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Lunedì, 29 Novembre 2021
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Redazione Today

Cop26: le rinnovabili sono solo una foglia di fico

“Tutto cambia perché nulla cambi”. Scomodato il Gattopardo, va messo un argine ai fiumi d’inchiostro versati sul documento finale della ventiseiesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. L’obiettivo dei 194 Paesi riuniti a Glasgow era uno solo: pianificare l’uscita del mondo da un sistema energetico quasi del tutto dipendente dalle fonti fossili, maggiori responsabili del surriscaldamento globale. Ma con buona pace degli inguaribili ottimisti, alla Cop26 non ci sono stati né intese globali né passi avanti. Semmai il contrario. Si sono rinviate le sorti del Pianeta al giudizio del prossimo anno, quando alla Cop27 di Sharm el-Sheikh gli Stati dovranno presentare i propri piani nazionali sul taglio delle rispettive emissioni di gas serra. L’obiettivo è scendere del 45% entro il 2030 per arrivare a metà secolo a una temperatura che non aumenti più di un grado e mezzo rispetto all’era pre-industriale. Tuttavia, quella soglia era fissata a due gradi. Sennonché Cina e India hanno messo sul piatto il ritiro della propria firma dal Glasgow Climate Pact e dettato un’ulteriore condizione: sostituire il verbo “eliminare” presente nella prima bozza con quello più previdente di “ridurre” i gas serra, apparso nella versione definitiva. Nella quale i due Paesi asiatici, primo e terzo inquinatore al mondo, si impegneranno anche a sopprimere gli aiuti pubblici alle fonti fossili “inefficienti”. E sul significato di questa “inefficienza” vige un impenetrabile mistero, considerato che Nuova Delhi ha in cantiere una sessantina di nuove miniere carbonifere e l’ampliamento di buona parte di quelle già esistenti. D’altra parte, il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani si dice sicuro che “se avessimo fatto i duri e puri non avrebbero firmato e avrebbero liberalizzato completamente le loro attività”. Tre indizi fanno una prova: dobbiamo concludere che l’obiettivo sia convertire il sistema energetico e abbassare le emissioni grazie all’impiego delle fonti rinnovabili. Ma senza spostare di una virgola lo status quo dei paradigmi produttivi. Mantenendo quindi modelli economici che prevedono di fare con le energie pulite precisamente quello che facevano con le energie inquinanti. Industrie, trasporti e consumo di suolo compresi. Il che sposterebbe la faccenda su un terreno ben più accidentato di quello calpestato a Glasgow.

La situazione in Italia

Difatti, il buco che rischia di non riuscire alla ciambella sta nel fatto che le fonti rinnovabili non sono a impatto zero. L’Italia già alla fine dello scorso anno vantava una copertura del 20% di elettricità proveniente da energia pulita, con un ritmo d’installazione di 0,8 GW nel 2020. Ad aprile, fu il presidente del Consiglio Mario Draghi a stabilire che “il target previsto è del 72% nei prossimi 10 anni, ovvero circa 7 GW di potenza rinnovabile all’anno”. Una proiezione che abbatterebbe di oltre la metà le emissioni climalteranti, se non fosse che in luglio è arrivato l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) a guastare la festa. “Solo in Sardegna sono stati ricoperti dal fotovoltaico più di un milione di mq di suolo. E si prevede un aumento al 2030 compreso tra i 200 e i 400 kmq di nuove installazioni a terra che invece potrebbero essere realizzate su edifici esistenti. Il suolo perso in un anno a causa del fotovoltaico sfiora i 180 ettari”. E questo non è gratis. Il costo è la perdita di superfici verdi e agricole. Che non solo avrebbero garantito prodotti dell’agroalimentare senza necessità di farli venire dall’altro angolo del globo. Ma avrebbero anche consentito al terreno di infiltrare l’acqua piovana nelle falde e mitigare il rischio idrogeologico. Oltre al fatto che una superficie senza organismi vegetali perde la capacità di catturare il carbonio, che è il motivo stesso per cui si installano pannelli fotovoltaici. Un corto circuito insomma, che rischia di fare delle energie rinnovabili tanto agognate alla Cop26, una enorme foglia di fico perché nulla cambi per davvero.

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