Venerdì, 26 Febbraio 2021

L’anno nero per l’ambiente: nel 2017 mai così tanti arresti e inchieste per ecoreati

Mai nella storia italiana ci sono stati arresti e inchieste su ecoreati e rifiuti come nel 2017. Lo rivelano i dati dell’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente: solo lo scorso anno 538 ordinanze di custodia cautelare per reati ambientali

Il 2017 sarà ricordato come l'anno del boom per quanto riguarda arresti e inchieste su ecoreati e rifiuti. Mai nella storia del nostro Paese, infatti, sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l'ambiente e sono state condotte tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti come nello scorso anno.

Ambiente, lotta agli ecoreati

Le 538 ordinanze di custodia cautelare per reati ambientali nello scorso anno rappresentano ben il 139,5% in più rispetto al 2016, come emerge dal Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, presentato questa mattina a Roma.

Si tratta di un risultato importante sul fronte repressivo frutto sia di una più ampia applicazione della legge 68 che nel 2015 ha introdotto nel codice penale i delitti contro l'ambiente, come emerge dai dati forniti dal ministero della Giustizia (158 arresti, per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati, contro i 265 dell'anno precedente) sia per il vero e proprio balzo in avanti dell'attività delle forze dell'ordine contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato (erano 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016).

Il settore dei rifiuti è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti, che sfiorano il 24%. A completare il quadro, un fatturato dell'ecomafia che sale a quota 14,1 miliardi, una crescita del 9,4%, dovuta soprattutto alla lievitazione nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale.

Corruzione, nemico numero di ambiente e cittadini

La corruzione rimane, purtroppo, il nemico numero uno dell'ambiente e dei cittadini, che nello sfruttamento illegale delle risorse ambientali riesce a dare il peggio di sé. I numeri di questa nuova edizione del rapporto Ecomafia, spiega il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, "dimostrano i passi da gigante fatti grazie alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel Codice penale, ma servono anche altri interventi, urgenti, per dare risposte concrete ai problemi del paese. La lotta agli eco criminali deve essere una delle priorità inderogabili del governo, del parlamento e di ogni istituzione pubblica, così come delle organizzazioni sociali, economiche e politiche, dove ognuno deve fare la sua parte, responsabilmente".

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"Contiamo - prosegue Ciafani - sul contributo del ministro dell'ambiente Sergio Costa e sulla costruzione di maggioranze trasversali per approvare altre leggi ambientali di iniziativa parlamentare come avvenuto nella scorsa legislatura. Noi lavoreremo perché tutto questo avvenga nel più breve tempo possibile, continuando il nostro lavoro di lobbying per rendere ancora più efficace la tutela dell'ambiente, della salute dei cittadini e delle imprese sane e rispettose della legge''. I dati raccolti sono il risultato dell'azione delle forze dell'ordine e delle autorità di controllo, che oggi si svolgono in un rinnovato e più efficace quadro normativo e con una rinnovata attività di controllo che vede per la prima volta fare sistema il lavoro dell'Ispra e quello della rete nazionale delle Arpa.

Reati ambientali, cosa fare?

Per contrastare il fenomeno Legambiente suggerisce l'adozione di alcune misure.

1. Mettere in campo un'operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla legge 68 che deve essere conosciuta nel dettaglio per sfruttarne appieno le potenzialità.

2. Sempre con riferimento alla legge 68/2015 occorrerebbe rimuovere la clausola di invarianza dei costi per la spesa pubblica prevista nella legge sugli ecoreati, così come in quella che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente. Allo stesso tempo è necessario completare l'iter di definizione dei decreti attuativi del ministero dell'ambiente e della presidenza del Consiglio dei ministri per rendere pienamente operativa la legge 132 del 2016 che ha riformato il sistema nazionale delle Agenzie per la protezione dell'ambiente.

3. Semplificare l'iter di abbattimento delle costruzioni abusive, avocando la responsabilità delle procedure agli organi dello stato, nella figura dei prefetti, esonerando da tale onere i responsabili degli uffici tecnici comunali e, in subordine, soggetti che ricoprono cariche elettive, ovvero i sindaci.

4. Approvare il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo, all'interno dello stesso nuovo Titolo VI bis del Codice penale, un nuovo articolo che prevede sanzioni veramente efficaci (fino a sei anni di reclusione e multe fino a 150.000 euro) per tutti coloro che si macchiano di tali crimini.

