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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Ambiente

Teulada, il poligono delle polemiche: "Servono studi indipendenti sull'inquinamento"

Il gruppo di studio di "A foras", l’Assemblea sarda contro l’occupazione militare, ha presentato un lungo, dettagliato e documentato dossier per indagare tutte le contraddizioni dei territori e delle comunità limitrofe al Poligono. La Sardegna è un'isola militarizzata

Il Poligono permanente per esercitazioni terra-mare-aria di Teulada è stato teatro nelle ultime due settimane dell’imponente esercitazione interforze Joint Stars. Un evento addestrativo importante: teatro, come spesso accade, il sud della Sardegna, con la seconda installazione militare per grandezza presente sull’Isola, operativa da più di sessant'anni. Il Poligono di Teulada è il secondo più grande d’Italia e d’Europa per estensione: 7.425 ettari a terra, a cui si sommano i 75.000 ettari per "zone di restrizione dello spazio aereo e le zone interdette alla navigazione".

Da anni gli abitanti del luogo e comitati locali chiedono costantemente la chiusura della base, la bonifica delle aree inquinate e la restituzione delle aree alla comunità. Il gruppo di studio di "A foras", l’Assemblea sarda contro l’occupazione militare, ha presentato un lungo, dettagliato e documentato dossier per indagare numerose contraddizioni dei territori e delle comunità limitrofe al Poligono. Dalle dinamiche socioeconomiche e demografiche dei comuni coinvolti (direttamente e indirettamente), fino alla valutazione dell’impatto di oltre 60 anni di esercitazioni nel poligono su ambiente e salute. Un argomento complicato, su cui spesso è persino difficile impostare un confronto: chi difende la massiccia presenza militare in Sardegna (il 60 per cento delle servitù militari italiane è sull'isola) parla soprattutto delle ricadute occupazionali sul territorio garantite da basi e poligoni. E' davvero così?

Gli equilibri geopolitici sono enormemente mutati negli ultimi decenni: è passato più di mezzo secolo da quando a Washington venne disegnato il ruolo dell'Italia nello scacchiere della Guerra Fredda. Dall'altra parte dell'oceano venne definito il ruolo della Sardegna come crocevia strategico nello scenario internazionale. La Sardegna era il cuore, il punto critico, del sistema politico-militare creato dall’alleanza atlantica nello scenario europeo. Nonostante la caduta del Muro di Berlino, la Sardegna non ha visto cambiare il peso della presenza militare. Basti pensare che nel 2015, Teulada ha ospitato parte della “storica” Trident Juncture, la più grande esercitazione NATO degli ultimi decenni.

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Partiamo dall'inizio. L’espansione ed il potenziamento delle attività del Poligono permanente di Teulada negli anni '50 e '60 proseguirono spediti. I terreni agricoli di Teulada e Sant’Anna Arresi vennero ceduti uno dopo l'altro allo Stato. Il Poligono avrebbe portato lavoro e ricchezza a tutta la popolazione locale. Le procedure di esproprio in un primo momento riguardarono "solo" 400 ettari. Inesorabilmente col passare degli anni si arrivò fino agli attuali 7.400 ettari, espropriati a ben 232 diversi proprietari. Trenta chilometri di litorale fanno parte del Poligono. Queste spiagge, si legge nel dossier di "A foras", vengono bonificate prima della stagione estiva e dunque fruibili per due mesi l’anno. Dentro al Poligono è presente il Sito di Interesse Comunitario (SIC) “Isola Rossa e Capo Teulada” (3.715 ettari a terra, 1.236 ettari a mare). L’obiettivo dell’istituzione dei SIC è preservare proprio particolari habitat e specie. Nella documentazione ufficiale si ritiene che il territorio “conservi la sua elevata naturalità per la presenza, sin dagli anni ’50, di un poligono militare, che pur causando con le sue attività diversi fenomeni di degrado ambientale, quali inquinamento e danneggiamento degli habitat per il transito di mezzi pesanti, ha impedito la realizzazione di insediamenti turistici e di infrastrutture di trasporto, oggi limitate a piste, vecchie carrarecce e sentieri."

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Un'area naturale, quasi intatta. Davvero? Non è proprio così secondo molte associazione ambientaliste. Infatti da anni la presunta naturalità dell’area è "fortemente compromessa dalle attività militari - scrive A foras -  I fattori d’inquinamento riguardano la massiccia presenza di “corpi inerti” abbandonati, a terra come a mare: sono presenti proiettili da mortaio inesplosi, bossoli, missili, cingoli di carro-armato, bombe di varia taglia e siluri". I numeri presentati nel dossier destano una certa impressione. "I residuati ammonterebbero a 1.750-2.950 tonnellate con quantità rilevanti di materiali inquinanti". Dal 2009 al 2013, sono stati esplosi 24.000 colpi tra artiglieria pesante, missili e razzi, la maggior parte dei quali contro la penisola Delta (una delle zone del Poligono, ndr). Le immagini satellitari indicano le alterazioni del terreno con crateri fino a 19-20 metri di diametro. La comparazione delle foto aeree dal 1954 ad oggi, evidenzia una sempre più grave frammentazione del territorio dato da nuove piste, sentieri e  strade, che prima della nascita del Poligono non esistevano".

