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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Ambiente

Quinto anno più caldo per l’Italia, arriva la mappa interattiva degli eventi estremi

L’ultimo rapporto dell’ISPRA sul clima in Italia suggerisce che diremo addio a giorni e notti freddi invernali. La temperatura è in costante aumento e le piogge sempre più scarse: la fotografia città per città nella mappa interattiva degli eventi estremi

Non ci sono più le mezze stagioni. Ma la scienza non fa in tempo a confutare  il vecchio adagio, che già giungono dati peggiori di quelli dell’anno precedente. Nel 2020 l’Italia ha registrato il quinto anno più caldo dal 1961, con un’anomalia media di temperature che ha segnato il +1.54°C . Precipitazioni scarsissime che hanno lasciato campo libero a piogge intense e alluvionali improvvise, soprattutto al nord. Per questo, da oggi esiste una mappa interattiva degli eventi estremi con tutti i dettagli di quello che è accaduto lungo lo Stivale nel 2020. Anche se la fine di questo 2021 non lascia presagire nulla di diverso. Né sembra che la Cop26 si concluda con accordi rivoluzionari in grado di rovesciare le sorti del clima.

“Anzi – sottolinea a Today Silvia Brini, responsabile Area Climatologia Operativa dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) – sulla base delle stime provvisorie, quello che sta per terminare prenderà precisamente il posto del 2020, con una costante diminuzione di giorni e notti freddi”. Secondo la fotografia scattata dal XVI Rapporto dell’ISPRA “Gli indicatori del clima in Italia” infatti, l’irregolarità più significativa si è verificata proprio a febbraio ‘20, quando in alcuni momenti si sono sfiorati i +3 C° rispetto alla media. E questo ha esposto al trend anche i mari, che hanno registrato acque più calde in tutti e dodici i mesi. Un quadro che, nell’ultimo giorno di lavori alla Cop26 sul clima, sembra mettere l’Italia già sulla strada del fallimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, che prevedono il contenimento  del riscaldamento globale minimo entro un grado e mezzo al 2050. “A questo si aggiunga la siccità prolungata – prosegue la climatologa – che ha colpito l’intero territorio nazionale e che ha funestato in particolare la Sardegna e la Sicilia con punte di 90 giorni secchi consecutivi. La mappa interattiva che abbiamo elaborato serve proprio a questo: conoscere, città per città, i pericoli cui si è maggiormente esposti”. E se è vero che il clima sul Pianeta ha sempre subito variazioni durante i millenni, è vero anche che sul banco degli imputati per la crisi climatica del nostro tempo c’è un principale accusato. E’ l’uomo a svolgere le attività che generano le maggiori emissioni di gas serra, come la combustione dei fossili, la deforestazione e il consumo di suolo. “Con l’ultimo report del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell’ONU (IPCC), abbiamo ormai piena evidenza del fatto che sia la componente antropica a determinare cambiamenti che avvengono così rapidamente, nel giro di alcuni decenni”, conclude Brini. “Solo questo report ha preso in esami gli anni tra il 1961 e il 1990. E a partire dal 1985, le anomalie sono state sempre positive, ad eccezione del ‘91 e del ‘96”. 

Nel frattempo però, l’ultimo giorno di Cop26 (Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) sembra annunciare elementi innovativi modesti sugli accordi globali per la riduzione delle emissioni. Segno che una volta che distrugge, l’uomo fatica a ricostruire.

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