Martedì, 20 Aprile 2021
Ambiente

Maltempo e alluvioni, "l'assassino è il cemento"

Ad ogni temporale i disastri sono sempre più frequenti. Cosa sta succedendo all'Italia e alla sua terra? Lo chiediamo a Paolo Berdini, ingegnere urbanista che lavora con le pubbliche amministrazioni ed è membro del consiglio nazionale del Wwf

Maltempo, alluvioni, disastri da qualche anno sono sempre più frequenti e nelle ultime settimane c'è stato un aumento esponenziale di questi fenomeni. Ma cosa sta succedendo all'Italia e alla sua terra? Lo chiediamo a Paolo Berdini, ingegnere urbanista che lavora con le pubbliche amministrazione ed è membro del consiglio nazionale del WWF. 

Per il capo della protezione Civile, Franco Gabrielli, manca la "previsione di protezione civile", cioè la capacità di prevedere scenari di rischio. E' questa la causa?

E' qualche anno che viviamo con l'incubo delle alluvioni. E' stato proprio Gabrielli a porre la questione e a dire basta al consumo di suolo l'anno scorso, quando ci fu il disastro alle Cinque Terre. La protezione civile non avrà i mezzi ma in realtà il punto centrale è proprio il consumo di suolo e la cementificazione selvaggia degli ultimi vent'anni. 

Più cantieri e più espansione edilizia significa più rischi?

Certo ed è questo il punto: l'ultimo che l'ha detto è stato Carlo Cottarelli, quando era commissario alla revisione della spesa, durante il governo Letta. Aveva notato, attraverso le foto residenziali notturne, che quella italiana è l'espansione edilizia maggiore d'Europa. Avrebbe anche potuto studiare meglio i dati dell'Ispra: noi abbiamo il doppio di territorio urbanizzato rispetto ai Paesi ricchi dell'Unione, come la Germania.

Coldiretti ha scritto che negli ultimi vent'anni l'Italia ha perso il 15% delle campagne per effetto della cementificazione e dell'abbandono, provocati da un modello di sviluppo sbagliato. E' d'accordo? Di che tipo di modello si tratta?

Completamente d'accordo e aggiungo che Coldiretti ha fatto un lavoro straordinario difendendo l'uso agricolo dei suoli nel nostro Paese. Un po' loro confondono l'abbandono di terre con la cementificazione, ma il problema è quello. Abbiamo abbandonato l'uso agricolo e l'edilizia è diventato il motore dell'Italia a prescindere dai governi: c'è sempre stata una consonanza d'intenti e di leggi, che ha caratterizzato sia la destra che la sinistra. 

Cosa manca allora? 

Manca la pianificazione: in questi anni abbiamo espanso le città in misura doppia rispetto al modello europeo e non c'è quasi più campagna. Così sono saltate le leggi e abbiamo proprio cancellato l'urbanistica perché in Italia oggi si può costruire dappertutto. Pensate alla città della moda in Veneto o alla città dei network in Piemonte. Una volta che ho comprato un terreno agricolo faccio quello che voglio: l'anarchia insomma. Non c'è più l'urbanistica che valuta rischi e dice dove si può costruire e dove no. Per questo abbiamo un'alluvione a settimana e oramai, siamo nei guai.

Perché ci siamo finiti, in quest'emergenza?

C'è stato un approccio politico sbagliato. Non oso pensare che chi ha proposto le leggi avesse in mente il tracollo del Paese. Mi piace pensare che non c'ancora un moto di ripensamento. Ma hanno approvato lo Sblocca Italia fondando ancora la fortuna del nostro Paese sul mattone, quando l'Istat dice che abbiamo 4 milioni di alloggi invenduti in più rispetto alle famiglie. 

Nello Sblocca Italia, approvato dal governo, ci sono 110 milioni per il rischio idrogeologico...

La cifra corrisponde esattamente a un quarto dei danni di Genova. Intanto si finanziano grandi opere come Mose e Tav. Come pensiamo di mettere a posto quest'Italia nei guai? Dobbiamo invertire questo modello ventennale. 

Perché continuare a costruire se il mercato immobiliare è fermo?

Perché c'è un sistema economico dominate che fonda così le sue fortune. Pensi a Milano: la filiera degli uffici è ferma da tempo e un fondo del Qatar ha investito nell'acquistare dagli operatori il nuovo quartiere di Porta Garibaldi. Ma di abitazioni non c'è bisogno e neanche di uffici eppure il fondo immobiliare c'è, visto che il nostro modello economico si nutre di questo. 

Il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galetti ha definito i condoni edilizi "tentati omicidi alla tutela del territorio" e ha detto che non verranno più concessi. E' d'accordo? E secondo lei succederà? 

Sono d'accordissimo ma lui è il ministro dell'Ambiente e dovrebbe attivare il rispetto della legge: se viene fatto un verbale che dice che la costruzione è abusiva, bisogna demolire rapidamente. Se il ministro ha questo pensiero allora dovrebbe attivare i poteri dello Stato per attivare queste demolizioni al più presto.

In che modo il consumo di suolo si connette alla qualità della vita delle persone e quanti cittadini italiani sono a rischio?

Le faccio un esempio pratico. Sono oggi 180 i comuni italiani portati al fallimento dalle leggi di rigore del governo Monti, per eccesso di debito, che avviene per l'immensa espansione residenziale. L'effetto del consumo di suolo è che non si possono più garantire i servizi indispensabili per la popolazione. Il destino è molto sgradevole no? Stiamo già tagliando i servizi sociali perché non ci sono soldi (scuola, sanità ect). Adesso taglieremo anche il trasporto, isolando le periferie. Come si tiene una comunità urbana per stare insieme allora? Che devono fare i comuni? Aumentare l'Ipef per la speculazione immobiliare? Insomma ci stiamo impoverendo tutti per favorire le lobbies del mattone. 

Abbiamo visto comitati e realtà territoriali scendere in piazza contro lo Sblocca Italia. In questo processo che importanza hanno?

Loro sono il punto della ripresa. Ci sono circa 6mila comitati che si battono ma non fanno ancora un insieme per avere un peso nella produzione legislativa e nell'opinione pubblica. E' mancata un elemento culturale di riferimento. Finora sono stati tanti piccoli atomi. Ultimamente Paolo Maddalena e Salvatore Settis hanno costruito una teoria: la costituzione va applicata e il suo nono articolo 9 dice che bisogna salvaguardare il paesaggio. Inoltre i beni pubblici non sono vendibili e dobbiamo lottare per fermare la svendita del patrimonio pubblico. Sono i comitati che adesso hanno un robusto impianto teorico che può diventare davvero un soggetto politico. C'è uno scollamento tra società civile e la politica e i comitati possono essere un elemento di salvezza. 

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