Sabato, 5 Dicembre 2020

Clima, nessun accordo sulle emissioni: "Vertice fallito, è inaccettabile"

Alla Cop25 di Madrid non è stata raggiunta un'intesa sulla regolazione globale del mercato del carbonio, il nodo più difficile da sciogliere. La protesta degli ambientalisti. Greta Thunberg: "Ignorata la scienza, ma non ci arrenderemo mai"

Greta Thunberg, giovane attivista svedese ispiratrice di FridaysForFuture, in viaggio verso casa. Foto da Twitter

Un flop totale e, almeno in parte, inaspettato. Esito a dir poco deludente per molti Paesi che hanno partecipato alla Cop25 di Madrid - la venticinquesima conferenza sul clima, un vertice annuale tra quasi duecento Paesi - perché non si è riusciti a raggiungere un'intesa sull'articolo 6 dell'Accordo di Parigi sulla regolazione globale del mercato del carbonio, il nodo più difficile da sciogliere. Durante la plenaria dei 196 Paesi più l'Ue per il via libera al documento finale, alcuni delegati hanno espresso la forte delusione su questo punto dell'agenda dei lavori. Punto e a capo. Se ne dovrebbe riparlare nel 2020, alla prossima conferenza Cop26.

Cop25 a Madrid, il fallimento dei negoziati sul clima per il taglio delle emissioni

Per tenere sotto controllo il riscaldamento globale negli anni a venire, i Paesi erano chiamati ad esporre i loro target di riduzione di CO2. L'articolo 6, sul quale si fondava la discussione per arrivare ad un'intesa che alla fine non è stata raggiunta, è lo strumento ideato nella Conferenza di Parigi del 2015 per regolare il "mercato del carbonio": i Paesi che non riescono a raggiungere i loro obiettivi di riduzione delle emissioni possono finanziare operazioni di assorbimento della CO2. Il vertice, però, si è concluso con un timido appello a "fare sforzi più ambiziosi" contro il riscaldamento climatico, senza arrivare ad un accordo su alcuni punti essenziali, come quello - appunto - delle emissioni di CO2. 

Cambiamenti climatici, perché stiamo perdendo la battaglia

Quella contro i cambiamenti climatici è una battaglia che stiamo perdendo. L'Ipcc, un organo istituito dall'Onu per monitorare i cambiamenti climatici, ha lanciato l'allarme: gli sforzi globali devono moltiplicarsi se si vuole evitare un aumento della temperatura media terrestre superiore a 1,5° rispetto a quella pre industriale, la soglia oltre la quale gli eventi estremi sulla Terra potrebbero rivelarsi catastrofici. Con i piani attuali, invece, si arriverebbe facilmente ai 3,2° di aumento entro la fine del secolo (qui tutti i dettagli del report). Il rischio è quello di sfondare la soglia di sicurezza ancor prima del 2030.

Greta Thunberg su Twitter: "Ignorata la scienza, ma non ci arrenderemo mai"

"Sembra che la COP25 stia fallendo proprio ora. La scienza è chiara, ma viene ignorata. Qualunque cosa accada, non ci arrenderemo mai. Abbiamo appena iniziato", ha twittato Greta Thunberg, la giovane attivista svedese ispiratrice di FridaysForFuture.



Per Greenpeace è "inaccettabile" l'esito della Cop25 a Madrid

Forti critiche sono arrivate anche da Greenpeace: "Ancora una volta - ha dichiarato la direttrice esecutiva Jennifer Morgan - i progressi auspicati sono stati compromessi dagli interessi delle compagnie dei combustibili fossili e di quelle imprese che vedono in un accordo multilaterale contro l’emergenza climatica una minaccia per i loro margini di profitto. Durante questo meeting la porta è stata letteralmente chiusa a valori e fatti, mentre la società civile e gli scienziati che chiedevano la lotta all’emergenza climatica venivano addirittura temporaneamente esclusi".

Greenpeace ha quindi attaccato la classe politica presente al summit: "Ad eccezione dei rappresentanti dei Paesi più vulnerabili, i leader politici non hanno mostrato alcun impegno a ridurre le emissioni, chiaramente non comprendendo la minaccia esistenziale della crisi climatica". L’accordo di Parigi "potrebbe essere stato vittima di una manciata di potenti ‘economie del carbonio’. Da questa COP è tuttavia emerso che ci sono alcune forze positive al lavoro: la High Ambition Coalition durante questa settimana ha offerto un’ancora di salvezza, e i piccoli Stati insulari si stanno rafforzando di giorno in giorno, mantenendo vivo l’accordo di Parigi".

Tutto rinviato al 2020, dunque, ultimo anno utile per rendere operativi gli Accordi sul clima di Parigi. Ma il tempo stringe.

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