Perché Apple rischia una multa da centinaia di milioni di dollari

La Corte Suprema Usa ha dato il via libera alla class action contro Apple, accusata di sfruttare la propria posizione dominante per aumentare i prezzi delle app per iPhone

Guai per Apple (FOTO ANSA)

Brutte notizie per la Apple: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha autorizzato una gigantesca class action antitrust contro il colosso di Cupertino, dando parere positivo alla richiesta dei ricorrenti di poter dimostrare che Apple ha sfruttato la propria posizione di monopolista per aumentare i prezzi delle app per iPhone. Il procedimento, sottolineano i media Usa, è nelle sue prime fasi e sono ancora molti gli ostacoli legali da superare.

Tuttavia, i rischi per Apple sono evidenti, visto che i ricorrenti potrebbero ottenere una somma tripla rispetto ai danni eventualmente riconosciuti. I giudici della Corta hanno votato a maggioranza, 5 contro 4, con i due giudici nominati dal presidente Donald Trump, che si sono schierati su posizioni opposte. Brett Kavanaugh, che si è unito alla Corte lo scorso ottobre, si è schierato con la maggioranza, della quale fanno parte gli altri quattro giudici di orientamento più liberal. La decisione è arrivata con cinque voti a favore e quattro contrari, dando il via libera a una causa antitrust contro Apple, che rischia una multa di centinaia di milioni di dollari.

Neil Gorsuch, entrato a far parte della Corte nel 2017, ha votato con la minoranza. Apple, ricorda il New York Times, fa pagare una commissione del 30 per cento agli sviluppatori di software che vendono i propri prodotti attraverso l'App Store, impedisce loro di vendere le app attraverso altri canali e influenza anche il prezzo, imponendo che esso termini con 99 centesimi.

Di cosa è accusata Apple

L’accusa rivolta a Apple è di monopolizzare il mercato delle applicazioni, obbligando gli sviluppatori a venderle attraverso l’App Store, con conseguente rincaro per i consumatori, visto che la società di Cupertino, solitamente, prende una percentuale del 30% su ogni app venduta e il 15% di ogni abbonamento sottoscritto dopo il primo anno. La Corte ha respinto le argomentazioni di Apple, secondo cui i consumatori non avrebbero il diritto di farle causa perché sono gli sviluppatori, e non la Apple, a fissare i prezzi delle app.

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