Un giorno dedicato alle foreste, per capirne l’essenzialità

Il direttore del Dipartimento Foreste della Fao, Eduardo Mansur, ci spiega l’importanza di fissare una giornata per ricordare a tutti quanto la salute dei polmoni del mondo ci riguardi da vicino

© FAO/Giulio Napolitano

Nella ricorrenza della Giornata Internazionale delle Foreste Earth Day Italia intervista Eduardo Mansur, direttore del Dipartimento Foreste della FAO.

Dottor Mansur, il 21 marzo si è celebrata la seconda Giornata Internazionale delle Foreste. Ad un anno dall'introduzione di questa celebrazione avete riscontrato un maggior impegno da parte dei singoli governi sulla strada della protezione dell'ecosistema forestale?
Dedicando una giornata alle foreste, le Nazioni Unite le hanno poste in una nuova prospettiva sottolineando il ruolo del bosco al livello sia locale che globale e promuovendo una presa di coscienza internazionale che si rinnova ogni anno il 21 marzo. Queste celebrazioni aiutano a tenere alta la tensione e a far capire al grande pubblico perché le foreste sono essenziali per la vita e per lo sviluppo sostenibile del nostro pianeta.

Nella giornata dell'anno scorso la FAO ha lanciato l'obiettivo "Deforestazione Illegale Zero" nel contesto del dibattito post-2015, come antidoto importante al problema della fame nel mondo. In che cosa esattamente consiste il fenomeno della deforestazione illegale? E come vanno le cose a un anno di distanza, c'è già qualche risultato?
Deforestazione illegale è il termine usato per tutte quelle pratiche appunto illegali legate alla trasformazione dell'uso della terra forestale in un uso diverso dal bosco senza una pianificazione e un'autorizzazione legale. Possono essere collegate alla filiera del legno, alla raccolta, lavorazione, marketing e distribuzione di prodotti forestali.
È chiaro che il cambio dell'uso forestale della terra per un uso diverso è quello che comporta la maggior parte della deforestazione. Può causare enormi danni all'ambiente, alle popolazioni e alla biodiversità. Un esempio per tutti è la funzione dei boschi nel contrastare i cambiamenti
Il professor Josè Graziano da Silva, Direttore Generale della Fao, lo scorso anno ha lanciato un appello per combattere la deforestazione illegale che per citare alcune delle conseguenze più ovvie porta al degrado dell'ambiente, alla perdita della biodiversità della disponibilità d'acqua, di legno e mette a rischio la sicurezza alimentare della gente che vive nelle foreste e nei loro pressi. La deforestazione aumenta anche significativamente l'impatto delle catastrofi naturali.
Mentre da un lato principalmente nelle zone tropicali, si continua a perdere copertura forestale, stiamo registrando un significativo aumento dei boschi, per esempio, in paesi come Cina, Costa Rica, Uruguay e tanti altri. Questa è la prova che si può recuperare il bosco quando esistono le condizioni sociali e la volontà politica per farlo.

Tra il 2000 e il 2012 sono scomparsi 230 milioni di ettari di alberi dal nostro pianeta. Il problema riguarda principalmente aree del Sud America, del Centro Africa e del Sud Est asiatico, mentre i paesi maggiormente industrializzati stanno mettendo in campo politiche di preservazione. Sembra quasi che l'attenzione all'ambiente sia un lusso per paesi ricchi. È così?
No. E' importante guardare alle cause della deforestazione, i paesi in via di sviluppo sono più a rischio deforestazione per motivi che è importante capire.
In generale hanno bassa tecnologia per l'utilizzo sostenibile della terra quindi hanno bisogno di espandere l'area agricola per aumentare la produzione alimentare e la povertà tante volte obbliga la gente ad usare il bosco come fonte di reddito. Se l’utilizzo si fa in modo sostenibile, ossia con un'attenta gestione del bosco, questa non è una minaccia, però quando l'uso del bosco si fa in forma illegale o senza le valutazioni tecniche necessarie il risultato è quella deforestazione che noi vogliamo combattere.
La conservazione non è e non deve essere vista come un lusso, ma è il risultato della conoscenza e dell'uso sostenibile delle risorse naturali. I paesi che hanno investito nel recupero delle coperte forestali hanno visto i benefici, il Costa Rica è passato dal 25% al 56% di copertura forestale, non di monocultura, ma restaurando boschi naturali e questo ha creato un grande valore economico per il paese.
In altri paesi come la Germania, l'Austria e gli Stati Uniti, il settore forestale contribuisce molto al prodotto interno lordo quindi i governi hanno interesse a promuovere la gestione delle foreste in maniera sostenibile.
Dobbiamo lavorare per far capire che le foreste possono essere un driver per lo sviluppo e che hanno una funzione economica rilevante oltre a una funzione sociale e ambientale molto significativa.

Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2014 anno dell'agricoltura familiare. Coltivatori diretti, allevatori e piccoli pescatori rappresentano oltre il 40% della forza lavoro del pianeta e contribuiscono per oltre due terzi alla produzione alimentare mondiale. Nel 2050 la popolazione mondiale potrebbe superare i 9 miliardi di persone. L'agricoltura familiare può sopportare questa crescente richiesta di cibo?
L'anno dell'agricoltura familiare è stato proclamato dall'assemblea generale delle Nazioni Unite che poi ha scelto la Fao per guidarne le attività in collaborazione con i governi e altre organizzazioni interessate.
Senza dubbio l'agricoltura familiare è molto importante per la nutrizione e la diversità dei prodotti alimentari e può continuare sicuramente a contribuire in modo significativo a nutrire la popolazione del mondo.
L'agricoltura intensiva in larga scala si concentra sulla produzione industriale di alcuni cibi principali come il mais, il riso, il grano, etc, ma l'agricoltura familiare ci garantisce la qualità, la sostenibilità e la varietà; certo, dobbiamo lavorare per garantire che la filiera produttiva sia equa eliminando l'alto numero di intermediari e garantendo un compenso giusto ai piccoli produttori.
Un altro tema chiave è la riduzione degli sprechi: già adesso il mondo potrebbe sfamare 9 miliardi di persone se si eliminassero le perdite lungo tutta la filiera produttiva, che sono almeno 1/3 della produzione totale, cosa inaccettabile. Inoltre dobbiamo migliorare la maniera in cui ci nutriamo, troppo alto è il consumo di alimenti poco nutritivi o ricchi di fattori che favoriscono lo sviluppo di patologie, questo non serve per l'alimentazione umana; non possiamo accettare di avere tanta denutrizione da una parte, ma neanche tanti obesi dall'altra.

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