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Mercoledì, 12 Giugno 2024
L'iniziativa

Perché si torna a parlare dei Pfas

Dalla salute all’ambiente, dall’acqua piovana ai materiali riciclati: i danni e la capacità di contaminazione delle sostanze perfluoroalchiliche sono davvero pervasive. Ora un’ampia coalizione chiede la loro abolizione sistematica in tutta la UE

Sono uno degli ingredienti fondamentali della rivoluzione industriale che ha cambiato il mondo dal secondo dopoguerra in poi. Parliamo delle  sostanze polifluoroalchiliche chiamati, più semplicemente Pfas. Secondo l'OCSe ne sono oggi note almeno 4370 tipologie e vengono sistematicamente utilizzate dagli anni '50 per la produzione di numerosi prodotti commerciali: impermeabilizzanti per tessuti; tappeti; pelli; insetticidi; schiume antincendio; vernici; rivestimento dei contenitori per il cibo; cera per pavimenti e detersivi. Hanno infatti la capacità di respingere sia il grasso che l'acqua e sono estremamenti resistenti alle alte temperature, grazie al loro legame carbonio-fluoro.

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Il problema è che sono anche altamente inquinanti e lo stesso legame che gli permette di essere idrorepellenti e resistere al calore è il responsabile della loro estrema persistenza dell'ambiente che gli conferisce l'etichetta di ''sostanze chimiche per sempre''. 

Dalla fertilità ai tumori: tutti i rischi per la salute

È stato dimostrato che queste sostanze sono dei potenti "interferenti endocrini" , ovvero sono capaci di influenzare e modificare il nostro sistema endocrino. La contaminazione da Pfas è collegato a un rischio più alto di sviluppare un cancro della tiroide, ma non solo. Lìesposizione  a queste sostanze è correllata con danni al fegato, riduzione del peso alla nascita, obesità, diabete,  colesterolo alto e riduzione della risposta alle vaccinazioni di routine, nonché  all'aumento del rischio di  cancro al seno, ai reni e ai testicoli. Vi sono inoltre prove crescenti che suggeriscono un impatto  sulla fertilità, sullo sviluppo e sui problemi comportamentali. E a pagare il prezzo sono quasi sempre i più piccoli: l'assunzione nei bambini è quasi doppia rispetto a quella degli adulti. I bambini vengono esposti a queste sostanze già a livello prenatale per via della contaninazione materna, o possono venire nutriti con latte materno (o artificiale) contaminato o ingerire quantità significative di queste sostanze nelle polveri di casa. 

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Siamo tutti potenzialmente esposti a queste "sostanze chimiche per sempre attraverso gli alimenti, l'acqua, i prodotti di consumo e i materiali presenti nelle nostre case e nei luoghi di lavoro. Le concentrazioni di Pfas si accumulano nei fluidi del corpo umano e sono state trovate nel sangue, nelle urine, nella placenta, nel cordone ombelicale e nel latte materno. 

Chi chiede di metterli al bando

Da Greenpeace a Legambiente, dalla Cgil veneta ad associazioni di medici italiane ed europee sono 122 le associazioni che chiedono di mettere al bando questi prodotti oggi in tutta la UE. Si, nella fattispeci o sviluppo e l'attuazione di una restrizione a livello europeo sulla produzione  e sull'uso di tutti i PFAS, per eliminare tutte le fonti inutili di queste sostanze chimiche nocive  e per spingere la produzione e l'innovazione verso alternative più sicure ed ecologiche.

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Al momento sono cinque paesi UE (Germania, Olanda, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia) a chiedere la messa al bando nella UE di queste sostanze. ''Gli approcci normativi fino ad ora adottati nei paesi europei ed anche all'estero sono molto frammentari e inadeguati a prevenire il loro rilascio nell'ambiente. Sono addirittura migliaia i prodotti contenenti Pfas identificati: non è accettabile che siano lasciati liberi di accumularsi nel nostro corpo e nell'ambiente, mentre i comitati locali, penso soprattutto a quello di lunga esperienza e tenacia delle Mamme NoPFAS, continuano una strenua battaglia in difesa della propria comunità - sottolinea Luana Zanella, dell'Alleanza verdi- sinistra, tra le promotrici dell'iniziativa - per avviare questo processo prevediamo l'istituzione di un 'tavolo tecnico PFAS' con un decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con quello della sanità e delle imprese, composto da tre rappresentanti dei tre ministeri coinvolti e da quattro rappresentanti delle associazioni ambientaliste riconosciute dall'articolo 13 della legge 349 del 1986, oltre che da tre esperti scelti tra personalità del mondo scientifico, accademico e giuridico. La nostra proposta prevede inoltre che chiunque utilizzi PFAS direttamente o indirettamente, nei processi produttivi o nelle attività di smaltimento, invii semestralmente, alle regioni, alle province autonome di Trento e di Bolzano, all'Ispra e alle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente e alle aziende sanitarie locali tutte le informazioni riguardante le attività svolte e le misure adottate ai fini della tutela della salute dei lavoratori e della tutela dell'ambiente e le tipologie e i quantitativi di PFAS utilizzati nei processi industriali" conclude la Zanella. 
 

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