5. Per l'associazione ambientalista, suscita perplessità il nuovo istituto giuridico della non punibilità per particolare tenuità dell'offesa introdotto dal Dlgs 16 marzo 2015, n. 28, che soprattutto nel caso dei reati ambientali contravvenzionali rischia di vanificare molti procedimenti aperti. Per scongiurare tale rischio Legambiente chiede che venga quanto meno esclusa l'applicabilità al caso dei reati ambientali.

6. Nell'ottica di garantire migliore protezione al nostro patrimonio storico-culturale, rivedere il quadro normativo, partendo dal dato di fatto che, se si esclude il delitto di ricettazione il rimanente quadro sanzionatorio in mano agli inquirenti è ancora troppo generoso per i trafficanti. Basterebbe recuperare il lavoro fatto nella passata legislatura, e sollecitato dagli allora ministri competenti Dario Franceschini e Andrea Orlando, con la delega data al governo per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale, per arrivare all'approvazione di un nuovo titolo ''Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale''.

7. Sul fronte agroalimentare, riprendere la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari della Commissione ministeriale presieduta dall'ex procuratore Gian Carlo Caselli, che introduce una serie di nuovi reati che vanno dal ''disastro sanitario'' all'''omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose'' dal mercato. 8. L'accesso alla giustizia da parte delle associazioni, come Legambiente, dovrebbe essere gratuita e davvero accessibile. 9.Legambiente, infine, chiede al parlamento di istituire al più presto le commissioni d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulla vicenda dell'uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell'operatore Miran Hrovatin.

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I numeri degli ecorati nel 2017

Nel 2017 la legge 68 sugli ecoreati, complessivamente, cioè considerando sia la parte sui delitti previsti dal codice penale che quella sulle prescrizioni ex Parte VI bis del Codice dell'Ambiente, è stata applicata dalle forze dell'ordine 484 volte, portando alla denuncia di 31 persone giuridiche e 913 persone fisiche, arrestandone 25, chiudendo il cerchio con 106 sequestri per un valore complessivo di oltre 11,5 milioni di euro.

A livello regionale e sempre considerando il lavoro delle forze di polizia sulla legge 68, ribaltando il quadro generale che di solito vede le regioni a tradizionale insediamento mafioso tra le più colpite, la Sardegna registra il numero più alto di contestazioni, 77, seguita dalla Sicilia, (48), dal Lazio (47), dall'Umbria (47), dalla Calabria (44) e dalla Puglia (41). In linea con lo spirito della legge, che assegna alle forze dell'ordine il compito di perseguire i delitti veri e propri e al Sistema nazionale di protezione ambientale che riunisce l'Ispra e la rete regionale delle Arpa (Snpa), in qualità di organo tecnico, quello di guidare i procedimenti di asseverazione delle prescrizioni per i reati meramente contravvenzionali (secondo quanto disciplinato dalla Parte VI bis del Codice dell'Ambiente), queste nel 2017 hanno impartito, secondo i dati forniti in esclusiva a Legambiente da Snpa, 1.692 prescrizioni, quasi 5 al giorno, la maggioranza delle quali, circa 1.000, già ottemperate (e ammesse al pagamento), incassando più di 3 milioni di euro.

"Ancora tanti arresti"

"Dopo tre anni la legge sugli ecoreati funziona", è il commento del sottosegretario all'Ambiente, Salvatore Micillo, commenta il rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, ricordando le "tante difficoltà" per approvare la legge 68. Eppure, sottolinea Micillo "quella legge era il primo tassello fondamentale per poter risalire". I numeri presentati dal rapporto di Legambiente "sono importanti, gli arresti sono tanti e non ci fanno piacere". Si tratta, sottolinea Micillo, di "14 miliardi di euro che non entrano nelle casse dello Stato con i quali si potrebbero fare molte cose". Alle forze dell'ordine "chiediamo particolare attenzione sugli incendi che avvengono nelle aziende" aggiunge Micillo auspicando una grande opera di formazione sulla legge 68.

E proprio sulla legge sugli ecoreati "sono tante le modifiche che si potrebbero fare" sottolinea il sottosegretario annunciando che "oggi parte la discussione in Aula sull'istituzione della commissione ecomafie che ha portato tanti risultati la scorsa legislatura". "L'augurio è che il rapporto ecomafie non si presenti più, questo significherebbe che non ci sono più reati o inquinamento da raccontare" conclude Micillo.

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