Giovedì, 21 Ottobre 2021
Ambiente

Trivelle, la Consulta boccia il Governo e dà la parola ai cittadini: sì al referendum

Quanto disposto dalla legge di Stabilità, benché segni un dietro front radicale, non risolve il conflitto sollevato dalle Regioni sulla questione della fascia marina off limits. Soddisfatte Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e Wwf

La Corte Costituzionale ha detto sì al referendum, proposto da nove consigli regionali, contro le trivellazioni in mare. Il quesito, che aveva già superato il vaglio della Cassazione a differenza degli altri 5 proposti dalle Regioni e bloccati dalla Suprema Corte, riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate.

La notizia è stata accolta con gioia dalle associazioni ambientaliste che da mesi stanno chiedendo a gran voce al Governo di dire basta alle trivelle. “La sentenza ci dà lo spunto per rilanciare richieste chiare al Governo: rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa (a cominciare da Ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani”, il commento di Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e Wwf.

"Il giudizio della Consulta chiarisce come quanto disposto con gli emendamenti alla legge di Stabilità lo scorso dicembre, benché segni un dietro front radicale (e positivo) del governo, non risolva - sulla questione della fascia marina off limits - il conflitto sollevato dalle Regioni contro la strategia fossile del governo Renzi", continuano le associazioni. Il governo, nell'ultima legge di Stabilità, ha infatti previsto il divieto di autorizzare nuove trivellazioni in mare entro 12 miglia, aggiungendo però che - per quanto riguarda le autorizzazioni già rilasciate - la concessione potrà durare "fino alla durata utile del giacimento" e non, come chiedono i promotori del referendum, per una durata non superiore ai 30 anni (nel caso dell'estrazione) e 6 anni (nel caso delle attività di ricerca).

Adesso quindi la parola passa ai cittadini che esprimeranno la loro preferenza. Prima però ci sarà la campagna referendaria, che da "oggi ufficialmente impegnerà tutte le energie positive del Paese nel tentativo di respingere l’assalto dei petrolieri ai nostri mari e i piani fossili del governo di Roma".

Di campagna referendaria già avviata e di consultazione dal sapore "eminentemente politico" ha parlato subito il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il governatore del Pd che più si è esposto contro il Governo su questa vicenda. "Mi auguro - ha detto Emiliano - che la paura della coincidenza di questo referendum con quello sulle riforme costituzionali non stronchi questa discussione. Certo, il Governo può fare un'altra norma 'uccidi-referendum' e mi auguro, a questo punto, che la eviti, perché la campagna referendaria partirà oggi stesso e bisogna evitare che gli italiani pensino che di queste cose non si può discutere nel nostro paese".

Positivo anche il commento del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. "Il primo obiettivo, quello della possibilità di effettuare il referendum, è stato raggiunto, ma ora - ha spiegato - dobbiamo guardare al traguardo decisivo: quello di impedire le trivellazioni nei nostri territori e nel nostro mare e mettere la parola fine a questa spada di Damocle che pende sulle teste di milioni di cittadini e aziende del Veneto e delle altre regioni adriatiche".

Più strategica la posizione del presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza. La battaglia, ha spiegato, "non è finita poiché riteniamo che vada messo un punto fermo: ripristinare il piano della aree per la ricerca e la estrazione ma soprattutto definire una nuova strategia energetica nazionale".


 

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