Clima, a Davos Trump sfida Greta: "No ai profeti di sventura"

L'attivista svedese Greta Thunberg ha rilanciato dal World Economic Forum di Davos il suo messaggio sull'urgenza di agire a livello globale per contrastare il fenomeno del surriscaldamento climatico. ma ha trovato nel presidente Usa un deciso contraltare

"La nostra casa è ancora in fiamme". Così la giovane attivista svedese Greta Thunberg ha rilanciato dal World Economic Forum in corso a Davos in Svizzera il suo messaggio sull'urgenza di agire a livello globale per contrastare il fenomeno del surriscaldamento, ricordando l'allarme da lei stessa lanciato un anno fa dal podio di Davos.

A farle da contraltare il presidente statunitense Donald Trump che intervenendo dopo Greta si è cimentato in un discorso decisamente al di fuori della righe: "Dobbiamo respingere i profeti perenni della sventura. Questo non è il momento del pessimismo. Questo è il momento dell'ottimismo". 

"La paura e il dubbio non sono buoni consiglieri. Per abbracciare e accogliere le possibilità di domani dobbiamo respingere questa apocalisse che ci era stata prospettata. Dobbiamo dimenticare quelli che ieri ci prospettavano un futuro buio e cupo. Noi non lasceremo succeda".

Poi di fronte alla platea di economisti, politici, rappresentanti della società civile il presidente americano ha assicurato l'impegno degli Stati Uniti sul fronte ambientale annunciando l'adesione all'iniziativa presentata a Davos che prevede di piantare un trilione di alberi.

Clima, il discorso di Greta a Davos

Greta a Davos foto ansa epa alessandro della valle-2

"Se non trattiamo questa come una vera crisi, non potremo mai risolverla". Giunta a Davos, la giovane attivista svedese Greta Thunberg non si è stancata di sottolineare l'emergenza della crisi ambientale, anche se si è detta soddisfatta perché "la gente è ora più consapevole", grazie alla spinta data dai giovani in questa direzione. Ma al tempo stesso nulla è stato compiuto perché le emissioni nocive continuano ad aumentare. 

"Restano meno di otto anni per agire avendo il 67% delle possibilità di mantenere l'aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5 gradi. Ho ripetuto queste cifre in quasi tutti i discorsi che ho fatto negli ultimi 18 mesi."

"Questo è solo l'inizio", ha detto ancora l'attivista svedese parlando del movimento di protesta 'Fridays for future' che ha messo il clima al centro dell'attenzione come di un primo passo nella lotta contro il riscaldamento globale. "Non sono stata solo io, sono stati tutti quei giovani che hanno spinto le cose in avanti...dando vita a queste alleanze", ha affermato a Davos.

"Le persone muoiono a causa del cambiamento climatico e anche una sola frazione di grado centigrado di riscaldamento è importante. Il mondo deve arrivare all'obiettivo di zero emissioni il prima possibile, i Paesi devono arrivare all'obiettivo di zero emissioni molto più velocemente, e aiutare i paesi poveri a mettersi in linea".

davos manifestazione per il clima Foto EPA ENNIO LEANZA-2

"Perché è così importante restare sotto la soglia di 1 grado e mezzo?" ancora Thunberg: "Perché anche con un grado, le persone stanno morendo di cambiamento climatico". I dati citati dall'attivista durante il suo discorso al World Economic Forum sono quelli del report 2018 del Panel sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (Ipcc).

"Le temperature medie odierne sono di circa 1,1 gradi al di sopra di quelle pre-industriali, secondo dati delle Nazioni Unite. Il loro aumento sta causando fenomeni climatici estremi come ondate di caldo, incendi, innalzamento dei livelli del mare".

Due anni fa, si calcolava che il mondo per avere il 67% di probabilità di riuscire a contenere il riscaldamento globale sotto il grado e mezzo potesse emettere un massimo di 420 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Con i livelli delle emissioni attuali, ha sottolineato Thunberg, il "carbon budget" mondiale sarà esaurito in meno di otto anni.

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Attualmente, ha ricordato l'attivista, le emissioni sono di circa 42 miliardi di tonnellate all'anno: il "budget" globale nel 2020 si riduce così a 340 miliardi di tonnellate.

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