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Mercoledì, 19 Gennaio 2022

Un fisico alla Transizione Ecologica, il nucleare era già nell’agenda di Cingolani

E’ la fisica a regolare la produzione di energia nucleare. Emissioni di anidride carbonica necessarie per ottenerla? Zero. Il problema sta semmai nel trattamento delle scorie radioattive che, come Cernobyl insegna, sono incompatibili con la vita biologica. Ma le tecnologie corrono e non sono più quelle di quel 26 aprile del 1986. Così, in epoca di politica d’emergenza pandemica, torna alla ribalta il dilemma storico “nucleare sì, nucleare no”. E a tenere il banco di governo, c’è giusto un fisico di professione alla guida del dicastero dell’ambiente. Che per l’occasione, transita verso l’ecologia e cambia appellativo, diventando appunto “della Transizione Ecologica”. E acquisisce, altro fatto emblematico anche per i più disattenti, le competenze in materia di energia dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Così accade che nel giro di nove mesi, il vicepresidente della Commissione Ue Dombrovskis inserisca il nucleare nella lista degli investimenti “verdi” (la cosidetta "tassonomia verde"), finanziabili dall'Europa grazie al loro ridotto impatto ambientale. E il Ministro Roberto Cingolani, che nel frattempo non ha ancora celebrato il suo primo anno di incarico, segue il solco. Ad un incontro con gli studenti delle superiori, spiega: “La mia posizione di tecnico è che non farei le centrali di prima e seconda generazione, che sono complesse e hanno problemi con le scorie radioattive. Sono sicuro che vadano studiati i piccoli reattori modulari (le centrali di quarta generazione a fissione, ndr), che sono in pratica motori di navi nucleare, piccoli e più sicuri. Da lì potrebbero arrivare ottime notizie in termini di costi e benefici”. Questi reattori, specifica il Ministro “sono in fase di studio in vari paesi, ci vorranno ancora diversi anni. Se si dovesse studiare una tecnologia del genere, credo che sarebbe saggio, io lo farei. Poi sono assolutamente certo che la fusione nucleare sarà la soluzione di tutto”. Ovvero, crediamo che intenda il Ministro, sarà la soluzione per ridurre le emissioni di gas a effetto serra che tanto ci angustiano. Poi, Cingolani aggiunge: “In futuro, quando avremo tutti i dati sui costi per megawatt, sulla produzione di scorie radioattive, su quanto sono sicure, allora il paese potrà prendere le sue decisioni, con un altro referendum, con leggi”. 

Il Ministro Cingolani apre al nucleare in Italia 

Apriti cielo. Il mondo ambientalista, che oggi si concentra a dimostrare i benefici delle energie rinnovabili come unica via, insorge. La petizione per chiedere le dimissioni del numero uno di via XX Settembre è stata già lanciata e le iniziative di disappunto si moltiplicano. Anche perché l’ambientalismo rivendica una tradizione politica che sui referendum contro l’energia atomica ha basato moltissima parte del suo storico consenso. Fu proprio dopo la vittoria dell’’87 che vennero spente le cinque centrali nucleari presenti in Italia e anche nel 2011, fu respinto un nuovo assalto con il 95% dei voti favorevoli. Insomma, una lunga esperienza con i governi che si sono succeduti (nell’ultimo caso il proponente fu Silvio Berlusconi) e una formazione professionale, quella di Cingolani, che di certo non poteva essere equivocata. Ma allora perché all’uscita delle consultazioni con l’allora presidente incaricato Mario Draghi, si levarono toni epocali di consenso da parte di tutte le più importanti sigle “verdi” d’Italia? Si dicevano “colpiti dalla centralità della questione ambientale, in cui le competenze ambientali saranno esaltate”. All’epoca, le vie erano due: Draghi e il suo esecutivo o elezioni anticipate, in cui la vittoria di Matteo Salvini e Giorgia Meloni era data quasi per certa. Una strada impercorribile quest’ultima, che portò tutti entusiasticamente sul carro di una (quasi) unità nazionale. Adesso, inutile piangere sul nucleare versato.

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