Perché la guerra in Siria mette a rischio la finale di Champions

Dopo il saluto militare della nazionale turca l'Uefa sta valutando possibili sanzioni, senza escludere l'ipotesi di cambiare la sede della finale di Champions, prevista per il 30 maggio a Istanbul. Intanto su Twitter dilaga l'hashtag #NoFinaleChampionsaIstanbul

Il saluto militare dei giocatori della nazionale turca (FOTO ANSA)

Mentre continuano gli attacchi della Turchia sul territorio siriano, stanno facendo molto discutere i comportamenti dei calciatori della nazionale turca, autori dei saluti militari al termine del match giocato contro l'Albania. Un gesto che aggiunge benzina sul fuoco delle polemiche, innescate anche dai messaggi pro-Erdogan condivisi sui social dai calciatori che militano nel campionato italiano, come Demiral della Juventus, Under della Roma e Calhanoglu del Milan. 

Così il conflitto tra le milizie turche e curdi, che sta avvenendo al confine tra Turchia e Siria, rischia di avere ripercussioni anche sul mondo del calcio, con l'Uefa pronta a prendere provvedimenti: "Bisognerà visionare tutto il materiale prima di decidere ma sono assolutamente possibili sanzioni a federazioni o a singoli tesserati". Michele Uva, vicepresidente Uefa, avverte dai microfoni di 'Radio Anch'io Sport': "Il momento politico non è dei migliori e il calcio non può far finta di nulla su ciò che sta succedendo. Ci sono regole precise che devono essere rispettate, la violazione di queste porta a sanzioni".

Perché la guerra in Siria mette a rischio la finale di Champions

In attesa di possibili provvedimenti nei confronti dei calciatori turchi, a preoccupare ancora di più i vertici dell'Uefa è la prossima finale di Champions League, che da calendario dovrebbe giocarsi proprio ad Istanbul il prossimo 30 maggio. All'ultimo capitolo della coppa dalle grandi orecchie manca ancora molto tempo, ma se il conflitto dovesse continuare in questi termini, non è escluso che l'Uefa decida di cambiare località per la finale della competizione. Un argomento su cui il vicepresidente Uefa ha preso tempo: ''Tutte le cose vanno viste e discusse revocare una finale è un atto forte dal punto di vista sportivo, siamo ancora nelle condizioni di parlarne. Adesso è prematuro valutare, ma è chiaro che con il Comitato esecutivo e il presidente valuteremo". 

Guerra in Siria, su twitter spopola l'hashtag #NoFinaleChampionsaIstanbul

E intanto, tra le tendenze di Twitter, appare l'hashtag #NoFinaleChampionsaIstanbul. Moltissimi i commenti degli utenti: "Questo dovrebbe essere un imperativo", "mi sembra il minimo!", "fermate questo scempio", "fuori rosa tutti quei calciatori turchi che fanno il saluto militare", "magari tramite lo sport riusciremo a dare un segnale" e "in mezzo a tanto male, sembra una banalità: ma #NoFinaleChampionsaIstanbul è un segnale".

Petizione del Pd: "No alla finale di Champions in Turchia"

No alla finale di Champions league a Istanbul. Lo chiede una petizione lanciata 'on line' dai deputati del Pd Andrea Rossi, Luca Lotti, Patrizia Prestipino e Flavia Piccoli Nardelli.

"Vogliamo farci portavoce nei confronti del presidente della UEFA Aleksander Ceferin e dei membri del comitato esecutivo, a partire dal vicepresidente Michele Uva, della richiesta di trasferimento della sede della finale di Champions League, calendarizzata il 30 maggio 2020, a Istanbul, allo Stadio Olimpico Atatürk, a causa degli evidenti problemi di violazione di diritti umani che si stanno verificando dopo l'attacco turco alle regioni siriane e al popolo curdo", si legge nel testo.

"Nelle prossime ore chiederemo sostegno al governo italiano e alle istituzioni europee: la politica ha il compito di farsi interprete e protagonista della richiesta di indicare un'altra sede per una delle manifestazioni calcistiche più importanti a livello europeo e internazionale", prosegue la petizione.

"Il calcio e lo sport sono importanti strumenti di sensibilizzazione per le nostre comunità; in questi anni è stato fatto tanto per cercare di educare giocatori, tifosi e appassionati nel rispetto dei diritti umani, coinvolgendo le società sportive e per formare una generazione che sia attenta nei confronti dell'avversario, che sia esso sul campo di gioco che sugli spalti", scrivono i firmatari. "Per questi motivi l'influenza mediatica, economica e culturale di una manifestazione come la Champions League non può essere collegata a questa guerra, perpetuata nei confronti del popolo curdo. Una guerra che nasce dalla inaccettabile decisione della Turchia di attaccare le regioni siriane in cui proprio i curdi, in questi anni, hanno combattuto contro l'ISIS", spiega il documento.

"Quello curdo è un popolo coraggioso che ha avuto un ruolo da protagonista contro il terrorismo islamico, ed oggi è sotto attacco da uno stato sovrano che ha dichiarato guerra su presupposti di egemonia territoriale. La nostra richiesta nasce dalla necessità di dare un segnale forte all'Europa e al mondo sportivo", sottolinea la petizione.

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