Green economy ed Enti Parco, Gubbiotti: “Si raccolga la sfida ambientale”

Gestire i parchi in tempo di crisi e con poche risorse impone strategie in grado di costruire sviluppo locale sostenibile. Ne abbiamo parlato con il Commissario Straordinario di RomaNatura

Turismo e agricoltura, cibo di qualità, ospitalità diffusa e recettività sono le vere scommesse che, se potenziate, contribuiranno a rilanciare l’occupazione. Maurizio Gubbiotti, in qualità di Commissario straordinario dell’Ente RomaNatura, ha spiegato il decisivo ruolo dei parchi nella green economy.

Che cos’è Roma Natura e a cosa serve?

È un Ente parco istituito a metà degli anni Novanta che ha la particolarità di tenere insieme tutti i Parchi che sono sul territorio romano, in un unico Ente: in totale, quindi, quattordici parchi più una riserva marina, quella delle Secche di Tor Paterno di Capocotta.

Qual è attualmente il ruolo attribuito agli Enti Parco nella green economy? E quale potrebbe essere?

Gli Enti parco sono la parte di gestione e nascono con una mission ben precisa che è quella di salvaguardare la biodiversità del nostro Paese. Oggi però questo deve affiancarsi a un protagonismo dei parchi capace di costruire sviluppo locale sostenibile che raccolga la sfida ambientale.

In particolare, in termini di occupazione e di attrattiva turistica?

Certo, devono rappresentare un luogo di lavoro per le guardie parco, per quel che riguarda l’educazione ambientale, anche tramite visite guidate, ma non solo: valore aggiunto devono essere le attività che si svolgono dentro i parchi.  Se pensiamo a Roma Natura, e stiamo parlando di 16mila ettari tutti sul territorio romano, esistono realtà imprenditoriali anche molto grandi: aziende agricole, B&B, alberghi diffusi. Esiste quindi una componente di settore privato che esercita attività imprenditoriali in questi territori.
Se il Parco riesce a porre dei disciplinari in più a queste attività riesce a essere un valore aggiunto per queste realtà, gli mette delle regole in più che garantiscono la sostenibilità anche dei prodotti al tempo stesso li promuove, il parco è capace anche, oltre all’occupazione tradizionale, di mettere in moto circoli virtuosi dove la green economy scende in campo.

Si investe a favore degli Enti Parco? Quale sarebbe il loro valore economico se fossero fatti investimenti?

I parchi oggi, non solo a Roma, ma in tutto il Paese, escono da periodi molto difficili: sono stati relegati un po’ alla marginalità e sono stati un po’ abbandonati rispetto a un periodo, di dieci anni fa, durante i quali il protagonismo dei parchi era forte. Questa situazione di crisi è sicuramente responsabilità della politica che governa il territorio e che non ha investito, ma in alcuni casi è anche responsabilità dei parchi stessi, che sono diventati un  po’ autoreferenziali allontanandosi dal rapporto con le persone e con i territori.

E come si può rilanciare il ruolo dei Parchi?

Servono due cose: da una parte i piani d’assetto approvati, tutti gli strumenti che servono al parco per poter decidere e rapportarsi con gli operatori e capire quali sono le attività compatibili in base alle zone. Contemporaneamente c’è bisogno di più risorse, perché in questi anni sono diminuite, non tanto per i parchi nazionali, soprattutto per i ragionali. Ad esempio RomaNatura è stata penalizzata tantissimo in questi anni.

Quali le ragioni di mancati finanziamenti privati, intoppi burocratici?

Bisogna crederci e in questi ultimi ci si è creduto meno. Ci sono tantissimi privati disposti a investire, però per far sì che questo davvero avvenga, non solo devi dargli certezze di regole, ma una burocrazia molto meno pesante. Per esempio come Ente Parco RomaNatura, abbiamo bisogno di piani d’assetto – strumenti che permettono di dare un nulla osta con cognizione di causa e diverso da zona a zona - approvati dalla Regione Lazio, nel momento in cui non vengono approvati (e siamo molto indietro) valgono le norme di salvaguardia più restrittive e quindi, paradossalmente, il privato viene quasi penalizzato.

Come bisogna intervenire?

Oggi basta mettere in campo questi strumenti; a quel punto il privato sarà particolarmente interessato, perché potrà realizzare degli interventi che hanno sempre un valore aggiunto.
Su questo parlano i dati, si è visto che come aumenta il valore della casa se a ridosso di un parco percepito come bello e importante, ci guadagnano le produzioni che lì dentro si svolgono. Nonostante il ritardo rispetto a questo le realtà sono comunque tantissime: il 40% circa del territorio di Roma Natura è agricolo, non come vocazione: le aziende presenti producono a chilometro zero, in filiera corta e offrono vendono diretta. Quindi turismo e agricoltura, cibo di qualità, ospitalità diffusa e recettività sono le vere scommesse, in parte già in campo, che possono essere potenziate, e che possono riaprire una stagione di rilancio dell’occupazione.

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