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Martedì, 30 Novembre 2021
Bomba sulla Cop26

Così la lobby degli stati canaglia ha tentato di modificare il rapporto Onu sul clima

La Bbc svela le pressioni di Arabia Saudita, Giappone, Australia, Svizzera per annacquare le raccomandazioni sul clima in vista del summit di Glasgow

C'è chi, come l'Australia, contesta l'urgenza di chiudere le centrali a carbone. O chi, come Brasile o Argentina, vorrebbe non far sapere che mangiare carne inquina mentre una dieta vegetariana ridurrebbe i gas serra del 50%. Ecco la grande lobby dei carburanti fossili, un gruppo di Stati 'canaglia' che, a pochi giorni dall'inizio della Cop26, sta facendo pressioni sull'Onu per truccare il suo rapporto scientifico sul clima. La rivelazione arriva dalla Bbc - che ha ottenuto i documenti dal team di giornalisti investigativi di GreenPeace Uk - e rischia di calare come una bomba sul grande summit per l'ambiente in programma tra pochi giorni a Glasgow.

Le pressioni di Arabia Saudita, Giappone e Australia

Il rapporto in questione è quello dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il team di scienziati che suggerisce le strategie cruciali per affrontare l'emergenza climatica. Secondo la Bbc, sono oltre 32mila gli appunti e le modifiche presentate da governi, compagnie e altre parti interessate per emendare il testo. La maggior parte contiene proposte 'costruttive' ma tra queste figurano anche richieste del tutto inammissibili. Arabia Saudita, Giappone e Australia, in particolare, avrebbero fatto pressioni per "minimizzare la necessità di allontanarsi" rapidamente dai combustibili fossili. Non solo: alcune nazioni ricche avrebbero espresso più di una perplessità sulla possibilità di finanziare i paesi in via si sviluppo per passare a tecnologie più verdi. Entrambi sono obiettivi primari della Cop26 che mira ad azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e a mobilitare la cifra di 100 miliardi di dollari per le economie più arretrate. Non a caso la Bbc commenta: "questa attività di lobby solleva diverse domande riguardo al summit sul clima di novembre". 

Argentina e Brasile contro la dieta vegetariana

Ma quali sono, in concreto, le richieste degli Stati? Un consigliere del ministero del petrolio saudita, ad esempio, preme affinché frasi come 'la necessità di azioni di mitigazione urgenti e accelerate su tutte le scale...' vengano cassate dal rapporto.  Un alto funzionario del governo australiano, invece, rifiuta la conclusione che sia necessaria la chiusura delle centrali elettriche a carbone.  Uno scienziato con forti legami con il governo indiano avverte che il carbone rimarrà probabilmente il pilastro della produzione energetica nazionale ancora per decenni a causa delle "tremende difficoltà" nel fornire elettricità a prezzi accessibili.  Tutti paesi ad alto tasso di inquinamento e con forti interessi nel settore dei carburanti fossili. L'Arabia Saudita è uno dei più grandi produttori di petrolio mentre l'Australia è un forte esportatore di carbone. Quanto all'India, è il secondo più grande consumatore di carbone al mondo.  

Non solo. L'Opec (Organizzazione dei paesi produttore di petrolio) scrive per eliminare i passaggi che fanno riferimento alle "lobby" mentre Brasile e Argentina difendono le loro carni pregiate, contestando i dati scientifici secondo cui una dieta vegetariana potrebbe ridurre le 'emissioni di gas serra fino al 50%. Infine, tra coloro che storcono il naso sui finanziamenti ai paesi in via di sviluppo, si distingue la Svizzera, sostenendo la tesi che "la finanza non sia l'unico strumento rilevante per incrementare le azioni sul clima".

L'Ipcc, in ogni caso, ha fatto sapere che i commenti dei governi sono fondamentali per il suo processo di revisione scientifica ma i suoi autori non hanno l'obbligo di incorporarli nei rapporti. "I nostri processi sono a prova di lobby e pressioni esercitate da ogni parte".

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