La chimica al servizio dell'ambiente: ricerca, attività e innovazioni

Metodi innovativi per la bonifica delle acque ed estratti vegetali per uso farmaceutico: ecco alcune delle attività del gruppo di ricerca lucano coordinato dal Prof. Bufo

L’inquinamento è un tema quanto mai attuale, in Basilicata così come nel resto del mondo. Da tempo le attività di ricerca sono orientate alla creazione di tecniche e strumenti adeguati per agire efficacemente in termini di prevenzione, salvaguardia e ripristino ambientale. Si pone in quest’ottica il lavoro ventennale del Prof. Sabino Aurelio Bufo, docente ordinario di Chimica agraria in servizio al Dipartimento di Scienze dell’Università della Basilicata. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare le molteplici attività di ricerca svolte in ambito territoriale, nazionale e internazionale e i progetti in cantiere per il prossimo futuro.

Professore può raccontarci di che cosa si occupa il suo gruppo di ricerca? 
La nostra attività di ricerca si snoda in differenti aree applicative, in particolar modo è concentrata sull’individuazione di metodi innovativi a basso costo basati su processi e materiali naturali nanoingegnerizzati per la purificazione e il riciclo di acque reflue urbane e industriali, incluse le acque di processo. Come attività collegata ci occupiamo poi dell’identificazione e caratterizzazione chimico-biologica di prodotti della trasformazione e degradazione di sostanze primarie d’uso farmacologico, fito-farmacologico, cosmetico, industriale e domestico, e di metaboliti secondari estratti da piante di ampia diffusione per uso farmaceutico e fito-farmaceutico.

Quali sono le applicazioni pratiche della sua ricerca che pensa possano interessare interlocutori industriali e soggetti terzi in genere?
Tutte le linee di ricerca seguite dal gruppo di lavoro hanno ricadute pratico-applicative con un ottimo valore del rapporto costo/beneficio. Per esempio il riuso dell’acqua in uscita dagli impianti municipali per il trattamento delle acque reflue fognarie è inibito dalla persistenza di molte sostanze tossiche organiche e non-organiche resistenti ai trattamenti classici, nonché dalla permanenza di cariche batteriche pericolose e di parassiti. La ricerca offre strumenti pilota da industrializzare in scale up per la purificazione degli effluenti secondari urbani per un più sicuro riciclo agricolo e industriale, con l’ambizione di acquisire la completa potabilità. I nostri trattamenti consentono il  riciclo di acque industriali che presentano cariche di sostanze contaminanti di notevole entità, come i detergenti, gli idrocarburi, gli olii, i grassi, le cere, i residui chimici e farmaceutici.

L’importanza dell’attività scientifica perseguita è da ritenersi valida anche nella sintesi di prodotti commerciali: per qualsivoglia uso, infatti, è necessario determinare la presenza di impurezze non volute e la formazione di sostanze di trasformazione e degradazione dei prodotti primari per evitare di mettere in commercio prodotti con una composizione diversa da quella dichiarata. Sono state, infine, già sviluppate tecniche innovative di bio-bonifica di materiali lapidei di pregio, basate sull'uso di "biocidi organici" naturali, oltre ad essere stati testati estratti vegetali per soppiantare l’uso di pesticidi di sintesi.

Un’attività scientifica, quella descritta, che spesse volte ci ha coinvolto in applicazioni del tutto inaspettate: mi riferisco per esempio a una circostanza in cui, per testare l’efficacia di estratti vegetali da utilizzare come insetticidi, abbiamo avuto la necessità di sviluppare tecnologie di micro osservazione che ci hanno permesso di registrare anche un elettrocardiogramma per insetti! Ci stiamo attrezzando per nano-neuro tecniche.

Quante persone compongono il suo gruppo di ricerca? Ha già attive relazioni nazionali o internazionali con gruppi con cui collabora?
Il mio gruppo di ricerca è composto da uno staff stabile di 6 persone oltre me, ossia un dottorando, tre ricercatori, un professore associato e un collaboratore tecnico. Alcuni collaboratori sono coinvolti su specifiche attività progettuali e, all’occorrenza, sono attivate delle collaborazioni a contratto.
Nel corso della mia lunga attività di ricerca si sono consolidate numerose collaborazioni sia con centri di ricerca che con aziende di settore.

Posso citare, in particolare, la società NOVUS S.r.l. di Brindisi, azienda specializzata in tecnologie per il trattamento delle acque; il CNRS-Hydrosciences Montpellier, un’unità di ricerca francese impegnata a prevedere in che modo i cambiamenti climatici e le attività umane influenzano le risorse idriche nel Mediterraneo e nelle regioni tropicali; lo Spanish National Research Council (CSIC-IRNAS), impegnato in attività di ricerca sull'uso e la conservazione delle risorse naturali suolo-pianta-acqua, concentrandosi principalmente sui problemi derivanti dal loro sfruttamento in aree aride e semi-aride; il Dipartimento di Biologia dell’Università Adam Mickiewicz in Polonia per lo sviluppo di micro e nano tecniche.

In questo suo percorso, come T3 Innovation le è stato utile e su quali aspetti?
T3 Innovation ci ha supportati nell’individuazione di alcune realtà imprenditoriali lucane, potenzialmente disposte a collaborare con il gruppo di ricerca sullo sviluppo di tecnologie di Water Management, applicabili tanto alle acque di falda quanto alle acque reflue. L’obiettivo è stato quello di individuare nuovi partner da affiancare a quelli già individuati per sottoscrivere una call Horizon 2020. Successivamente a tale selezione preliminare sono stati realizzati degli incontri finalizzati a presentare la nostra proposta progettuale e verificare eventuali possibilità di interazione e coinvolgimento.

Come vede la sua attività nel prossimo futuro? Quali sono i prossimi step che intende perseguire?
È in corso una collaborazione con un gruppo di ricerca polacco interessato ad utilizzare estratti vegetali per combattere alcune specie di insetti che costituiscono una minaccia per numerose varietà vegetali. In particolare è stata richiesta la nostra collaborazione per la selezione e caratterizzazione di estratti vegetali da utilizzare come pesticidi, in grado di colpire esclusivamente gli insetti dannosi per le colture, salvaguardando quelli “benevoli”, come per esempio le api. Un’altra attività che stiamo svolgendo riguarda l’utilizzazione delle medesime sostanze per la pulizia di manufatti lapidei.

Tale attività ha suscitato l’interesse del Ministero dei Beni Culturali, in quanto si propone come soluzione innovativa per la salvaguardia dei monumenti storici. Da poco più di un anno, infine, sono stato nominato Visiting Professor presso il Department of Geography, Environmental Management & Energy Studies dell’Università di Johannesburg (Sud Africa) dove sto guidando un gruppo di ricerca locale per un programma triennale che riguarda il ripristino della qualità delle acque dei fiumi.

In Evidenza

I più letti della settimana

  • È lucana la prima piattaforma online dedicata alla compravendita dei biglietti elettronici: Ticketeasy.it

  • Come creare una startup innovativa di successo: 5 consigli concreti

  • "DDMRP": cos'è e perchè le aziende devono tenere d'occhio questa metodologia

  • Nasce il Real Time Ecosystem Museum, per condividere idee, soluzioni e competenze

  • Proprietà intellettuale: tutto ciò che c'è da sapere sulla tutela delle idee

Torna su
Today è in caricamento