Ansia da post-lockdown, gli italiani temono il contatto: 5 consigli per gestire lo stress

Non sarà semplice tornare alla routine lasciata fuori la porta di casa prima della quarantena. La paura più diffusa quella del contatto con gli altri

Fase 2, la paura più diffusa è il contatto con gli altri

Tutti smaniosi di uscire e ora che mancano pochi giorni alla Fase 2 crescono ansia e incertezze. Lunedì 4 maggio inizierà un graduale allentamento delle misure di contenimento per il coronavirus, ma riacquistare la libertà - dopo quasi due mesi di quarantena - non è così semplice. Per indagare lo stato d'animo della popolazione, l'Eurodap (Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico) ha promosso per l'Adnkronos Salute un sondaggio a cui hanno partecipato 734 persone di ambo i sessi. Ebbene, il 73% confida che sarà molto difficile tornare alla solita routine e solo il 7% si dice positivo e sicuro che tornerà tutto alla normalità; il restante 20% ammette che avrà qualche difficoltà, ma è fiducioso. La principale paura è quella generata dal contatto con gli altri (81%), che inevitabilmente inciderà nella ripresa delle attività sociali e lavorative.

Il 76% afferma comunque che riprenderà i normali contatti sociali, con le dovute precauzioni e una certa diffidenza. La stragrande maggioranza dei partecipanti (87%) si è detta convinta che probabilmente 'nulla tornerà come prima'. "Il nostro cervello impiega circa 21 giorni a modificare un'abitudine e dall'inizio del lockdown ne sono passati decisamente di più. Ciò vuol dire che la maggior parte degli italiani ha avuto modo di 'abituarsi' a una nuova modalità di gestire le proprie giornate, il proprio tempo e la quotidianità in generale - spiega Eleonora Iacobelli, psicoterapeuta, presidente Eurodap e responsabile trainer Bioequilibrium - Se all'inizio non era raro assistere alla manifestazione di stati d'ansia e panico generati dal senso di oppressione e frustrazione dovuti alla chiusura, ad oggi non vanno sottovalutate le stesse manifestazioni sintomatiche riguardo alla riapertura, che, tra le altre cose, porta con sé anche una serie di paure ed incertezze".

"Il quadro psicologico che si prospetta alla riapertura non è roseo - aggiunge Iacobelli - Si denota una componente ansiosa, sfiducia nella capacità di adattamento a nuove modalità relazionali, oltre che una preoccupazione inerente all'emergenza socio-economica. Potrebbero infatti essere molto diffusi stati d'ansia, attacchi di panico, fino ad arrivare alla manifestazione di un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress, soprattutto per gli operatori sanitari, per chi è stato colpito dal coronavirus o ha perso qualcuno a causa della malattia. Data la difficile situazione - annuncia - l'Eurodap (www.eurodap.it) ha promosso un'iniziativa di supporto psicologico a titolo gratuito".

Quali possono essere alcuni consigli utili per prepararsi al futuro tenendo a bada ansia e stress?

1) Attenersi alle informazioni fornite dalle sole fonti istituzionali;

2) Evitare di parlare esclusivamente di coronavirus;

3) Sforzarsi di riacquisire una buona socializzazione, seppur con le dovute precauzioni;

4) Utilizzare il tempo a disposizione per riabituarsi alla routine (per esempio sforzarsi di svegliarsi allo stesso orario di quando si andava a lavoro);

5) Non aver paura di chiedere aiuto qualora se ne abbia necessità. "Più a lungo la sintomatologia viene ignorata, maggiori sono le possibilità che diventi cronica. E' indispensabile avere la possibilità di elaborare lo shock per ripartire con una nuova consapevolezza e maggiore sicurezza in noi stessi e nelle nostre capacità", conclude Iacobelli.

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