Martedì, 21 Settembre 2021
Ambiente&Veleni

Terni come Taranto, aumentano i tumori: "E' l'acciaio che uccide"

I malati di tumore sono in aumento e la patologia più diffusa è quella del cancro al polmone. Per non parlare del problema del lavoro e della fabbrica Thyssen. L'altra Taranto si chiama Terni

Una città con un'acciaieria in crisi e con l'incidenza tumorale in aumento: no, non stiamo parlando di Taranto. Siamo a Terni e la fabbrica è la Thyssen. L'acciaieria umbra da qualche anno è nel mirino delle inchieste proprio per problemi ambientali, la stessa che qualche a fine 2014 ha concluso la vertenza dei lavoratori Ast, che erano andati fino a Roma a protestare e, dopo essere stati manganellati, erano stati ricevuti anche dal premier Renzi. 

Il wwf aveva chiesto l'intervento delle istituzioni, dicendo che l'azienda andava commissariata: le ragioni riguardavano l'avvelenamento delle acque di falda, dei suoli e dell'aria della zona. Ad appoggiare la proposta del commissariamento c'era anche il vicepresidente alla Camera Luigi Di Maio 

L'ACCIAIERIA SULLA DISCARICA - Una differenza con Taranto c'è: l'acciaieria di Terni non dà sul mare e i rifiuti prodotti dalla fabbrica finiscono nella discarica di Villa Valle. Da qui le infiltrazioni arrivano a contaminare l'acqua di falda. Uno dei motivi per cui il gruppo tedesco Thyssen vuole rimanere a Terni è proprio questo: avere un'acciaieria con una discarica accanto allo stabilimento perché così si abbattono i costi di smaltimento delle scorie. Ogni anno la fabbrica produce circa "mezzo milione di tonnellate l'anno" di scorie, come spiegano dall'Arpa di Terni.

Ma i problemi ambientali non riguardano solo il suolo: secondo il rapporto “Mal'Aria Industriale" nel 2014 Terni ha superato la soglia massima giornaliera consentita di PM10 ben 55 volte. Nel 2012 invece per le emissioni di cromo aveva anche battuto la sua sorella di sventura, Taranto, conquistando il triste primato di città più inquinata di cromo d'Italia. 

Dal canto suo Thyssen ha sempre dichiarato di adottare "tutte le migliori tecniche possibili" per abbattere gli inquinanti che presentano concentrazioni "generalmente molto inferiori rispetto ai limiti imposti (come attestato dai numerosi autocontrolli e dai controlli effettuati da Arpa, nonché dai valori misurati in continuo e trasmessi giornalmente ad Arpa)". 

L'ALLERTA PER LA SALUTE - Ma come spiega Annibale Biggeri, docente di medicina statistica all'Università di Firenze, a Terni la mortalità per tumori e i ricoveri ospedalieri sono aumentati del 4%, l'incidenza tumorale del  3%: "In Italia sono molti i siti inquinati, ma Terni si avvicina molto a Taranto visto che è esposta all'inquinamento delle acciaierie speciali. I tumori sono effettivemente in eccesso e il primo è il tumore al polmone, sia negli uomini che nelle donne. In questo tipo di patologia il ruolo delle esposizioni ambientali è fondamentale. La compromissione dello stato di salute degli abitanti non ci permette di dire che è peggio o meglio di Taranto: sono uguali come carico di malattia". 

E anche come patologie: "Nel sito di Terni si osservano eccessi rispetto alla media per il complesso dei tumori maligni e per alcune sedi tumorali in un profilo simile a quello documentato ad esempio nell'area di Taranto. Il tumore polmonare registra un eccesso del 14% negli uomini e del 18% nelle donne, il tumore della pleura legato all'esposizione ad amianto (mesotelioma) mostra eccessi rilevanti, ma anche i sarcomi dei tessuti molli, il tumore del rene e quello della vescica". 

Qualche tempo fa era scattato anche l'allarme per la possibile contaminazione della catena alimentare, come successo a Brescia con l'ex-Caffaro. Quando sono emerse le analisi della Asl su uova e latte (a fine 2014) si è tenuta una riunione speciale al ministero dell'Ambiente: un rappresentante dell'azienda sanitaria di Terni ha rivelato di avere riscontrato su un campione di uova provenienti da un allevamento familiare situato in prossimità della discarica di Villa Valle un valore di policlorobifenili (Pcb) altissimo, quasi sei volte sopra il limite massimo. Il Pcb è la stessa sostanza ritrovata nel latte materno delle neomme bresciane ed essendo simile alla diossina, è altamente cancerogeno

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