Perché gli sceicchi investono montagne di soldi nel calcio europeo (ma snobbano l'Italia)

I fondi sovrani dei Paesi del Golfo hanno ormai messo le mani da tempo sul calcio europeo. Cosa spinge "gli arabi" a investire nel mondo del pallone? Perché l'Italia e la Germania sono rimaste fuori dal mirino di emiri e sceicchi? Ci sono anche forti motivazioni geopolitiche dietro quest'improvvisa passione per il calcio?

Mansour, proprietario del Manchester City

La proprietà di Manchester City e Paris Saint Germain. Le mega sponsorizzazioni di Arsenal, Real Madrid e Barcellona. Gli arabi (o meglio, i fondi sovrani dei Paesi del Golfo) hanno ormai messo le mani sul calcio europeo: capacità di spesa illimitata, grandi ambizioni, inevitabili successi sportivi e qualche delusione presto dimenticata. Tutto grazie al petrolio, la principale fonte economica degli Emirati, di cui sono garantite riserve per decenni. Cosa spinge "gli arabi" a investire nel mondo del pallone? Perché l'Italia e la Germania sono rimaste fuori dal mirino degli emiri? Ci sono anche motivazioni geopolitiche dietro quest'improvvisa (e dispendiosa) passione degli sceicchi per il calcio?

ARSENAL DAL 2004 - E' stata Emirates Airlines ad aprire la strada. La compagnia aerea di bandiera dell'Emirato arabo di Dubai è di proprietà del governo. Quando è apparso chiaro a chiunque nei primi anni Duemila che la Premier League inglese era destinata a diventare il campionato più bello, ricco e seguito al mondo, i Paesi del Golfo si sono mossi di conseguenza. La sponsorship Emirates-Arsenal inizia nell’ottobre 2004 quando Emirates firma con la società londinese un contratto di sponsorship per un valore di 100 milioni di sterline. L’accordo prevede la sponsorizzazione del nuovo stadio della squadra londinese per 15 anni. Lo stadio, costato 390 milioni di sterline e con capacità di 60mila posti viene chiamato Emirates Stadium. Nel 2006 Emirates diventa per otto anni main sponsor del Club e il logo “Fly Emirates” compare sulle magliette della squadra. Nel dicembre 2012 la compagnia rinnova con l’Arsenal un nuovo accordo di sponsorizzazione del valore di 185 milioni di euro, fino al termine della stagione 2018-19.

LA SVOLTA NEL 2008 - La svolta si ha con la crisi economica del 2008, con la contemporanea debolezza delle banche europee e la necessità dei fondi sovrani del Golfo Persico di smobilitare ingenti capitali in valuta straniera, investendoli in tutto l’Occidente.

IL MONDO EMIRATES -  "Continuiamo a vedere il valore strategico delle nostre sponsorizzazioni nel mondo dello sport”, ha spiegato ai media lo sceicco Ahmed bin Saeed Al Maktoum, presidente e amministratore delegato di Emirates, "e la nostra sponsorizzazione con l’Arsenal non è diversa. Il club è stato un importante fattore di crescita dell’attività aziendale negli ultimi dieci anni. Questa collaborazione conferma la perfetta combinazione di due marchi veramente globali". Il portafoglio di sponsorizzazioni sportive di Emirates comprende organizzazioni, squadre ed eventi di altissimo profilo tra cui Asian Football Confederation, AC Milan, Paris Saint-Germain, Amburgo SV, Real Madrid, Olympiacos FC, Arsenal Soccer Schools Dubai, Emirates Cup e Zain Saudi Professional League.

CASCATA DI SOLDI SU MANCHESTER - La quantità di soldi investiti dai fondi sovrani arabi nel calcio che conta è impressionante. E dopo le sponsorizzazioni il passo succesivo, inevitabile, è stato l'acquisto di grandi società in declino. Nel 2008 il Manchester City, glorioso club finita nelle secche di metà classifica, viene ceduto all'Abu Dhabi United Group del principe emiratino Mansur bin Zayd Al Nahyan (che oggi oltre ai Citizens ha altre tre squadre: New York City, Melbourne City e Yokohama Marinos). Lo sceicco di Abu Dhabi è tra le persone più ricche al mondo e grazie a lui il Manchester City torna a competere ad armi pari con il Manchester United, che sin dall'inizio degli anni Novanta sotto la guida di Sir Alex Ferguson aveva dettato legge anche ben al di fuori dei confini della città.

