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Coronavirus, quando le mascherine le produce un’azienda di cablaggi: la storia di Esam

L’azienda piemontese sta facendo la propria parte al tempo del Covid-19, convertendo parte della produzione in mascherine in tessuto

Una mascherina prodotta dall’azienda Esam

In una situazione di emergenza nazionale che mai avremmo pensato di vivere, la speranza si (ri)trova non solo nei numeri del contagio da Coronavirus - che migliorano sensibilmente giorno dopo giorno - ma anche e soprattutto nei racconti di chi sta cercando, nel concreto, di fare la differenza. Sono storie di persone e di aziende che hanno compreso profondamente la gravità dell’emergenza e che si sono messe a disposizione della comunità e degli ospedali in modo attivo, senza pensarci, riconvertendo in parte o interamente il loro business.

La storia di Esam

E’ questa la storia di Esam, impresa piemontese dedicata alla produzione di cablaggi per motori industriali dal 1997. E’ qui che Andrea Alessandria, il titolare, ha deciso di dare il suo contributo iniziando a dedicare parte dell’attività alla produzione di mascherine. “La decisione è nata da una necessità pratica” racconta il Dott. Alessandria “cercavo disperatamente le mascherine per i miei dipendenti e non era facile trovarle. Nel frattempo sono venuto a conoscenza di un’azienda che aveva deciso di convertire la produzione di camici per le mascherine; l’ho contattata e, insieme al titolare, abbiamo deciso di unire le forze. Loro ci avrebbero fornito il materiale. Ho quindi sostenuto un importante investimento e mi sono messo all’opera”.

Elisabetta e l’arte del cucito

Dopo l’idea, quello di cui aveva bisogno Andrea era una risorsa dotata di manualità: l’ha trovata in Elisabetta, assunta in staff leasing con Adecco e originariamente addetta al cablaggio elettrico, ma anche in grado di cucire, grazie ad una sua pregressa esperienza nel settore tessile. La proposta è stata immediata, come spontanea la sua reazione: “Sapevo di fare qualcosa di buono, io stessa avevo problemi a reperire mascherine come tutti, ero a conoscenza del problema reale. Sapevo cucire, ho capito che avrei potuto essere utile”. E così è stato: Elisabetta si è subito messa al lavoro e ha iniziato a cucire mascherine, spinta dal desiderio di contribuire ad un fine quanto mai nobile. “Vedere gli oggetti che lavoro prendere forma è una grande soddisfazione: per me è stata anche l’occasione di riavvicinarmi all’arte del cucito, una mia grande passione mai sopita”.

Le mascherine a prova di allergia

Le mascherine prodotte dalla Esam sono composte da cotone garzato, anallergico, in modo che il contatto con la pelle non crei alcun tipo di problema. L’elastico, come racconta Elisabetta, è senza lattice, per evitare il rischio di allergia, mentre la parte esterna è composta da una membrana microporosa che permette lo scambio di aria filtrata. Una volta terminato, ogni prodotto viene trattato e disinfettato, ed è lavabile fino a 15 volte.

A chi sono destinate le mascherine prodotte? “Attualmente abbiamo un contratto di collaborazione con un’azienda, Laboratori Evento, a cui forniamo per conto terzi le mascherine, mentre parallelamente ne stiamo creando una nostra, internamente, dedicata esclusivamente ai bambini, che avrà un filtro simile a quello dei respiratori polmonari e che seguirà l’iter per essere certificata dall’Istituto Superiore di Sanità” commenta Alessandria. “Sarà quindi un prodotto a nome Esam”.

Il ruolo centrale di Adecco

Intanto, la produzione di mascherine in tessuto è aumentata a tal punto che il titolare ha avuto necessità di allocare altre tre risorse: quattro in totale, di cui due assunte direttamente da Esam e due (di cui una, appunto, è Elisabetta) in staff leasing con Adecco. E’ proprio la partnership con la società di ricerca e selezione del personale che si è rivelata vincente in questo progetto: “Il Dott. Alessandria ha chiesto a noi di ricollocare Elisabetta, originariamente addetta al cablaggio elettrico, e di spostarla su questa utile mansione. Poco dopo ci è arrivata un’altra richiesta simile per un’altra risorsa” commenta Laura Di Maio, della filiale Adecco di Collegno, che conclude: “Aiutarli, per noi, è stato ovviamente un grande motivo di orgoglio: abbiamo convertito il ruolo di Elisabetta e abbiamo anche trovato una nuova risorsa, avendo modo di conoscere meglio lo spirito imprenditoriale di Andrea”.

Una magia ai tempi del Covid-19

Una collaborazione, quella tra Esam e Adecco, in grado di creare una vera magia, per dirla con le parole di Andrea: “La società ha trovato la persona giusta al momento giusto, e in questo momento storico non era per nulla scontato”. Che cosa potrebbero fare, allora, le aziende che vogliono dare un contributo fattivo durante l’emergenza? “Ogni realtà ovviamente è a sé, sicuramente in questo periodo storico è venuto fuoriemerso il vero spirito imprenditoriale italiano, che si traduce nella capacità di trovare opportunità anche in situazioni difficili come quella che stiamo vivendo. Al momento esistono infinte possibilità, nuove e inesplorate, per aiutare cittadini e imprese. Ovviamente, e ci tengo a sottolinearlo, occorrono le idee ma occorrono anche i mezzi per realizzarle: aiuti economici e supporto delle istituzioni, in questo senso, sono fondamentali”.

Un investimento a lungo termine, quello di Andrea e della sua azienda, perché anche nella cosiddetta fase 2 avremo tutti bisogno, quotidianamente, dei dispositivi di protezione. E di chi continuerà a produrli, per garantire quella sicurezza indispensabile per una prima parvenza di normalità. Il termine ultimo non è dato saperlo: settimane o mesi, non vogliamo dire anni. Un dato è certo: fino alla fine dell’emergenza.

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