 0,36% per il 2016, dell’1.09% per il 2017 e del 3,48% per quest’anno”.

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