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Venerdì, 20 Maggio 2022

Se gli ambientalisti vanno contro il paesaggio: è scoppiata la pale-eolico mania

Non piove da tre mesi, il vento non soffia e tutti gli indicatori suggeriscono che i periodi di siccità prolungata saranno sempre più frequenti. Eppure sembra scattata una vera e propria corsa alla pala dell’eolico, da piantare bene o male purché si pianti. Sul crinale della montagna (Toscana), dentro la faggeta secolare (Calabria), sul lungomare davanti al Castello Aragonese di Taranto. Sarà la nevrosi della scarsità delle forniture di energia dai Paesi in guerra, saranno i ventitré miliardi in arrivo per la transizione energetica. Fatto sta che di fronte alla pale-eolico mania, persino gli ambientalisti hanno abdicato al loro inviolabile ruolo di paladini della cosa verde. E si sono rivolti direttamente al Ministro della Cultura Dario Franceschini, intimandogli di tenere a freno le proprie Soprintendenze le quali finora, si sarebbero prodigate in un eccesso di pareri negativi agli impianti. Motivati mica da una posizioni ideologiche, ma dalle valutazioni tecniche di impatto sul paesaggio. Che non solo in molti casi rimarrebbe orfano di centinaia di ettari di ecosistema boschivo con alterazioni irreversibili, ma che rischierebbe anche grosso per un dissesto idrogeologico non calcolato. Dal centro al sud dello Stivale (al nord il clima preferisce l’idroelettrico), sono molte le contese sui parchi eolici approdate al pronunciamento definitivo del Consiglio dei Ministri. In un quadro talmente paradossale che il “sì a tutti i costi” degli ambientalisti si è profuso in reciproche attestazioni di stima nientemeno che con il segmento energia di Confindustria. Il mondo al contrario, regali della "transizione ecologica". Poi, tanto per abbassare la tensione, in qualche caso è intervenuto anche Vittorio Sgarbi. 

Le dieci pale del Mugello

Al momento, le turbine che girano più velocemente sono quelle del Mugello. Dieci pale eoliche di 170 metri di altezza sono state autorizzate dalla Regione Toscana di Eugenio Giani e bloccate dalla Soprintendenza guidata da Andrea Pessina. In ballo ci sono circa 30 megawatt, cioè il più grande tra i dieci parchi toscani. Vittorio Sgarbi aveva deplorato l’approvazione da parte dell’assessore regionale all’ambiente con un “Monia Monni capra! Il Mugello è dov'è nato Giotto!”. Mentre a Today, il Soprintendente ha motivato così lo stop: “Il problema non è solo la costruzione delle pale che hanno un’altezza di 170 metri fuori terra, con altrettanti infilati nel terreno da una base di cemento armato", spiega Pessina. "E’ soprattutto il fatto che i materiali vengono portati in quota con autoarticolati di grandi dimensioni. Per salire, questi hanno bisogno di una strada asfaltata, con poca pendenza e senza curve troppo strette. Per avere dieci pale sul Monte Giogo al Mugello quindi, si dovranno aprire attraverso sei ettari e mezzo di boschi di gran pregio parecchie strade asfaltate, livellando il monte. E’ vero che il proponente si è impegnato a ripristinare il paesaggio togliendo l’asfalto. Ma questa ferita creerà comunque un dissesto sulla montagna, oltre alla perdita irreparabile delle piante. Si tratta di una ferita aperta nel paesaggio. Non è sufficiente nasconderla, la ferita resta”. All’indomani di questa decisione, il governatore in quota PD aveva ribattuto con un irritato “Non è possibile. Bisognerà rimettere una mano alle norme”. Che tradotto, significa che se la norma dice che è sbagliato, si corregga la norma. Intanto la Presidenza del Consiglio ha già concluso la prima seduta dirimente sul tema. “Il nostro parere - prosegue Pessina - era stato richiesto molti mesi fa. Adesso, alla luce della crisi energetica ed economica immagino che prevarrà la linea del sì”.

L’ambientalismo ha perso la sua tinta green 

In questo bailamme, al quale si aggiunge la protesta unanime da parte dei cittadini e associazioni che vivono al Mugello, l’ambientalismo ha perso la sua tinta green. E’ stato direttamente Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, a pubblicare uno dei tanti post al vetriolo (poi scomparso dai social) contro la Soprintendenza di Pessina. Un affondo che rimane però in buona compagnia di fior fior di interviste che da tempo, dentro e fuori dai social, hanno individuato e preso di mira il nemico della transizione ecologica. Cioè l’istituto della tutela del paesaggio. Reo, secondo Ciafani, di essere in preda a una “follia autorizzativa”, di fronte alla quale - senza mezzi termini - ingiunge al Ministro Franceschini: “E’ ora di superare il solito ostracismo del Ministero della Cultura”, affinché Franceschini stesso “prenda in mano questa situazione e affronti una volta per tutte questo stillicidio di pareri assurdi da parte delle Soprintendenze”. “Se vogliamo arrivare a fare 20 GW all'anno nei prossimi 3 anni, come chiede Elettricità Futura di Confindustria, il Ministro deve cambiare registro su eolico, agrivoltaico e fotovoltaico. E il governo deve approvare subito un nuovo decreto semplificazioni”. Quindi semplificata la norma, sparito il problema della tutela degli ecosistemi? Forse una questioncina da risovere senza tifoserie ce l'avremmo invece, se anche l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace conferma di “non vedere molti posti in Italia in cui mettere le pale eoliche”. Condannandone la crescita e volgendo altrove il business della multinazionale italiana dell'energia. Intanto, cerchiamo posto tra le faggete, sul lungomare di Taranto e al porto di Genova.

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