Martedì, 2 Marzo 2021
Italia

Rifiuti, appello al Governo: "Mille bimbi con tumori nella Terra dei fuochi"

"Negare il rapporto tra salute e ambiente inquinato e non attuare misure di prevenzione è stato un atto criminale". Lo denuncia l'associazione Isde dei medici per l'ambiente che chiede un incontro al Governo

Vivere in un ambiente contaminato comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. A illustrare questi dati è stato Ivano Iavarone, primo ricercatore Iss e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute nei siti contaminati, intervenendo al Ministero della Salute presentando lo studio Sentieri.

"Negare il rapporto tra salute e ambiente inquinato e non attuare misure di prevenzione è stato un atto criminale per almeno mille bambini e ragazzi negli ultimi 10 anni ammalati di tumore nella terra dei fuochi".

Lo scrivono oggi in una nota l'Associazione dei medici per l'ambiente Isde di tutte le sezioni della Campania: "Chiediamo che vengano individuati i responsabili nei settori di sanità e ambiente in Campania".

"Le battaglie scientifiche e comunicative che abbiamo fatto negli ultimi 10 anni - sottolinea l'Isde Campania che chiede un incontro con il Governo - per far attuare una seria prevenzione delle fasce giovanili dall'inquinamento hanno trovato conferma nell'ultimo rapporto dell'Istituto superiore di sanità che sancisce un notevolissimo aumento di rischio di ammalarsi di cancro infantile e giovanile".

L'eccesso di incidenza rispetto ai coetanei che vivono in zone considerate 'non a rischio' è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute, 50% per i linfomi Non-Hodgkin e 36% per i tumori al testicolo.

Questi tumori - osservano i medici per l'ambiente - rappresentano quindi una correlazione più che evidente con cause ambientali che i 'pachidermici' registri dell'Associazione italiana dei registri dei tumori (Airtum) hanno sempre negato.

Secondo l'Isde Campania infine, "è emblematico l'immobilismo epidemiologico campano asservito ad una tranquillo clima politico istituzionale che ci ha accusato di allarmismo sociale. Mentre è mancata in questi anni la protezione ambientale finalizzata alla protezione sanitaria, è stata assente la messa in sicurezza e la bonifica dei tanti siti di criticità ambientale. E, in ultimo, il mancato inutilizzo dei pochi fondi messi a disposizione finora".

Da Taranto a Gela, i luoghi dove si muore d'inquinamento

Nelle aree ad alto inquinamento del Paese l'impatto ambientale sulla salute è drammatico: la mortalità risulta più elevata del 5%. In particolare +4% per gli uomini e +5% per le donne. In termine assoluti 11.992 persone decedute in 8 anni, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie cardiocircolatorie solo per gli anni 2006-2013.

I 45 siti, dove vivono 6 milioni di persone in 319 Comuni, si trovano lungo tutto lo Stivale: oltre all'Ilva in Puglia e le miniere del Sulcis in Sardegna, il petrolchimico a Porto Marghera in Veneto, Gela in Sicilia, Casale Monferrato in Piemonte (per l'amianto) o il litorale flegreo (per i rifiuti tossici). In queste aree i tumori maligni aumentano del 9% tra 0 e 24 anni.

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