Federico: “Riconsiderare gravità dello stato occupazionale in Italia”

Il Presidente del comitato scientifico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile punta il dito contro la crisi economica che considera non vicino alla fine. E spiega il bisogno di contrastare un’economia di tipo brown, “l’opposto di green!”

Toni_Federico_Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

Fondazione per lo sviluppo sostenibile ed ENEA hanno presentato, alla fine del mese scorso, il Rapporto sulla Green Economy 2013 giunto alla sua seconda edizione. Quest’anno il Rapporto affronta anche il panorama internazionale, partendo da un excursus storico-economico che, dalla crisi del ’29 arriva ai giorni nostri, e fornisce un’ampia illustrazione delle proposte per un Green New Deal formulate dall’UNEP e dall’OCSE, le prospettive per l’affermazione della green economy in Europa, nonché le difficoltà e le potenzialità dell’Italia, prendendo in esame le esigenze di investimenti pubblici e privati, gli effetti sull’occupazione e le riforme indispensabili. Ne abbiamo parlato con Toni Federico, Presidente del comitato scientifico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile

Che cos’è il Green New Deal?

Il Green new deal ha origine dalla definizione che fu data dall'intervento del presidente Roosevelt, durante la crisi del '29 per sanare una situazione che per gravità somigliava a quella che noi stiamo attraversando. Il Deal è un patto complessivo tra tutti i soggetti sociali e politici in cui si ridiscutono le basi sulle quali si svolge la convivenza civile e l'economia. Noi oggi abbiamo adottato, ma non solo noi, questa definizione dandogli l'aggettivo di green, perché non è più possibile certamente immaginare di rifar riprendere l'economia ne sulle basi su cui lavorava Roosevelt nel '29 ne su quelle che hanno causato la crisi della quale oggi siamo vittime.

Quest’anno si affronta anche il panorama internazionale. Sono diverse le prospettive oltre i confini nazionali?

Sono diverse in questo senso: il New Deal nacque come una iniziativa in vari Paesi, soprattutto anglosassoni, alle soglie  della crisi quando ci fu la più grave delle cadute finanziarie e bancarie. Fu proposto un New Deal che poi venne trasformato dall'Unep, il Programma delle Nazioni Unite per la Protezione dell'Ambiente, e fu lanciato a livello mondiale con l'intenzione di orientare le spese e gli investimenti che i Governi stavano per fare fronte alla crisi ormai evidente indirizzarle verso soluzioni che avessero una possibilità di continuare poi nel futuro a sostenere l'economia, per cui soluzioni green. 

Qual è la ricetta proposta per un New Deal che sia anche green da attuare in Italia?

Occorre riconsiderare tutti gli aspetti critici e in particolare la gravità dello stato occupazionale del nostro Paese, che non si risolverà nemmeno con questo primo inizio di ripresa. È necessario scegliere quelle che sono definite attività che, contemporaneamente alla produzione di beni e servizi, proteggano anche l'ambiente fortemente condizionato da un'economia di tipo brown. Brown è l'opposto di green: del tutto disinteressata ai danni che provoca, basti citare il caso dell'Ilva, la Terra dei Fuochi. Serve un'economia capace di produrre beni che rispettino le caratteristiche dell'ambiente.

Dal Rapporto emerge che i protagonisti del cambiamento risolutivo sono molteplici: decisori politici, imprenditori locali, cittadini, comunità scientifica. Tutti in egual misura?, e soprattutto come?

Sicuramente abbiamo un problema di Governance. Ma non solo di assetti politici, anche un problema di sensibilità culturali e di ritardo nell'acquisizione di prospettive e visioni che in questo momento nel mondo consentono di fronteggiare crisi economica e crisi occupazionale; quindi sociale e quelli della gravissima crisi ambientale.
Noi chiediamo a tutti, gli Stati generali della Green Economy sono nati per questo, un'assunzione di responsabilità. L'altro grande protagonista dello sviluppo economico del paese indubbiamente è il sistema industriale che produce beni e servizi. Tale sistema oggi ha difficoltà a collocare i prodotti sia sul mercato interno che su quello internazionale, anche se meno. È  importante che il governo orienti i suoi investimenti verso una Green Economy, e che il sistema industriale possa raccogliere questo messaggio e orientare i suoi massicci investimenti

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