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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Animali

Come la cementificazione sta danneggiando la vita delle api in città

L’impollinazione può subire il colpo di una cementificazione crescente, mettendo a rischio animali ed ecosistemi. I ricercatori della Bicocca hanno campionato la città di Milano, indagando il comportamento di api e sirfidi

Non c’è dubbio sul fatto che nelle aree rurali ci sia maggiore possibilità di incontrare api e insetti impollinatori, che invece frequentano meno le metropoli cementificate. Quello che però dimostra uno studio dell’Università Milano-Bicocca appena pubblicato sul “Journal of Applied Ecology”, è che il comportamento di api selvatiche e sirfidi (conosciute ai più per essere “mosche travestite da api”) possa suggerire all’uomo come rendere le città più in equilibrio con la natura, di fronte ai cambiamenti ambientali in atto. Al centro dell’attenzione dei ricercatori, gli impollinatori che vivono a Milano e dintorni. I quali hanno permesso di stilare una vera e propria classifica delle aree più virtuose tra le 40 individuate, da quelle seminaturali a quelle con i maggiori livelli di edificato.

“Gli effetti dell’urbanizzazione - spiega Paolo Biella, ricercatore di Ecologia dell’ateneo milanese - sono risultati in generale negativi per la presenza di impollinatori. Le aree suburbane sono quelle più ricche di questi animali, con un picco di rilevazione di oltre 100 individui in 24 ore laddove il cemento occupava solo il 22% delle superfici”. A svettare in classifica nella cintura periurbana di Milano c’è Cesano Boscone, Cuggiono, San Bovio e Vimodrone. All’ombra delle guglie della Madonnina invece, siti particolarmente friendly per api e sirfidi sono risultati il parco Nord, il parco Segantini e la Collina dei Ciliegi, in zona Bicocca. E a influire negativamente sulla minore presenza, non è stata solo la mancanza di verde e di risorse floreali, ma anche il clima locale. 

“Gli impollinatori - prosegue il ricercatore - sono diminuiti nelle aree più urbane anche perchè hanno minime variazioni di temperatura tra la primavera e l’estate. La quale si mantiene alta più a lungo rispetto alle zone semiurbane o agricole”. Ma non è tutto. Ad andare “sprecato” è anche il nettare, cioè la massa zuccherina di cui si nutrono le api quando si posano sui fiori, che rimane quindi meno consumato. “Nel polline trasportato poi abbiamo trovato progressivamente meno specie di piante al crescere delle aree cementificate e il polline di città conteneva un'elevata incidenza di piante esotiche e ornamentali, suggerendo comunità vegetali molto antropizzate”. A farla da padrone arbusti come la deutzia, la rosa ornamentale, il filadelfo e fiori come le campanule, l’arnica, il nasturzio e il garofano. 

Ora l’equipe meneghina sta portando avanti altri campionamenti. “Le città e i dintorni - conclude Biella - offrono una grande opportunità per capire come piante e impollinatori reagiscono alle transizioni ambientali. Perchè questi due gruppi di esseri viventi sono la chiave di molti processi direttamente e indirettamente connessi con le società umane e con il funzionamento della natura”.

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