Lunedì, 10 Maggio 2021
Lo sfruttamento del suolo

Alluvioni e non solo: quanto ci costa la cementificazione

Secondo un rapporto dell'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, abbiamo pagato a caro prezzo, e non soltanto in termini economici, lo sfruttamento del suolo avvenuto negli ultimi 7 anni

La Terra, una sfera blu e verde che piano piano stiamo ricoprendo di un altro colore, tutt'altro che naturale: il grigio cemento. Un fenomeno, quello della cementificazione, che rompe l'equilibrio naturale della Terra e provoca la perdita dei servizi ecosistemici. Una ''frattura'' che paghiamo a caro prezzo, non soltanto in termini economici.

Secondo uno studio dell'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, pubblicato in occasione dell'Earth Day di oggi, giovedì 22 aprile 2021, lacementificazione ad oltranza degli ultimi 7 anni ha impedito al suolo di immagazzinare oltre 2 milioni di tonnellate di carbonio. E perdere i servizi ecosistemici vuol dire anche pagarne le spese sia in termini di fenomeni naturali (alluvioni, isole di calore, cambiamenti climatici) sia in termini economici.

Il costo totale di queste carenze ammonta 3 miliardi di euro all'anno per gli ultimi 7 anni ai quali vanno aggiunti altri 8 miliardi di euro per la perdita di produzione agricola dovuta alla realizzazione di cantieri e di nuove costruzioni su suolo agricolo. 

Le emissioni del trasporto su strada

Nei giorni scorsi, sempre l'Ispra, aveva diffuso anche i dati sull'emissioni del trasporto su strada, che  vale 23,4% delle emissioni nazionali totali di CO2 equivalente; gasolio e benzina rappresentano l'88% del consumo totala.

Il trasporto su strada mostra un aumento delle emissioni di gas serra del 3,9% rispetto al 1990, arrivando a rappresentare nel 2019 circa il 92,6% delle emissioni del settore trasporti totali ed il 23,4% delle emissioni nazionali totali di CO2 equivalente. 

"Nonostante negli anni più recenti ci sia stato un maggior ricorso alle alimentazioni alternative, queste non assumono ancora un peso rilevante sul totale", rileva Ispra nel focus sul trasporto su starda.

"Nel 2019 il peso preponderante è ancora dei carburanti fossili – spiega l'Istituto - in particolare i consumi di gasolio e benzina rappresentano circa l’88% del consumo totale su strada. Nel 2019 il trasporto su strada è la principale fonte di emissione di ossidi di azoto, con il 40,3% del totale emesso a livello nazionale, nonostante dal 1990 registri una riduzione del 74,6%. Le emissioni di particolato fine derivanti dal trasporto stradale dal 1990 al 2019 si riducono del 73,5%, rappresentando nel 2019 il 10,1% del totale emesso a livello nazionale. Riguardo al monossido di carbonio, dal 1990 le emissioni si riducono del 92,1%, rappresentando nel 2019 il 18,7% del totale emesso a livello nazionale".

In prospettiva, Ispra rileva che in termini di emissioni di CO2, le emissioni da trasporto su strada "dal 2019 al 2030 diminuiscono del 39% passando da circa 97 a 59 milioni di tonnellate, con un ulteriore diminuzione al 2050, fino a raggiungere 22 milioni di tonnellate. Analogamente alle emissioni, ci attendiamo anche per i consumi di carburante, dal 2019 al 2050, una diminuzione pari a circa il 60% con una forte contrazione del contributo del diesel che passa dal 2019 al 2050 da circa il 60% all’8% del totale, mentre emerge un ricorso crescente al metano ed ai combustibili alternativi".

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