FaceApp, l’applicazione per invecchiare o ringiovanire nelle foto

L'app che consente di ritoccare le foto, invecchiandole o ringiovanendole, è il nuovo tormentone degli ultimi giorni e nemmeno le star ne sono immuni. Ma come funziona e quali rischi ci sono (non solo quelli per l'autostima)

Sui social sono comparse all’improvviso decine di foto di persone invecchiate da un giorno all’altro. Merito (o colpa) del nuovo tormentone tecnologico: Faceapp, l’applicazione che consente di invecchiare i volti.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti e il fenomeno ha colpito anche vip e sportivi, che da giorni si mostrano debitamente (e virtualmente) invecchiati.

FaceApp conquista i vip: eccoli da vecchi, li riconoscete? 

Faceapp, cos'è e come funziona l'app per invecchiare le foto

Ma cos’è Faceapp e come funziona? È disponibile per Android e iOS, la versione base è gratuita (con quella è possibile invecchiare o ringiovanire le foto) ma per accedere ad effetti migliori bisogna pagare una cifra che va da 1,99 euro fino a 43,99 euro. Sono presenti infatti varie funzioni: oltre all’invecchiamento, è possibile provare trucco e “parrucco”, sostituzione dello sfondo, filtri per il colore, sfumature, tatuaggi virtuali, cambi di stile e addirittura di sesso.

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Dopo aver scaricato l’app, basta scegliere una foto tra quelle salvate nella galleria dello smartphone oppure scattarsi un selfie e selezionare il tipo di effetto che si vuole verificare.

FaceApp, l'applicazione tormentone e la privacy

Mentre tutti sembrano impegnati a giocare a “Ritorno al futuro” (con risultati a volte non proprio lusinghieri, visto che non tutti possono vantarsi guardando i risultati dell’app di potersi considerare degli “splendidi settantenni”, ma difficilmente queste foto le vedremo in giro perché il posto del ritratto di Dorian Gray è la soffitta, non i social), c’è qui si interroga sulla questione privacy: come per ogni app, infatti, è bene ricordare che ogni scatto potrebbe essere potenzialmente archiviato nei server del suo sviluppatore. L’app è stata rilasciata dalla società russa Wireless Lab, fondata da Yaroslav Goncharov.  

L’app esiste già da un paio d’anni, non è una novità, e finì al centro al centro delle polemiche per accuse di razzismo: il filtro “hot”, se usato da persone di colore o asiatiche modificava tratti e colore della pelle per renderli più caucasici. In quell’occasione, FaceApp chiese scusa, spiegando che si era trattato di un effetto collaterale della rete neutrale usata dall’intelligenza artificiale.

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