venerdì, 24 ottobre

I gol all'Olimpico, poi l'eroina: "l'altro" Schillaci, da calciatore a barbone

Il cugino di Totò adesso, a 51 anni dopo un passato da calciatore a ottimi livelli, è un senzacasa. Vive per strada, dorme nei treni. Zeman s'innamorò di lui ai tempi del Licata dei miracoli. Poi la Lazio, l'infortunio e l'eroina

Redazione 13 ottobre 2013
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PALERMO, di Alessandro Bisconti - In molti se lo immaginavano chissà dove, a sorseggiare whisky e parlare di pallone con gli amici, a godersi i suoi 51 anni, da qualche parte nel mondo. Invece Maurizio Schillaci, cugino di Totò, ex stella della Lazio negli anni Ottanta, vive per strada. Impossibile parlare di lui senza emozionarci. Perché Maurizio è stato un fenomeno del pallone palermitano. Bellissimo a vederlo, al punto che a Licata, dove fu il protagonista assoluto della scalata dalla C2 alla B, lo chiamavano "gazzella".

Un trequartista dalle caviglie piccole, dal tiro mortifero e dalla fantasia assoluta. Sorriso dolce e capelli lunghi: a 51 anni Schillaci ha perso tutto. Seppellito da mille disgrazie, ha conosciuto la cocaina, l'eroina, e vive da emarginato. E’ un senzatetto, un uomo senza lavoro né amici. E ha bisogno di aiuto. Vive per strada, nelle strade del centro, tra Vucciria e Ballarò. Dorme nei treni fermi alla stazione.  

Sino al 1986 la sua vita era perfetta. Lui, palermitano del Capo, era considerato da tutti più forte del cugino di Totò. Di lui s'era innamorato Zeman, che lo conobbe nel capoluogo e se lo portò a Licata. Maurizio esordì a Palermo, la sua città, a 18 anni. Due gol in quattro partite, l'esplosione col boemo, che lo vuole anche al Foggia. Poi la vita di Schillaci è precipitata in un buco nero. 

“Sul più bello sono passato dalle stelle alle stalle" ha raccontato. "Le mie stagioni migliori le ho vissute in B con Zeman. Segnavo gol a ripetizione. Poi è arrivata la Lazio. Era il mio periodo di grazia. Vivevo nel lusso, ho cambiato 38 auto, ho giocato nello stadio dei sogni, l’Olimpico. Contratto di 500 milioni per 4 anni. poi qualcosa non va per il verso giusto. I primi infortuni, gli stop. Poi scopro perché. Vado in prestito a Messina, là trovo mio cugino Totò. Tutti i giornali parlavano di noi, io e lui facevamo a gara a chi segnava di più. Ma la mia carriera in realtà s’è spezzata a Roma".

Tutta colpa di un infortunio mai curato. Da quel momento in poi Schillaci si ferma. Non riesce a mettere insieme dieci partite a stagione. Gioca e si rompe. La gente comincia a insinuare, lui conosce la depressione. La stella si spegne. "Quell'infortunio rimediato ai tempi della Lazio mi impediva di esprimermi al meglio. I medici hanno sottovalutato il problema, mi imbottivano di cortisone. Facevo poche partite e mi fermavo. Mi chiamavano il “malato immaginario” o il “calciatore misterioso”, perché ero sempre in infermeria. In realtà avevo un tendine bucato. A Messina si accorgono del problema, mi curano, ma la carriera era ormai volata via. Poi ho subito altre situazioni. Più brutte degli infortuni. Vado alla Juve Stabia, ormai ho 33 anni. E qui conosco la droga. La cocaina, poi l’eroina. Nel frattempo ho divorziato da mia moglie. Adesso passo le giornate pensando a racimolare qualcosa per mangiare e comprarmi le sigarette. Ma voglio trovare un lavoro e cambiare vita. Ricominciare”.

Marcello Schillaci
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8 Commenti

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  • Avatar anonimo di mauro giordano

    mauro giordano Brutta-brutta notizia. Nel mondo dello sport gli stop fisici troppo spesso incocciano gli stop psicologici ed è qui e così che nascono i drammi più inverosimili. Il CONI dovrebbe istituire uno staff di psicologi di sostegno. In bocca al lupo a Maurizio.

    il 13 ottobre del 2013
    • Avatar di Carlo Brancaleone

      Carlo Brancaleone Giusto, il CONI, con i nostri soldi, dovrebbe garantire uno staff di psicologi per questi poveri miliardari che hanno speso tutto per comprare "38 auto" in due anni e poi si sentono depressi. Io una cura ce l'ho, una grossa zappa pesante per dissodare la terra e un bellissimo tre route piaggio per sostituire le 38 auto....

      il 14 ottobre del 2013
  • Avatar di paul

    paul Ma perchè lo deve aiutare...perchè lo deve aiutare? Perchè accostarlo al campione? Che tristezza...il fratello del cognato del cugino di secondo grado di Schillaci si droga... così si fanno le notizie? Che andacce a cagare e a lavorare sto cugino del c...

    il 13 ottobre del 2013
  • Avatar di giovanna

    giovanna Purtroppo mi verrebbe da dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso, ancora oggi pensa a racimolare qualche cosa per mangiare e per comperarsi "le sigarette", queste sono proprio indispensabili.

    il 13 ottobre del 2013
  • Avatar di Rosalia

    Rosalia Con tutti i soldi che guadagnava giocando e l'assicurazione per l'infortunio,invece di sperperarli e drogandosi riducendosi ad un barbone,poteva investirli in qualche attività dato che faceva parte degli anni 80 chiamati davvero d'oro,poteva curasi a dovere per proteggere la sua carriera,invece a preferito le vie piu' corte bruciandosi tutto carriera soldi e dignità,e ora piange sul latte versato, Vuoi veramente ricostruire la tua vita? Allora imboccati le maniche cominciando dalla comunità,e appena sei davvero fuori da tutto riconquista la dignità e cio' che hai voluto di mano tua perdere,ma solo con le tue forze e senza avvelerti del nome di tuo cugino,chi è causa del proprio male pianga se sessi, Lo comprendevo se le difficoltà erano dovute alla vita,come tutti noi che OGNI GIORNO abbiamo problemi e difficoltà SU TUTTO,cerchiamo con tutte le forze di sopravivere fino all ultimo ogni santo giorno,quindi piangersi addosso non aiuta a risolvere i problemi Si reagisce con i fatti e non con le chiacchere.

    il 13 ottobre del 2013
  • Avatar di Bob

    Bob E il cugino non lo aiuta?.

    il 13 ottobre del 2013
    • Avatar di giovanna

      giovanna E chi ti dice che magari si è stancato di aiutarlo?

      il 13 ottobre del 2013
      • Avatar di Rosalia

        Rosalia Anche questo è vero

        il 13 ottobre del 2013