Il ghiacciaio grande come una città che si è staccato in Groenlandia

Una sezione di ghiaccio di ben 110 chilometri quadrati ha "preso il largo": colpa dell'acqua che si insinua tra i crepacci. Le immagini satellitari fanno il giro del mondo. Il cambiamento climatico non è una prospettiva: è la realtà, ed è drammatica

L'immagine di un ghiacciaio in Groenlandia. Ansa

Il cambiamento climatico non è una prospettiva. E' realtà, è l'oggi, è sotto i nostri occhi e sotto gli attenti e precisissimi occhi dei satelliti che hanno immortalato come una sezione di ghiaccio di circa 110 chilometri quadrati si sia staccata dalla più grande piattaforma della Groenlandia, Nioghalvfjerdsfjorden, o N79. La porzione distaccata, che si è spezzata in più punti, è grande quanto la città di Firenze, tanto per dare plasticamente l'idea. Secondo gli esperti danesi incaricati di redigere ogni anno il Rapporto di controllo nazionale geologico è un'ulteriore - e forse definitiva - prova dei cambiamenti climatici in atto. 

Le immagini del ghiacciaio che si è staccato in Groenlandia

ghiacciaio staccato-2

Immagine: la parte del ghiacciaio che si è staccata (in alto a destra, cerchiata in rosso): GEUS/Copernicus/ESA/Sentinel 2-B

Jenny Turton, climatologa presso la Friedrich-Alexander Universitat Erlangen-Nurnberg Institut fur Geographie, spiega che "l'atmosfera in questa regione si è riscaldata di circa 3 gradi centigradi dal 1980 e negli ultimi due anni sono state registrate temperature record". 

"E' l'ultimo grande blocco di ghiaccio che rimane nell'Artico"

Il pezzo di ghiaccio di oltre 110 chilometri ha lasciato il fiordo Nioghalvfjerdsfjorden lo scorso 24 luglio, ma solo poche ore fa le immagini sono state diffuse dall'Agenzia spaziale europea. E hanno fatto il giro del momdo. "Dovremmo essere davvero preoccupati – dice il professore Jason Box, responsabile del dossier - per quella che appare come la disintegrazione progressiva dell'ultimo grande blocco di ghiaccio che rimane nell'Artico”.

Come si può fisicamente rompere un colosso di ghiaccio del genere? La risposta è sorprendentemente semplice: l'acqua che si insinua tra i crepacci contribuisce a rompere il ghiaccio, in un processo noto come idrofratturazione, che indebolisce le piattaforme. "Abbiamo documentato temperature oceaniche più elevate - afferma Jason Box del Geological Survey of Denmark and Greenland (GEUS) - il che implica una fusione del ghiaccio anche dal basso. Nioghalvfjerdsfjorden è da qualche anno la più grande piattaforma di ghiaccio rimasta, dopo che tra il 2010 e il 2012 il ghiacciaio Petermann nel nord-ovest della Groenlandia ha ridotto notevolmente il suo volume".

Groenlandia e cambiamento climatico: gli scenari sono drammatici

Gli scenari per i prossimi anni sono drammatici e nel futuro prossimo la zona del N79 sarà il punto focale della deglaciazione della Groenlandia. Secondo i dati completi più aggiornati (relativi al 2019) il 2019 è stato un anno da record, durante il quale la calotta glaciale ha perso circa 530 miliardi di tonnellate, sufficienti a innalzare il livello globale del mare di 1,5 millimetri". 

All'altro capo del mondo, in Antartide, gli sconfinati ghiacciai Pine Island e Thwaites, stanno andando incontro a un destino simile: si stanno fratturando rapidamente nei loro punti più vulnerabili in un processo che potrebbe portare al collasso delle piattaforme di ghiaccio galleggianti su cui poggiano.  Lo scioglimento dei ghiacci ha già superato il punto di non ritorno. E il problema è che non esiste alcune soluzione non diciamo rapida, ma nemmeno a medio termine.

foto ghiacciaio-2

"Quello che sta succedendo in Groenlandia - diceva qualche tempo fa all'Agi all'Agi Renato Colucci, glaciologo e ricercatore presso l'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar) - è una conseguenza inevitabile di un clima non più in grado di sostenere molte delle masse glaciali esistenti, qualcosa che i ricercatori annunciano da tempo". Il glaciologo spiega che l'unico modo per invertire questo processo sarebbe un abbassamento repentino e costante delle temperature medie. "Se prendiamo un cubetto di ghiaccio dal freezer e lo lasciamo fondere - spiega il ricercatore - per salvare quello che resta sarà necessario rimetterlo in ghiacciaia. E' un concetto tanto semplice quanto preoccupante. Se il clima resta invariato, se le temperature medie dovessero smettere di aumentare e restassero ai livelli che registriamo oggi, il ghiaccio continuerà a fondere. Solo nel caso in cui riuscissimo a tornare a temperature medie più basse potremmo recuperare la situazione".

Il 2020 non ha visto le temperature calare. E' già troppo tardi. In passato le abbondanti nevicate invernali e il ghiaccio sciolto erano ancora in una situazione di equilibrio: le calotte glaciali perdevano circa 450 miliardi di tonnellate di ghiaccio all'anno. Adesso la quantità è salita fino ai 500 miliardi di tonnellate ogni anno, e nel frattempo le neve annuale è sempre la stessa o quasi. La Groenlandia sta di fatto perdendo ghiaccio sette volte più velocemente rispetto agli anni '90. 

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Lo scioglimento della Groenlandia riguarda tutti noi: ecco perché

"Stiamo distruggendo nel giro di anni e sempre più velocemente - scriveva lo scorso aprile su Repubblica Marco Tedesco, glaciologo che insegna presso il Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University e ricercatore del centro Nasa Giss a New York - ciò che ha impiegato migliaia di anni a formarsi. Questo ha implicazioni per il mondo intero: oltre all’innalzamento del livello dei mari, la fusione dei ghiacci groenlandesi ha conseguenze enormi sulla flora e la fauna degli oceani circostanti, sulle popolazioni locali e sul clima del nostro Pianeta. Ciò che accade in Groenlandia riguarda tutti noi".

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