ITALIA E GERMANIA "SNOBBATE" - Come mai questi fondi sovrani hanno snobbato fino a oggi il calcio italiano? Come scrive EastonLine l’Italia è "fuori dal giro per ragioni prettamente economiche. Oltre a riscuotere sempre meno seguito all’estero, e a non avere stadi di proprietà (con l’eccezione Juventus), il calcio italiano sconta anche le diverse problematiche che vanno ben al di là del settore. Uno degli ostacoli principali è costituito infatti da un sistema fiscale e contributivo e giudiziario considerato tra i meno incentivanti in Europa". Solo il Milan, come detto, per ora si gode i 100 milioni della pluriennale sponsorizzazione con Emirates. Ma non c'è traccia di società di calcio italiane su cui abbiano messo gli occhi ricchi investitori del mondo arabo sunnita. Secondo un'altra interpretazione invece il problema dell'Italia è "religioso": siamo un paese cattolico, sede del Vaticano e questo striderebbe con la religione musulmana dei possibili investitori: chiacchiere da bar, senza riscontro. In Bundesliga invece sono state le normative stringenti a fare da deterrente: nessun investitore privato può possedere più del 49 per cento delle quote di un club, e ai fondi sovrani con capacità di spesa illimitata piace avere le mani libere.

BARCELLONA E REAL MADRID - La grande liquidità a disposizione dei Paesi del Golfo Persico non avrebbe mai potuto lasciare indifferenti i due più importanti club del mondo, Real Madrid e Barcellona: sono sponsorizzate rispettivamente da Emirates Airlines e da Qatar Airways, con contratti da centinaia di milioni di euro. Il Barcellona si era sempre rifiutato di far comparire uno sponsor sulla propria maglia: i soldi qatarioti hanno rapidamente fatto cambiare idea alla dirigenza blaugrana.

QATAR, PSG E MONDIALI - Da qualche anno infatti il piccolo emirato del Qatar ha dimostrato un enorme interesse per il calcio: nel 2022 ospiterà addirittura i Mondiali - assegnati tra le polemiche (accuse di corruzione, pressioni economiche, denunce sul lavoro minorile) - mentre il Paris Saint-Germain è dal 2010 è di proprietà di una società fondata dall’emiro Tamim bin Hamad al-Thani, capo di stato del Qatar. Il Qatar, considerato più "moderno" dell'Arabia Saudita, ha con Riyad un legame strettissimo: è un partner economico e politico molto ambito da cui farsi rappresentare nei consessi internazionali. La penetrazione del mondo islamico nello sport di alto livello in Francia (paese con quasi 7 milioni di musulmani su 68 milioni di abitanti) è concentrata ovviamente quasi esclusivamente a Parigi, città che il Qatar attraverso il suo fondo o con altre società di fatto "possiede": grandi alberghi, centri commerciali, palazzi di lusso, svariati progetti immobiliari. Lo sport aiuta a dare "un’immagine rassicurante" di quella che secondo alcuni è un'invasione finanziaria.

MOTIVAZIONE POLITICHE -  Il primo decennio di questo secolo è stato caratterizzato nel mondo arabo a livello politico dall’affermarsi dell’influenza sciita: da Hezbollah in Libano, passando per l’Iraq post-Saddam, fino alla Siria pre-guerra civile, alleato di ferro dell’Iran. Oggi invece assistiamo al rafforzamento del potere sunnita nel mondo arabo. E anche il calcio è volente o nolente parte di questa strategia. In un'epoca in cui non apparire significa non esistere, la visibilità assicurata dalle più importanti e prestigiose squadre di calcio del mondo (che hanno milioni di tifosi in tutti e cinque i continenti) garantisce un'influenza a livello globale impareggiabile. Ma non solo: lo sport diventa anche una leva per creare ulteriori, infinite, nuove opportunità di business. Un esperto di Qatar, che ha chiesto l'anonimato, nel 2012 diceva al sito Play The Game: "Il Qatar ha bisogno di tutto questo per sopravvivere. Ha bisogno di essere in tutto il mondo per compensare la sua posizione geo-politica di vulnerabilità". Potere del calcio, l'unico sport giocato in ogni angolo del mondo.

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Commenti (1)

  • In Italia e altre nazioni investono in mattoni.

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