Dalla Provincia alla 'A': Sassuolo impazzisce di gioia ma il presidente continua a tifare Milan

Il numero uno Squinzi: "Il Sassuolo è finito in serie A e di questo sono molto felice, ma è piu» importante che l'Italia resti in serie A"

Da Cenerentola a principessa. La favola del Sassuolo si compie al Braglia. Una vittoria contro il Livorno e Sassuolo diventa la provincia più piccola a disputare un campionato di Serie A dal dopo guerra ad oggi. Il presidente del Sassuolo Giorgio Squinzi non sta più nella pelle: "Sono molto contento della serie A, è stato bello arrivarci dopo un campionato dominato praticamente dall'inizio alla fine quando comunque qualche stanchezza c'è stata. Il difficile arriva adesso". 

Il numero uno degli emiliani è anche presidente di Confindustria e ha parlato a margine di un incontro al Salone del Libro sul libro di Roberto Napoletano 'Promemoria italiano'. Ai giornalisti che gli chiedevano per chi tiferà quando il Sassuolo incontrerà sul campo il Milan, ha risposto: "Cercherò di essere il più neutro possibile, ma io sono e resto milanista".

Dopo una partita che sembrava non finire mai, e che solo al quinto minuto di recupero della ripresa ha sancito la serie A, a Sassuolo è suonato il campanone (uno dei simboli della cittadina emiliana, capitale mondiale delle piastrelle) e si è festeggiato fino a notte per il sogno realizzato. Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, proprietario del colosso Mapei e patron della squadra, non era allo stadio, ma ha festeggiato nel migliore dei modi il suo settantesimo compleanno. 

Lui, milanista fino al midollo, ha un sogno: portare il Sassuolo a San Siro a battere l'Inter. In ogni caso, per il Sassuolo, giocare a San Siro o all'Olimpico è già di per sè uno di quei sogni che, fino a una decina d'anni fa, era roba da Playstation. 

LA VITTORIA PROMOZIONE

Il futuro del Sassuolo ha già, almeno, un punto fermo nell'allenatore Eusebio Di Francesco, già confermato, con il compito di progettare una squadra che punti alla salvezza. Squinzi lascia intendere che non si abbandonerà a spese folli, in linea con quello che deve avvenire in Italia. 

La società è sana, ha le spalle forti e ci sono i presupposti per costruire una squadra che nella massima serie non sfiguri: ci sono giocatori, come il portiere Pomini e il capitano Magnanelli, che la serie A se la sono guadagnata cominciando dalla C2 e c'e il gioiellino Domenico Berardi, scoperto quasi per caso durante una partita di calcetto, che ora è desiderato da molti grandi club. 

Un altro nodo da sciogliere in fretta è quello dello stadio: visto che quello di Sassuolo non è omologato nemmeno per la B, la società potrebbe decidere di abbandonare il Braglia di Modena per traslocare allo stadio Città del Tricolore di Reggio Emilia. Intanto, però, c'è ancora qualche giorno per godersi in pieno un traguardo sfuggito per anni e stavolta centrato, anche se con qualche patema di troppo rispetto ad un campionato dominato. 

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