Giovedì, 13 Maggio 2021
Ambiente&Veleni

Un "mare" di veleni e nessun colpevole: la storia del disastro di Gorgona

Nessun colpevole: tutti assolti i tre imputati per il disastro ambientale a largo dell'isola di Gorgona. Intanto il mare e tutta l'acqua della zona sono stati contaminati e a rischio c'è la salute del territorio e dei suoi abitanti

Per il disastro non c'è nessun colpevole: tutti assolti i tre imputati per il disastro ambientale a largo dell'isola di Gorgona. Per il gup Antonio Del Forno l'accusa di disastro ambientale contestata in concorso al comandante della nave Pietro Colotto, a Salvatore Morello, responsabile del magazzino della Isab, produttrice del rifiuto, e a Mario Saccà, 57 anni, spedizioniere della merce-rifiuto. Il comandante di Eurocargo Venezia è stato assolto anche per l'imputazione del pericolo di naufragio, perché il fatto non sussiste, mentre il giudice ha disposto lo stralcio per la contravvenzione di sversamento colposo di inquinanti e una perizia per verificare se la condotta di navigazione del comandante sia stata corretta e improntata a prudenza oppure colposa. Dal pm era stata chiesta la condanna per tutti e tre gli imputati e per tutti i reati contestati: due anni e otto mesi per Morello e Saccà, due anni, due mesi e 20 giorni per Colotto.

IL FATTO  - Il 17 dicembre 2011 l'eurocargo Venezia della Grimaldi Lines, partita da Catania e diretta a Genova, già in difficoltà per una delle più forti mareggiate che si ricordino nell’Alto Tirreno, "perse" due bilici con 198 fusti contenenti di catalizzatori esausti, probabilmente a causa di una brusca virata di 30 gradi per evitare un'altra nave. Nel febbraio del 2012 i fusti sono stati individuati nell’area dell’affondamento individuata: a una profondità di circa 430 metri a 9 miglia nord-ovest di Gorgona (inizialmente si diceva 20 miglia).

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) dalle analisi condotte su campioni dei materiali rimasti a bordo aveva confermato la natura del prodotto: "I risultati relativi ai contenuti metallici sono in accordo con i valori indicativi riportati sulla scheda di sicurezza del catalizzatore nichel-molibdeno, che indicano quantità variabili di Nichel tra 1,4 e 4.5% (ritrovato 2,5%) e Molibdeno tra 7,7 e 12,3% (ritrovato 8,1)". Sostanze altamente tossiche insomma, tutte sui fondali e, in parte, ancora in fondo al mare: 71 sono i fusti pieni di veleni che non sono mai stati recuperati. 

Quelle sostanze si sono diluite nelle acque, come confermato dalla stessa Arpat che aveva sottoposto a test sia le acque mare che quelle dolci della zona: "Significative sono le quantità di nichel ritrovate sia in acqua (409mg/l), che in acqua di mare (716mg/l) ed, in minor quantità, di molibdeno. Ciò proverebbe una spiccata solubilità di alcuni componenti del materiale in acqua, valutabile per il Nichel in circa il 18%". Il solfato di nichel è altamente tossico per gli organismi acquatici". 

LA RABBIA DI LEGAMBIENTE - "Quella nave, che sfidava incredibilmente il mare in tempesta, rischiando la collisione con un altro cargo, ha scaricato vicino ad un'area marina e terrestre protetta dal Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano e pur rispettando la sentenza, resta un fatto intollerabile in qualsiasi Paese civile" spiega Legambiente in un comunicato. 

Ma il punto non sono le condanne: "Sinceramente - afferma Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana - non ci interessava la condanna dei soliti pesci piccoli, capitani, magazzinieri, autotrasportatori, perché il sistema che produce questi disastri non dipende certo da loro. Quel che appare chiaro è che nessuno risarcirà i danni valutati in 22 milioni di euro. Bisogna approvare al più presto la legge sui delitti ambientali e poi renderla attuabile ed efficace, soprattutto per quanto riguarda fatti come questi".

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