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Martedì, 5 Marzo 2024

Gas russo e nucleare: perchè la Germania sta sbagliando tutto

È notizia di qualche giorno fa che l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder sia stato nominato nel consiglio di amministrazione di Gazprom, il colosso parastatale russo dell'energia. Schroerder è già presidente della società che gestisce il gasdotto Nord Stream, da poche settimane raddoppiato nella sua capacità con il completamento del Nord Stream 2. Ma cos'è Nord Stream? È una joint-venture russo-tedesca (ma a maggioranza russa, Gazprom ha il 51%), con partecipazioni anche francesi, che dal 2011 ha costruito e messo in opera un enorme gasdotto sottomarino che collega direttamente la Russia con la Germania attraverso il Mar Baltico. A fine 2021 è stato completato il suo raddoppio, il Nord Stream 2. Il Nord Stream è stato contestato dagli Stati Uniti, dalla Polonia e dall'Ucraina, perché da un punto di vista strategico, by-passando Polonia e Ucraina che ospitano sul proprio suolo i gasdotti storici che collegano i giacimenti russi con l'Europa, evita appunto il potere negoziale di Polonia e Ucraina nei confronti della Russia.

I gasdotti "assicurazione sulla vita" per l'Ucraina

La questione è vecchia e nota, si può quasi dire che i gasdotti russi che passavano per l'Ucraina rappresentavano per questo paese una sorta di assicurazione sulla vita, la Russia infatti forniva all'Ucraina gas a basso prezzo in cambio della servitù di passaggio per raggiungere i ricchi ed energivori mercati dell'Europa occidentale. Ma come nei più classici dei rapporti commerciali perché non far fuori l'intermediario e fare quindi affari direttamente? Ecco appunto l'idea del Nord Stream. Ma perché la Germania ha bisogno di tutto questo gas? Nel 2000 l'allora cancelliere tedesco Gerhard Schroeder (già, proprio lui) firma un'intesa con la quale decide di far uscire la Germania dall'energia nucleare, con il grande plauso degli ambientalisti e dei partiti verdi di tutta Europa. Il grafico sottostante mostra il mix energetico della Germania dal 1990, dove infatti l'energia nucleare, "Kernenergie" in rosso, è in costante calo dal 2000, mentre il gas naturale, "Erdgas", è in continuo aumento. Anche le rinnovabili sono in aumento, Windkraft (eolico), fotovoltaico, ma anche le molto poco sostenibili biomasse. Dal 1° gennaio 2022 la Germania ha però spento 3 dei rimanenti 6 reattori attivi e entro l'anno spegnerà gli ultimi 3. Quella parte rossa quindi sparirà, sostituita giocoforza da gas e carbone.

L'enorme errore della Germania

Perché l'energia nucleare, stabile e costante, contribuiva al carico base della rete elettrica tedesca, carico base che non potrà essere sopperito da fonti rinnovabili fortemente aleatorie come eolico e fotovoltaico. La dimensione dell'errore strategico e ambientale è dato dal secondo grafico, che mette a confronto il picco di energia elettrica prodotta da fonte nucleare in Germania al suo massimo storico, nel 2001, con quella prodotta da carbone nel 2020. Esattamente la stessa quantità. Se la Germania avesse continuato con l'energia nucleare, magari investendo ancora un po', oggi potrebbe avere un mix energetico senza carbone, a basse emissioni, oppure senza gas, così da essere indipendente dalla Russia (la Germania estrae da sé il carbone), o un mix delle cose a vantaggio dell'ambiente e della geopolitica. Invece oggi la Germania ha assoluto bisogno del gas, tant'è che prima ha 'ricattato' la Francia facendo includere anche il gas nella tassonomia della finanza sostenibile, a fianco del nucleare che ne aveva diritto sulla base del rapporto tecnico-scientifico del Centro Comune di Ricerca della Ue, poi ottenendo persino un miglioramento (o un peggioramento, se pensiamo all'ambiente), in fase di approvazione definitiva, dei parametri di ammissione del gas.

Molotov-Ribbentrop: la storia si ripete?

Ecco che la scellerata politica energetica tedesca, che tanto piace a ambientalisti e partiti verdi europei, oggi palesa tutti i propri fallimenti. La Germania, inseguendo la chimera "rinnovabili senza atomo", da una parte continua a emettere moltissima CO2 nella produzione di energia elettrica, dall'altra si è resa ricattabile dalla Russia, da cui dipende per il gas. Se davvero la Russia attaccherà l'Ucraina chi avrà più forza negoziale? La Germania potrà rinunciare al gas russo, avendo buttato via in 20 anni un'eccellente flotta di reattori nucleari che garantivano elettricità a emissioni zero? Tornerà a bruciare carbone come se non ci fosse un domani? Oppure farà buon viso a gioco e accetterà le imposizioni russe? Non è un caso che in questi giorni la questione Nord Stream 2 sia tabù nel dibattito politico tedesco, con il neocancelliere Scholz che non ne parla quasi mai. 70 anni fa l'allora Unione Sovietica e la Germania con il patto Molotov-Ribbentrop si accordarono per spartirsi la Polonia, oggi sembra proprio che la storia si ripeta, dove la nuova vittima sacrificale è questa volta l'Ucraina. Di questo dobbiamo ringraziare Schroeder, Greenpeace e compagnia cantante.

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