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Il problema di fondo, come spiega anche il gruppo di studio di "A foras2, è che gli studi ambientali fatti sul campo sono pochi: "Nel 2007 la NURC (Nato Undersea Research Centre) su commissione del Ministero della Difesa, ha svolto uno studio su 5 km quadrati  di fondale nell’area permanentemente interdetta. Con tutta probabilità, l’obiettivo ultimo non era quello di ottenere una dettagliata mappatura per
un’eventuale bonifica, ma un test sul funzionamento dei costosi strumenti a bordo della nave Leonardo. Nella ricerca è emersa la presenza di diversi residuati metallici. È stata mappata la prateria di Posidonia, ma non se ne conoscono pubblicamente le condizioni. Nel 2005 è stato commissionato dallo Stato Maggiore dell’Aereonautica all’CNR-ISMAR di Ancona (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Ist. Scienze Marine) uno “Studio per la riduzione dei vincoli permanenti nell’area marina di Capo Teulada”, anch’esso posto sotto segreto. Nel luglio 2009, un'altra ditta è stata incaricata di portare a termine l’attività di ricercae classificazione degli residui presenti sul fondale marino. I risultati non sono stati mai divulgati".

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Arriviamo così a uno dei punti centrali nel dibattito sulla presenza militare in Sardegna? I poligoni e le basi portano lavoro? Ci sono alcune centinaia di posti di lavoro tra poligoni e indotto, ma le ricadute economiche sul territorio sono significative? Reddito e sviluppo sono aumentati nel corso dei decenni? Il dossier di "A foras" mostra che la presenza militare ha inciso sul sottoutilizzo del patrimonio turistico di Teulada. Emerge anche un elemento positivo. Tra il 2000 e il 2010 c'è stato un incremento delle aziende agricole e della superficie agricola nel comune. Ma proprio tenuto conto di questa vocazione agricola, si chiedono da A foras. "le aziende e gli occupati nel settore sarebbero maggiori se il Poligono non occupasse il 30% del territorio comunale? E le aziende limitrofe alla base (o che in certi casi, dietro concessione, sono site in parte al suo interno) lavorano in sicurezza? È dunque necessario domandarsi se il potenziale, tanto agricolo quanto turistico, di Teulada sia compatibile con l’occupazione militare. Queste attività possono certamente costituire un volano per una crescita sostenibile del territorio, ma tale potenziale viene inibito dal momento che alcune aziende agricole lavorano a stretto contatto con le esercitazioni, in un suolo inquinato dai bombardamenti, mentre le coste e i fondali sono disseminati di residuati bellici".

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Pensare, progettare e portare avanti un reale sviluppo dei territori maggiormente coinvolti dalla presenza militare in Sardegna è arduo. Il tema è trattato marginalmente dai media nazionali, ma ciò che più colpisce è lo scarso interesse che l'argomento suscita nei territori stessi. E lo spopolamento incombe. Da 65 anni a questa parte Teulada perde mediamente 30 abitanti all’anno. Le compensazioni e gli indennizzi previsti sin dal 1976 per Teulada (come per altri territori “particolarmente oberati” dalla presenza di basi militari) non bastano e non basteranno da soli per dare un futuro extra-militare a queste terre. 

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Su tutto, pesa il punto di domanda sulla situazione ambientale. "Migliaia di missili Milan al torio lanciati (e solo in parte smaltiti), migliaia di tonnellate di metalli ancora presenti sul poligono, fondali mai bonificati, crateri di 20 metri di diametro sono solo alcune delle conseguenze delle attività portate avanti dai militari. Fino ad arrivare alla famigerata zona Delta, la penisola di Capo Teulada interdetta al traffico di mezzi e persone (militari compresi), per via del suo carico di residuati esplosivi (sia a terra che a mare), tanto da renderla non bonificabile a detta dell’Esercito stesso. Tutte le principali analisi ambientali fin qui portate avanti sono state commissionate dal Ministero della Difesa
(o da soggetti ad esso vicini), e solo in parte rese pubbliche (grazie al segreto militare). Così come per le bonifiche (che i militari dicono ogni anno di portare avanti), anche le analisi degli effetti del poligono sull’ambiente devono essere effettuati da organismi indipendenti, e non su commissione degli stessi controllati" chiedono da A foras. 

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