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Lunedì, 15 Aprile 2024
CAMBIAMENTI CLIMATICI

Cos'è il processo di tropicalizzazione che sta cambiando il nostro clima

Il riscaldamento globale sta trasformando il clima italiano, destinato in futuro a mostrare caratteristiche sempre più simili a quello tropicale. Tragedie come quella che sta interessando Marche e Emilia Romagna sono destinate, quindi, a farsi sempre più comuni

I numeri in questo caso sono più che mai eloquenti: 24 comuni allagati, almeno 5 morti, più di quattromila sfollati. Il dramma che ha colpito Marche ed Emilia Romagna è racchiuso nelle cifre. In quei 200 millimetri di acqua precipitati in appena 36 ore, che in alcune aree sono arrivati fino a 500 (quasi 10 volte le medie mensili degli ultimi anni), nei 14 fiumi esondati. Un fenomeno meteorologico eccezionale che ha interessato alcune delle aree a maggior rischio idrogeologico della penisola. Trovandole comunque, drammaticamente, impreparate: molto dovrà cambiare in futuro, è evidente, per impedire che tragedie come quella di questi giorni si trasformino in una drammatica quotidianità. Sembra averlo chiaro il ministro della protezione civile Musumeci, quando parla della necessità di ripensare da capo il sistema idraulico su tutto il territorio nazionale: “Ci vuole un approccio ingegneristico diverso – ha dichiarato – nulla sarà più come prima, il processo di tropicalizzazione ha raggiunto anche l'Italia”. Il punto è questo: il clima sta cambiando, ed è il momento di farci i conti. 

La tropicalizzazione a cui fa riferimento il ministro è un fenomeno in corso in tutto il bacino del Mediterraneo, un'area che rappresenta quello che gli scienziati definiscono un hot spot del cambiamento climatico. Uno dei punti caldi del pianeta, insomma, e in senso più che mai letterale: le temperature nell'area mediterranea sono salite quasi del doppio rispetto alle medie mondiali. Con evidenti ripercussioni sul clima, che inizia a presentare caratteristiche di regioni molto più meridionali. Tropicali, quindi: medie elevate lungo tutto l'anno, forte umidità, precipitazioni improvvise e torrenziali. 

Come sempre, è impossibile collegare con sicurezza un singolo evento meteo, come quello che sta interessando l'Emilia Romagna, ai cambiamenti che sta subendo il clima. Ma la tendenza prevista dagli esperti va proprio in direzione di fenomeni come quello che stiamo vivendo in questi giorni. Le primavere italiane a cui eravamo abituati, con rapidi cambiamenti della situazione meteorologica che portavano un giorno di sole, e poi uno di pioggia, andranno a sparire. Sostituite da fenomeni meteo più stazionari: piogge che si protraggono per più giorni di seguito, che scaricano un volume di acqua inedito per le nostre zone, che aumenta il rischio di frane e inondazioni in un territorio impreparato (ed è inutile negarlo, spesso a lungo trascurato) sul piano infrastrutturale. 

“Oggi il riscaldamento globale di origine antropica ha fatto mutare non solo le temperature medie, ma anche la circolazione nel nostro Mediterraneo. In sostanza, mentre prima la circolazione era quasi sempre in direzione ovest-est, ora si pone spesso lungo le direttrici sud-nord o nord-sud. In primavera si possono quindi osservare onde più elongate lungo i meridiani”, spiega Antonello Pasini, professore di Fisica del Clima dell’Università di Roma Tre. Le onde più lunghe sono anche più lente, e così, mentre prima si osservava quasi sempre una variabilità accentuata, ora i periodi di 'bel tempo' e 'brutto tempo' permangono ognuno per più giorni sullo stesso territorio. Nel caso di piogge, queste hanno quindi il tempo di scaricarsi maggiormente su una stessa zona, arrivando a creare condizioni alluvionali anche in caso di precipitazioni di per sé non particolarmente eccezionali. È esattamente quanto accaduto nei giorni scorsi in Emilia-Romagna”.

Non è tutto. Perché con le temperature in aumento, e i periodi di siccità più prolungati che accompagnano questi fenomeni, cambia anche il ciclo dell'acqua: l'evaporazione si fa più veloce e più intensa, e questo crea le condizioni per precipitazioni più violente e distruttive. “I dati delle ricerche scientifiche peer review fanno vedere che nel Mediterraneo dobbiamo iniziare ad aspettarci cicloni più rari ma più carichi di precipitazioni”, conclude Pasini. Le previsioni dei climatologi, insomma, iniziano ad avverarsi. I cambiamenti climatici sono destinati a mutare le stagioni come le conoscevamo, e a questo punto – purtroppo – non resta che mettersi al lavoro, per farsi trovare preparati. 

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