Coronavirus, la rivincita dei piccoli negozi: così gli italiani li hanno riscoperti

Abitudini di spesa cambiate nei mesi del lockdown. Molti hanno riscoperto i piccoli negozi di quartiere, preferendoli alle grandi catene. Ed è boom di donazioni e volontariato

Foto archivio Ansa

I mesi del lockdown per l'emergenza coronavirus hanno cambiato le abitudini di spesa degli italiani: sono più di 8,6 milioni i cittadini che hanno riscoperto i piccoli negozi sotto casa, secondo quanto emerge da un'indagine che Facile.it ha commissionato all'istituto di ricerca mUp Research in collaborazione con Norstat. Una sorta di "rivincita" dei piccoli negozi, proprio nelle ore in cui l'Antitrust ha avviato un'indagine sui rincari avvenuti nel periodo di lockdown, chiedendo informazioni a numerosi operatori della grande distribuzione "per acquisire dati sull'andamento dei prezzi di vendita al dettaglio e dei prezzi di acquisto all'ingrosso di generi alimentari di prima necessità, detergenti, disinfettanti e guanti, per individuare eventuali fenomeni di sfruttamento dell’emergenza sanitaria a base dell’aumento di tali prezzi".

Nel dettaglio, il 19,7% degli italiani, corrispondenti a 8.655.000 individui, ha modificato le proprie abitudini di acquisto, riscoprendo i piccoli negozi di quartiere, preferendoli alle grandi catene. Un po' per evitare le lunghe file davanti ai supermercati più grandi, un po' per dare una mano ai piccoli commercianti. A scegliere i market sotto casa anziché spostarsi verso grandi supermercati sono stati soprattutto i residenti nei grandi Comuni (23,6% fra chi vive nelle città con oltre 250mila abitanti), i rispondenti all'indagine del Sud e delle Isole (24%) e quelli con età compresa tra i 55 e i 64 anni (24,3%).

Nello specifico, quasi un italiano su cinque (18,3%), ha cercato di sostenere i negozi del proprio quartiere anche attraverso le consegne a domicilio, percentuale che sale al 24% fra i rispondenti con età superiore ai 54 anni, cioè una fetta della popolazione corrispondente a poco meno di 3.150.000 individui.

Il boom di donazioni e volontariato

L'indagine ha messo poi in evidenza come gli italiani si siano dedicati a sostenere chi era in difficoltà e lo abbiano fatto in molti modi diversi. Tra le attività cui gli italiani si sono dedicati maggiormente per aiutare le persone in difficoltà ci sono proprio libere donazioni e volontariato; il 17% dei nostri connazionali (7.450.000 individui circa) ha contribuito economicamente a raccolte fondi promosse da enti pubblici o soggetti privati. Ad averlo fatto sono soprattutto i giovani appartenenti alla fascia d'età 18-24 anni (21,3%) e le donne (18,8% rispetto al 15% fra gli uomini). Le donazioni, tuttavia, non sono state solo economiche, ma anche di beni di prima necessità dati direttamente a persone in difficoltà. Hanno scelto questa via il 13,6% degli intervistati, pari a 5.945.000 individui, percentuale che sale al 19,1% fra i rispondenti con un'età compresa tra i 65 e i 74 anni, fino a raggiungere il 20,2% nel Sud e nelle Isole.

Secondo l'indagine, poi, il 14,8% degli italiani (6.500.000 persone) si è offerto di fare personalmente la spesa al posto di anziani, di chi si trovava in situazione di bisogno o, anche, non poteva uscire di casa. Ad averlo fatto sono state soprattutto le donne (17,9% vs 11,6% fra gli uomini) e i rispondenti appartenenti alla fascia di età 45-54 anni (18,3%). Bello notare come l'emergenza coronavirus abbia dato nuova linfa anche al volontariato: sono quasi 1,4 milioni (3,2%) gli italiani che hanno cominciato a farlo presso enti o associazioni impegnate nell'emergenza, valore che raggiunge il 5,2% fra i rispondenti con un'età compresa tra i 45 e i 54 anni.

Infine, emerge dallo studio, il 10,5% degli italiani ha dichiarato di aver contribuito a rendere più "leggera" la situazione mettendo gratuitamente a disposizione del prossimo le proprie competenze personali o professionali. In particolare, sono i liberi professionisti ad essersi dati da fare: il 16,4% di costoro ha offerto le proprie competenze, anche se a distanza. C'è chi ha fatto ripetizioni via chat per aiutare i ragazzi che si sono trovati a gestire da soli necessità scolastiche; idraulici che hanno guidato le riparazioni via web o elettricisti che, attraverso una videochiamata, sono riusciti a risolvere i problemi.

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