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Mercoledì, 18 Maggio 2022

Il caro bollette riapre la partita su Tap e nucleare

Le carte sono tutte a tavola e la partita è aperta. A undici anni dall’ultimo referendum bocciato, l’impennata dei prezzi delle bollette impone all’Europa di inserire la produzione di energia nucleare tra gli investimenti verdi. La Commissione amplia la rosa delle fonti energetiche disponibili e tira dentro anche il gas naturale, ovvero il maggiore responsabile del caro energia in corso. La politica cala i primi carichi, perchè capisce al volo che l’aumento del 55% della luce e del 41,8% del gas nel primo trimestre di quest’anno pone la questione sotto un doppio, scomodissimo, profilo. Quello dell’emergenza economica e quello della crisi climatica. Mentre gli ambientalisti si squalificano dai giochi asserragliandosi sul fronte del no categorico a questa tassonomia verde, in Italia è la Lega a fare le prime mosse. Imputando una buona parte dei rincari ai famosi costi della transizione ecologica, saluta il nucleare come un treno da non perdere e continua a chiedere il raddoppio del gasdotto trans-adriatico (Tap) che approvvigiona l’Italia dall’Azerbaijan. “Passare dalla potenzialità attuale di 10 miliardi di metri cubi all’anno fino a 20 miliardi di metano - specifica a Today Paolo Arrigoni, responsabile del dipartimento energia del Carroccio - ci consentirebbe di essere meno dipendenti dalla Russia. Ma accanto a questo, è necessario aumentare l’estrazione di gas nazionale "a chilometro zero" perchè attualmente importiamo il 95% del nostro fabbisogno, nonostante siamo una delle nazioni più ricche di giacimenti. Si tratta di una fonte energetica strategica per accompagnare la decarbonizzazione e passare all’idrogeno, ma dobbiamo abbatterne i costi. E inserirla tra le misure di sistema per fronteggiare un’emergenza che sta bloccando la ripresa di famiglie, imprese e Comuni”.

In effetti, tra aumento del gas e transizione ecologica la correlazione non è poi così peregrina. Il metano è sì una fonte fossile, ma meno impattante di petrolio e carbone. E’ dunque il primo giocatore che mandano in campo i Paesi che stanno affrontando le fasi iniziali della riduzione di emissioni di anidride carbonica, come la Cina. Ma anche quelli, come la Francia, che lo usano quando spengono le centrali nucleari. La domanda aumenta, i prezzi lievitano. E i fornitori rimangono sempre quelli, che nel caso specifico dell’Europa è la sola Russia. Mentre l'impiego è destinato a crescere, non a diminuire. “Il rincaro del gas si porta dietro anche quello dell’elettricità, visto che la metà della produzione italiana è alimentata da centrali a metano", prosegue il Senatore. "In queste condizioni gli attori economici stanno cercando di assorbire i costi a monte ma non ce la fanno più e sono costretti a scaricare sui prezzi. E poi l’inflazione fa il suo. Per questo abbiamo chiesto uno scostamento di bilancio significativo immediato. Non si tratta di un problema congiunturale ma di un’emergenza strutturale”. Fu Salvini stesso infatti, durante la conferenza stampa di presentazione del piano energetico della Lega lo scorso 12 gennaio, a chiedere “30 miliardi come minimo indispensabile” a sostegno di famiglie e imprese. Che quest’anno potranno trovarsi di fronte un costo annuale aggiuntivo di mille euro. E poi c’è “la bella”, la partita delle partite, quella che soffre un pò di più dello scontro ideologico tra produttività e difesa dell’ambiente. “Se noi vogliamo perseguire gli obiettivi di emissione zero nel 2050 contro i cambiamenti climatici e se vogliamo rispondere alla tendenza dell’elettrificazione crescente dei consumi; se vogliamo erogare energia in modo stabile e non fluttuante come accade con eolico e fotovoltaico e se vogliamo passare dal gas all’idrogeno, sul lungo periodo non ci sono altre alternative all’energia nucleare. Dobbiamo bandire l’ideologia, riaprire il dibattito con rigore scientifico e analizzare costi e rischi degli impianti di ultima generazione, molto diversi rispetto a quelli che provocarono i disastri di Chernobyl e Fukushima. Oltre a riprendere la ricerca sulla fissione. Bisogna sedersi al tavolo e condividere l’obiettivo finale che è quello di tutelare il Pianeta”, conclude Arrigoni.

La Lega di governo ha le idee chiare e un piano strutturato. E non è sola. Scostamento di bilancio a parte (che non pare nelle intenzioni di Draghi), fu il Ministro Cingolani a rompere il muro del silenzio sul nucleare e dietro di lui, arrivò Confindustria. Giorgia Meloni rimane più cauta e avanza l’unica obiezione dei tempi lunghi. Nel frattempo, la roccaforte ambientalista ha indotto Enrico Letta a dichiarare la contrarietà del Partito Democratico su tutto: tassonomia, gas e nucleare. Lockdown energetici in arrivo? Forse intanto conviene attrezzarsi con una scorta di candele.

Il caro bollette riapre la partita su Tap e nucleare

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