Storie Mondiali, 1934: nello stadio del 'Fascio' trionfa la Nazio-Juve

La manifestazione si disputò in Italia dal 27 maggio al 10 giugno 1934 e fu vinta dall'Italia, che in finale sconfisse per 2-1 la Cecoslovacchia

Dopo il successo, anche mediatico, avuto con i Mondiali del 1930 vinti dall'Uruguay, la Fifa aveva deciso la strada da intraprendere: la coppa del Mondo era destinata a grandi palcoscenici. Nel 1932, a Zurigo, la scelta fu fatta e la Federazione accolse la richiesta del governo italiano affidandogli l'organizzazione del secondo campionato mondiale di calcio. Benito Mussolini, che sin dagli inizi del regime aveva promosso lo sport e in particolare il gioco del calcio, anche a scopi propagandistici e nazionalistici ne era fiero.

Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste erano le città prescelte. Sembrava tutto perfetto, tranne che per una 'mancanza'. L'Uruguay campione uscente rifiutò di partecipare in risposta a quanto avvenuto nel 1930, quando molte delle nazionali europee, tra cui l'Italia, avevano declinato l'invito alla competizione per spese di viaggio e di soggiorno ritenute troppo alte. Insomma anche a quell'epoca le ripicche la facevano da padrone. 

Al secondo mondiale parteciparono quindi: Argentina, Austria, Belgio (grazie alla presenza di Langenus, sì l'arbitro che diresse la prima finale mondiale), Brasile, Cecoslovacchia, Francia, Paesi Bassi, Romania, Svezia, Svizzera, Ungheria, Stati Uniti, Spagna, Germania (con la bandiera raffigurante la svastica nazista), ovviamente l'Italia e, per la prima volta, un'africana, l'Egitto che nel girone di qualificazione eliminò la Turchia, che si ritirò prima di giocare il primo incontro, e la nazionale della Palestina/Eretz Israele che nel doppio confronto con gli egiziani perse 11 a 2. 

Nessuna squadra extra-europea, comunque, superò gli ottavi di finale. Gli occhi erano tutti per i padroni di casa dell'Italia il cui asse portante era costituito da giocatori della Juventus, la così detta Nazio-Juve. Combi, Monti, Bertolini, Orsi, Ferrari, Borel II erano gli alfieri di una super corazzata che passò alla storia, non solo per la vittoria finale, ma anche per un altro episodio. Italia, appunto, e Spagna pareggiano 1 a 1. Fu il primo segno X dei mondiali. Una gara controversa che alimentò il sospetto di possibili favoritismi alla squadra italiana nel corso del torneo, poiché era chiaro che il regime fascista avrebbe ben gradito la vittoria.

Si giunse quindi in semifinale contro l'Austria, la quale proveniva anch'essa da un incontro con l'Ungheria che il Commissario tecnico austriaco Hugo Meisl aveva definito "Una rissa, non una partita di calcio". L'Italia vinse 1 a 0 e in finale dovette affrontare la Cecoslovacchia. Ma come? Niente festa nazi-fascista?. E no, perché tale Oldrich Nejedly decise che all'ultimo ballo i tedeschi non poterono partecipare. L'ala sinistra della Cecoslovacchia con una tripletta affossò la Germania per 3 a 1.

>>> I GOL DELLA FINALE <<<

Era così deciso. Il 10 giugno del 1934 alle 17 e 30, l'arbitro svedese Ivan Eklind fischiò l'inizio di Italia-Cecoslovacchia. 50.000 spettatori gremivano gli spalti del Stadio del Partito Nazionale Fascista a Roma. "Italia, Italia" si cantava con il 'Duce' in tribuna ad ammirare la sua creatura. Sembrava una vittoria annunciata e facile. E invece. E invece il calcio è uno sport, non la guerra. La Cecoslovacchia, ad un quarto d'ora dalla fine della partita, va avanti con Antonin Puc, che diventerà poi miglior marcatore di sempre nella storia della nazionale cecoslovacca, fredda Combi: è 1 a 0. 

Lo Stadio del Partito Nazionale Fascista si ammutolisce e va in apnea. Sei lunghissimi minuti dopo arrivò il pareggio di Orsi. Si va ai tempi supplementari. Il terreno di gioco, manco a dirlo, è una fanghiglia. Al minuto 95' il destino chiamò e Angelo Schiavio, bolognese dalla faccia pulita, non si lasciò pregare: è gol! L'Italia vince 2 a 1. Benito Mussolini, in tribuna centrale, esulta come se avesse spinto lui in rete quel pallone.

Un trionfo che certificò il mito di Vittorio Pozzo, il primo a fare uso sistematico dei "ritiri". Riguardo alle critiche ricevute per aver convocato giocatori oriundi nel vittorioso mondiale del 1934, riferendosi al fatto che gli stessi prestavano servizio nell'esercito, disse: "Se possono morire per l'Italia, possono anche giocare per l'Italia".

In un'appassionata pagina Giorgio Bocca lo ricorda così: "Il commissario unico era un ufficiale degli alpini e un fascista di regime. Vale a dire uno che apprezzava i treni in orario ma non sopportava gli squadrismi, che rendeva omaggio al monumento degli alpini ma non ai sacrari fascisti". 

L'incasso totale derivante dall'organizzazione dei Mondiali fu di oltre un milione e mezzo di Lire di allora, una cifra davvero considerveole. La sera stessa della vittoria, i giocatori italiani ottennero, come premio per la vittoria, una busta, ciascuna contenente 20.000 Lire a testa.

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