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Martedì, 18 Gennaio 2022
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Un lupo, un airone e un cormorano impiccati: il giallo al Parco Nazionale Gargano

Sono tre gli avvertimenti macabri che si sono susseguiti nel parco pugliese, ai danni di animali innocenti. “Qui la gente è stufa e il territorio naturale è in completo abbandono da due anni”, spiega a Today Maurizio Marrese, presidente del WWF di Foggia

Un cormorano impiccato con una cartuccia da caccia nel becco, proprio all’ingresso di un’oasi naturalistica in provincia di Foggia. Ventinove chilometri più in là, una decina di alberi tagliati a sfregio e lasciati cadere sulla carreggiata. Entrambi gli episodi nella stessa mattinata, entrambi nel bel mezzo del Parco Nazionale del Gargano. Una strana coincidenza in una delle aree protette più importanti del Sud Italia che, nel caso del cormorano, si è consumata proprio di fronte la stazione dei Carabinieri Forestali dell’Oasi Lago Salso. Non si fa attendere la reazione del WWF, che denuncia il gesto alla Procura della Repubblica. “La matrice intimidatoria è chiara - spiega a Today Maurizio Marrese, presidente del WWF di Foggia - e presumibilmente si collega alla recente istituzione di un’oasi di protezione da parte della Regione Puglia proprio per tutelare l’area contigua all’Oasi. E che prevede, tra le altre misure, anche il divieto di caccia e di prelievo del legname”.

Due ecoreati in piena regola. Ai quali se ne aggiungono altri due eseguiti con le stesse macabre modalità. “Due anni fa fu impiccato un lupo al Lago di Varano e l’anno scorso un airone guardabuoi. Ma non diamo sempre la colpa alla mafia garganica, qui la gente è stufa di un ente parco che ha posto il vincolo ambientale per poi lasciare il territorio all’abbandono”. Dopo l’istituzione della nuova area protetta infatti, i proprietari delle terre attigue hanno protestato e inviato ricorso al Tar, che deve ancora pronunciarsi. “Ma questa è una zona umida di mille ettari, importantissima per la nidificazione e la migrazione di tantissime specie come l’oca selvatica e il tarabuso. Nel 2018 è tornata anche la lontra, a rischio di estinzione in Italia. Il divieto di caccia è previsto per legge ma c’è bisogno di una governance che dimostri ai cittadini che ai vincoli, corrispondono anche benefici”. Sembra però non essere il ruolo che intende assumere il Parco Nazionale del Gargano. Il quale è in ritardo di 25 anni sulla presentazione del Piano di gestione, che provvede alle linee guida per la fruizione e la conservazione della natura. E che da due anni, non svolge nessuna attività con o per la popolazione. Ma non solo. “La stessa Oasi Lago Salso dov’è stato ritrovato il cormorano - continua Marrese - è chiusa dal 2019 in stato di abbandono perché l’ente ha sciolto la società che la gestiva. In questo modo si sta lasciando senza alcun presidio un patrimonio naturalistico che potrebbe trainare un’economia sostenibile fondamentale per queste zone”, conclude l’ambientalista foggiano. Siamo sullo sperone d’Italia, affacciati sul Golfo di Manfredonia. Nell’entroterra, a 60 chilometri dalla costa, le faggete vetuste della Foresta Umbra sono state dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità nel 2017. Nello stesso Parco Nazionale la fauna selvatica viene impiccata a scopo intimidatorio. Un giallo all’italiana, in cui però non si sa bene dove cercare il colpevole.

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