Chiese aperte dal 18 maggio, moschee dal 25: tutte le regole e le novità

Le regole per limitare il più possibile il rischio di contagio sono molto chiare: igienizzanti agli ingressi, divieto di accesso per chi ha febbre superiore ai 37,5 gradi, distanziamento sia all'ingresso in chiesa sia durante la funzione. L'Ucoii ha deciso di tenere chiuse moschee e sale preghiere fino a dopo Eid al-Fitr, fine del Ramadan

Da oggi 18 maggio riprendono le messe. Le regole per limitare il più possibile il rischio di contagio sono molto chiare: igienizzanti agli ingressi, divieto di accesso per chi ha febbre superiore ai 37,5 gradi, distanziamento sia all'ingresso in chiesa sia durante la funzione. Si è però deciso anche di introdure altre istruzioni: confessione con la mascherina, comunione distribuita con dal sacerdote con i guanti sulle mani (e non bella bocca) del fedele, assenza di coro. Il protocollo è stato firmato lo scorso 7 maggio dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese e dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. 

La Conferenza episcopale italiana (Cei) lo scorso 8 marzo aveva "accolto" il decreto che sospendeva "le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri". La Cei l'aveva definito un "passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli", assicurando però la "volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica". Che cosa cambia in concreto da oggi per le altre funzioni? Tra le molte indicazioni, il protocollo dispone - per le messe, ma anche per battesimi, matrimoni e funerali - di "ridurre al minimo la presenza i concelebranti e ministri, che sono comunque tenuti al rispetto della distanza prevista anche in presbiterio".

"Può essere prevista la presenza di un organista, ma in questa fase si ometta il coro". Il documento prevede che "si continui a omettere lo scambio del segno della pace". La distribuzione della Comunione avverrà dopo adeguata igiene delle mani e con guanti monouso. Le eventuali offerte del tradizionale "cestino" che passa di mano in mano non devono più essere raccolte durante la celebrazione, ma attraverso appositi contenitori, che possono essere collocati agli ingressi o in altro luogo. Le cresime sono rinviate. La confessione deve avvenire "in luoghi ampi e areati", e sacerdote e fedeli "indossino sempre la mascherina". Il protocollo contiene una lunga serie di misure dettagliate. E si conclude con tre "suggerimenti", tra cui quello di messe all'aperto con la bella stagione ormai alle porte: "Ove il luogo di culto non è idoneo al rispetto delle indicazioni del presente protocollo, l'ordinario del luogo può valutare la possibilità di celebrazioni all'aperto, assicurandone la dignità e il rispetto della normativa sanitaria". Inoltre, "si ricorda la dispensa dal precetto festivo per motivi di età e di salute", e dunque anziani e malati possono tranquillamente saltare la messa della domenica. La salute è più importante.

Continueranno dove possibile le trasmissioni delle celebrazioni in modalità streaming, come avvenuto largamente dall'inizio della pandamia da coronavirus, "per la fruizione di chi non può partecipare alla celebrazione eucaristica". Papa Francesco, da parte sua, ha deciso di interrompere la diretta streaming delle sue messe ma ha raccomandato: "Per favore, andiamo avanti con le norme, le prescrizioni che ci danno per custodire così la salute di ognuno e del popolo".

Moschee chiuse fino al 25 maggio

E per quel che riguarda le moschee? L'Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii) "sconsiglia" la partecipazione alle preghiera collettive in moschea o in sala di preghiera a "persone che soffrono di malattie immunodepressive; persone che abbiano malattie e complicazioni di salute pregresse; anziani sopra i 70 anni d'età; bambini fino a 14 anni". L'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia è la più diffusa e radicata associazione islamica italiana. Essa riunisce 153 associazioni sia territoriali che di settore e gestisce circa 80 moschee e 300 luoghi di culto non ufficiali

Dopo la firma di un protocollo con il Governo, la scorsa settimana, l'Ucoii ha pubblicato le nuove linee-guida rivolte ai diversi centri islamici presenti nel paese per preparare la riapertura in tutta sicurezza. La riapertura è possibile, per l'esecutivo, già da oggi, come per tutte le altre fedi, a partire dalla Chiesa cattolica, ma l'Ucoii, ricorda il documento, "consultandosi con i suoi centri aderenti", ha deciso di "tenere chiuse le moschee e le sale preghiere fino a dopo Eid al-Fitr" che conclude il mese di Ramadan. Di fatto, una settimana di chiusura a partire da oggi: "Quindi a partire dal 25 maggio 2020 potranno riaprire le moschee e le sale preghiere gradualmente. Questa guida è uno strumento utile per le varie comunità islamiche italiane al fine da facilitare la riapertura in sicurezza". L'Ucoii fa sapere che "la mancata ottemperanza alle disposizioni del protocollo siglato e sopra indicato ha delle ripercussioni penali gravi ed il legale rappresentante ne risponde in prima persona" e sottolinea altresì che "qualora si verificassero dei problemi con partecipanti o fedeli, è necessario chiamare tempestivamente le autorità di pubblica sicurezza per l'identificazione e la tutela dei frequentanti e della comunità stessa".

Le linee-guida sono rigorose e elencano innanzitutto tutte le misure da prendere per preparare la riapertura in moschee e sale di preghiera: "Igienizzare tutti i locali, in particolare i tappeti, nel caso non sia possibile, si raccomanda di rimuovere i tappeti. Igienizzare gli oggetti avendo cura di rimuoverli, compresi Corani e libri. Preparare le sale di preghiera e/o spazi esterni con segnaletiche visive a terra che rispettino la distanza frontale e laterale di 1m (capienza massima al chiuso 200 persone - 1.000 all'aperto). Facilitare i flussi dei partecipanti distinguendo 2 corridoi: uno riservato all'entrata e uno per l'uscita. Durante l'entrata e l'uscita si raccomanda di tenere le porte aperte per favorire un flusso più sicuro ed evitare che porte e maniglie siano toccate. Rifornirsi di materiale igienico-sanitario: mascherine, gel igienizzante, guanti, dispositivi di protezione individuale. Si consiglia l'utilizzo di teli di plastica usa e getta sui tappeti".

Coloro che partecipano alle preghiere "sono tenuti a indossare mascherine e rispettare la distanza di almeno 1m", si legge ancora nelle linee guida. "E' vietato ogni assembramento sia all'ingresso dell'edificio che all'interno. E' vietato l'ingresso per chi è stato in contatto con persone positive a SARS-CoV-2 nei giorni precedenti; chi ha sintomi influenzali/respiratori; chi ha una temperatura corporea pari o superiore ai 37,5 C".

Per pregare nella sala in moschea "ogni fedele dovrà venire con il proprio tappetino personale (già igienizzato), si raccomanda di svolgere l'abluzione nel proprio domicilio. Per la gestione delle scarpiere si consiglia l'utilizzo di calzari di plastica o la sistemazione delle scarpe nelle file in base all'ordine di entrata. Ogni fedele dovrà rispettare la segnaletica indicata per la distanza di 1 metro. Alla fine della preghiera si raccomanda l'uscita in modo ordinato per evitare assembramenti, partendo dalle ultime file della sala. Dopo ogni preghiera bisogna igienizzare i tappeti e i locali". La preghiera del venerdì, sempre la più affollata, è quella che va affrontata con le maggiori precauzioni. L'Ucoii raccomanda "più turni di preghiera igienizzando dopo ogni turno", di "ridurre il più possibile la durata di Khutbat al-Jumuaa, il sermone del Venerdì". E "nel caso la comunità islamica non sia in grado di rispettare le indicazioni, la moschea/sala di preghiera dovrà rimanere chiusa".

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