Mercoledì, 22 Settembre 2021
Ambiente

Pesticidi: 175 le sostanze rinvenute nelle acque potabili, a rischio la qualità

Ad affermarlo l’edizione 2014 del Rapporto nazionale pesticidi nelle acque che l’Ispra ha presentato a gennaio

La salute delle nostre acque n on è delle migliori. “Sono 175 le sostanze trovate nelle acque  superficiali e sotterranee italiane nel 2012. In cima alla lista, gli erbicidi: il loro utilizzo diretto sul suolo,  spesso concomitante con le intense precipitazioni meteoriche di inizio primavera, ne  facilita  la migrazione  nei corpi idrici”. Con gli effetti sulla qualità delle acque potabili che tutti conosciamo. Ad affermarlo  l’edizione 2014 del “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque” che l’Ispra ha presentato lo scorso 8 gennaio. 

Come si legge nel sito della Efsa- European Food Safety Autority (l’Autorità Europea per la Difesa Alimentare) con il termine pesticidi si “indicano i prodotti usati principalmente in agricoltura per proteggere le colture e impedire che vengano distrutte da malattie e infestazioni”. Utilizzate nel 95% dei casi in agricoltura, questi pesticidi possono penetrare molto in profondità nel terreno raggiungendo anche le falde acquifere sotterranee, rifornimento idrico delle città e quindi con seri rischi per la qualità delle acque potabili. 

“Nel 2012, si legge nel rapporto Ispra, sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei 1.355 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 31,0% dei 2.145 punti di quelle sotterranee”. Ma il dato sicuramente più allarmante è che in questi campioni sono stati riscontrati delle vere e proprie miscele di sostanze diverse, fino a un massimo di 36 contemporaneamente. Questo peggiora ancora la situazione perché aumenta in maniera esponenziale l’effetto dannoso di queste sostanze. 

Per cercare di arginare questo problema è stata approvata la direttiva CE 152/99, che impone limiti molto restrittivi (soprattutto per erbicidi e insetticidi) sulla presenza di queste sostanze nelle acque destinate a fini potabili. Ma questa non è l’unica. A livello comunitario si sono stabilite delle normative per cercare di ridurre l’utilizzo di queste sostanze nell’ambito agricolo: la direttiva quadro acque, la 2000/60/CE, prevede la realizzazione “di piani d’azione nazionali per definire gli obiettivi quantitativi, le misure,i tempi e gli indicatori per la riduzione dei rischi e degli impatti dell’utilizzo dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente e per incoraggiare lo sviluppo e l’introduzione della difesa integrata e di approcci o tecniche alternativi al fine di ridurre la dipendenza dall’utilizzo di pesticidi”. 

Queste tecniche alternative prevedono, specifica la normativa, il “ricorso a misure di mitigazione che riducano al minimo i rischi di inquinamento al di fuori del sito causato da dispersione dei prodotti irrorati, drenaggio e ruscellamento. Esse includono la creazione di aree di rispetto di dimensioni appropriate per la tutela degli organismi acquatici non bersaglio e di aree di salvaguardia per le acque superficiali e sotterranee utilizzate per l’estrazione di acqua potabile, nelle quali sia vietato applicare o stoccare pesticidi”.

Ma anche “la riduzione, per quanto possibile, o l’eliminazione dell’applicazione dei pesticidi sulle o lungo le strade, le linee ferroviarie, le superfici molto permeabili o altre infrastrutture in prossimità di acque superficiali o sotterranee oppure su superfici impermeabilizzate che presentano un rischio elevato di dilavamento nelle acque superficiali o nei sistemi fognari”. Nonostante le normative e la diminuzione delle vendite, in questi ultimi anni, di questi prodotti, il problema ancora sussiste e va assolutamente arginato. Per la nostra sicurezza e per quella dell’ambiente che ci circonda.

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