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Sabato, 28 Gennaio 2023
Cambiamenti climatici

Il Mondo che brucia, il ministro Cingolani: "Scenari letali"

Dalla Grecia, Turchia e Italia alla California, dall'Australia alla Siberia, l'Amazzonia e l'Africa, il mondo sta bruciando: lo si può vedere chiaramente dall'immagine diffusa dalla Nasa.

Dalla Grecia, Turchia e Italia alla California, dall'Australia alla Siberia, l'Amazzonia e l'Africa, il mondo sta bruciando: lo si può vedere chiaramente dall'immagine della Fire Information for Resource Management System della Nasa. Nella mappa i punti rossi, rilevati con lo strumento Modis a bordo del satellite Terra della Nasa, indicano i luoghi in cui ci sono alte temperature e sono in corso incendi. Si può così vedere che ad essere colpiti sono gran parte del Nord e del Sud America, e la zona centro-meridionale dell'Africa, in particolare Zambia, Angola, Malawi e Madagascar. Nella Repubblica democratica del Congo lo strato di fumo è così spesso che molte aree sono completamente oscurate. Ad ardere ci sono anche la penisola arabica, la costa mediterranea, l'Europa nord-orientale, mentre in Asia a bruciare sono le coste dell'India, la Siberia, nonché Cina, Malesia e Indonesia.

La foto diffusa nel giorno della pubblicazione del sesto rapporto dell'Ipcc che ha destato sconcerto per la portata dei cambiamenti climatici che lo studio dell'Onu ha definito catastrofici. Ma cosa si può fare? In realtà ben poco, almeno qui in Italia. Lo spiega il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani dalle pagine di La Repubblica. "Potremmo arrivare a livelli di temperatura altissimi, oltre i 3 gradi - spiega - Una situazione insostenibile, letale".

"Ci sono scenari contenuti nel rapporto secondo cui, se riusciamo a rispettare una certa quantità di emissioni di gas climalteranti nei tempi previsti dagli Accordi di Parigi, allora potremo tenere sotto controllo l'incremento di temperatura. Ecco perché è molto importante lavorare in questa decade per non far crescere il riscaldamento oltre il tetto di 1,5 gradi. Da qui al 2030 siamo chiamati a un cambiamento epocale".

Per Cingolani ci sono "questioni geopolitiche importanti e complesse" che ostacolano questo cambiamento. "Occorre - ha spiegato - che i criteri di distribuzione dei 'sacrifici' siano chiari. Ora non lo sono affatto. Per esempio, oggi c'è chi, come Paesi con miliardi di abitanti, vorrebbe che si tenesse conto delle emissioni pro capite, molto basse nel loro caso, e non di quelle complessive". E il rapporto Ipcc non sarà risolutivo in vista della conferenza sul clima Cop26, di cui l'Italia è co-organizzatrice perchè "non inciderà sulle questioni geopolitiche". Noi dal canto nostro stiamo realizzando un programma che "è pensato per essere in linea con gli Accordi di Parigi e anzi accelerare in questa decade e centrare 1,5 gradi anziché stare sotto i 2. Tutte le politiche che stiamo adottando con il Pnrr e in collaborazione con l'Europa vanno in questa direzione". Ma più di questo "noi e Bruxelles non possiamo fare. Sono i grandi Paesi a dover cambiare strategia e noi stiamo lavorando per favorire un accordo in questo senso".

Tutti gli scenari, cosa succederà a causa del cambiamento climatico

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