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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Nonostante la pandemia, le ecomafie prosperano

Secondo il nuovo report di Legambiente, nel 2020 i reati ambientali registrano un segno positivo nonostante la flessione dei controlli. Boschi e animali i più colpiti. Cresce l’impatto nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa

Attacco all’ambiente. Né i lockdown né l’introduzione degli ecoreati nel Codice Penale hanno potuto invertire la tendenza in aumento degli illeciti ambientali. Anzi. Nonostante nel 2020 i controlli si siano ridotti del 17%, si è registrato un incremento della criminalità dello 0,6%. E’ la sintesi di una fotografia molto articolata, scattata dal nuovo Rapporto Ecomafia di Legambiente che registra una media di 95 atti illegali al giorno. E come spesso accade, a farne le spese più di tutti sono stati i boschi e gli animali. Per rendere più efficace l’azione dello Stato, gli ambientalisti presentano 10 proposte: “Fondamentale – ammonisce Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - non abbassare la guardia contro gli ecocriminali, completare e rafforzare il sistema normativo e alzare il livello qualitativo dei controlli pubblici ambientali in tutta Italia, a partire dal Centro-Sud, soprattutto ora che il Paese spenderà le ingenti risorse pubbliche previste dal PNRR”.

Tutti i numeri 

Nel dettaglio, i reati contro la fauna rappresentano da soli il 23,5% del totale dei reati ambientali con 6.792 persone denunciate, oltre 18 al giorno, 5.327 sequestri effettuati e 33 arresti. Numeri sicuramente in difetto rispetto alla realtà, sia per l’esiguità dei controlli effettivi (principalmente nelle aree interne e naturali), sia per la scarsa efficacia del sistema sanzionatorio, ancora privo di delitti adeguati alla gravità dei fatti. E la fauna porta con sé i boschi. Nell’anno che ha mandato in fumo quasi 180mila ettari di superficie forestale, i reati relativi agli incendi sono aumentati dell’8,1% rispetto all’anno precedente. Ma una flessione c’è stata ed ha riguardato il ciclo dei rifiuti, che aveva sempre rappresentato un grave problema. Fino ad appellare intere zone della Campania come “Terre dei fuochi”. Nel caso degli smaltimenti illegali infatti lo scorso anno ha registrato un -12,7% rispetto al 2019, ma più arresti (+15,2%). Un dato che può frenare gli entusiasmi comunque, se consideriamo che potrebbe essere riconducibile ai periodi di chiusura di molte attività produttive durante i lockdown. Reati in leggera flessione anche nel ciclo del cemento (-0,8%), con una crescita però delle persone denunciate. I dati, frutto del lavoro svolto dalle forze dell’ordine, dalle Capitanerie di porto e dalla magistratura insieme al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, mostrano dunque una criminalità diffusa, seppure maggiormente concentrata nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: Sicilia, Campania, Puglia e Calabria.

"Scongiurare infiltrazioni mafiose in vista del Pnrr"

“In un momento storico in cui dovremo spendere ingenti risorse pubbliche previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) – prosegue Ciafani - va scongiurato in ogni modo il rischio di infiltrazioni ecomafiose nei cantieri per la realizzazione di opere ferroviarie e portuali, impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e di riciclo dei rifiuti, depuratori, interventi di rigenerazione urbana, infrastrutture digitali, solo per fare qualche esempio delle opere che servono alla transizione ecologica del paese”. E proprio per questo conclude Enrico Fontana, responsabile osservatorio ambiente e legalità dell’associazione ambientalista: “E’ necessario completare il quadro normativo e rimediare all’errore commesso due mesi fa. Quando la riforma del Codice Penale ha introdotto l’improcedibilità per i delitti ambientali, nel caso di una soglia temporale troppo lunga”. 

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