Vialli torna a parlare del cancro: "La malattia? Non è stato facile"

L'ex attaccante di Sampdoria e Juventus ha ricevuto il premio 'Il bello del calcio' in memoria di Giacinto Facchetti. Un riconoscimento accolto con molta ironia: "Siete stati lì con i foglietti a decidere e avete detto: diamolo a Vialli quest'anno perché magari l'anno prossimo sarà troppo tardi"

Gianluca Vialli in occasione della consegna del premio dedicato alla memoria di Giacinto Facchetti "Il bello del calcio" (FOTO ANSA)

"Come va dopo il cancro? Non mollo, continuo a lottare ma adesso sto bene. E' stato un periodo non facile, ma mi ha insegnato molto. Adesso mi preparo meglio di quando giocavo a calcio, quindi credo che dovrete sopportarmi ancora a lungo": sono le parole di Gianluca Vialli, tornato a parlare della sua battaglia contro il tumore dopo aver ricevuto il premio 'Il bello del calcio' in memoria di Giacinto Facchetti. L'ex bomber di Samp e Juventus si è detto felice dell'assegnazione, che ha commentato ironizzando proprio sulla sua malattia: "Accetto con umiltà e orgoglio questo premio. So come è andata la scelta, siete stati lì con i foglietti a decidere e avete detto 'Diamolo a Vialli quest'anno perché magari l'anno prossimo sarà troppo tardi".

Il riconoscimento è stato consegnato all'ex attaccante e allenatore in occasione della tredicesima edizione del premio e del Candido Day, per un bilancio delle attività della Fondazione intitolata a Candido Cannavò. Padroni di casa Urbano Cairo, presidente di Rcs Mediagroup, e Andrea Monti, direttore de 'La Gazzetta dello Sport'. Protagonista sul palco Vialli, che ha ricevuto il premio 'Il Bello del Calcio' 2019 da Cairo ed è stato intervistato in diretta sul palco da Luigi Garlando, con un intervento di Roberto Mancini.

Vialli è apparso sorridente e spensierato in occasione della consegna del premio dedicato alla memoria di Giacinto Facchetti. L'ex calciatore sta meglio e lo si intuisce anche dalle sue battute: "Beh, ero veramente forte. Sono rimasto sorpreso, scioccato di aver vinto questo premio. Finora mi hanno detto che ero quello 'simpatico' poi ho visto che lo hanno dato anche a Zola e allora...."

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"Nella vita serve 'calling' la vocazione, la chiamata – ha proseguito Vialli, raccontando la sua esperienza personale - Avevo appena iniziato a camminare, ho dato un calcio al pallone e mi sono innamorato. Il talento non e' importante, lo è la continuità. Io al calcio devo tutto. Dalla prima macchina, alla verginità persa. Devo tutto". 

L'ultima battuta sulla situazione della Juventus, che continua ad accarezzare il sogno di alzare ancora una volta la famosa 'coppa dalle grandi orecchie: "Io ultimo juventino ad alzare la Champions League? All'inizio mi ha fatto piacere, adesso basta. Auguro a qualcuno di poterlo fare al più presto. Io vorrei essere ricordato come il capitano di una società che la Coppa dei Campioni la vince un anno sì e un anno no. Avrei preferito la foto di Buffon vicino alla mia rispetto a quella di Chiellini, che è comunque un grande giocatore". 

"L'importante  però - ha concluso scherzando - che non l'abbia alzata Ferrara": un ritorno all'ironia per Gianluca Vialli che fa certamente piacere a tutti gli amanti dello sport italiano, con la speranza che la malattia sia ormai un lontano ricordo. 

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