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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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Caldo record in montagna: il giallo della marmotta uscita dal letargo (già) a gennaio

Nei giorni in cui la montagna ha registrato temperature più ferragostane che natalizie, sembra che il cambiamento climatico abbia ingannato anche le marmotte. Ma non è l’unica ipotesi per spiegare lo scatto divenuto popolare sul web.

Il cambiamento climatico ha imbrogliato il letargo della marmotta. E lei è uscita senza tirarsi dietro la porta. A gettare la rete dell’inganno, sembra essere stato l’anomalo tepore dei cinque gradi centigradi registrati lo scorso 2 gennaio. Che a 2.300 metri di quota in Val Venosta, potrebbero essere stati il segnale di una menzognera primavera. Adesso però, se si confermasse la tesi di un risveglio forzato dal caldo, il roditore delle Alpi rischierebbe di essere caduto in una trappola letale. Si troverebbe in disastroso anticipo di almeno tre mesi mentre nei prossimi giorni già si prevede il ripristino delle temperature ordinarie.

A Roia (BZ), dove un escursionista ha scattato l’immagine divenuta popolare sul web, le massime di questa settimana torneranno a toccare i -2°C mentre le minime sfioreranno di nuovo i -18° C. Una differenza termica enorme in una manciata di ore, in un momento in cui il manto di neve non permetterebbe alla marmotta di mangiare alcunché né di riprendere le energie necessarie per cadere in un nuovo lungo sonno fino ad aprile. E lo scatto è lì a testimoniarlo. Tutta la terra asciutta che alla fine di settembre le era servita per ostruire ben bene l’ingresso di casa sua, ora è sparsa sulla soglia innevata. Aperta. Il che - a onor del vero - non esclude che il colpevole possa essere un lupo o una volpe in vena di predazione.

“Seppur per noi maggiormente rassicurante - spiega a Today Alberto Giuffrè, medico veterinario specializzato in fauna selvatica alpina - l’ipotesi del predatore rimane quella meno verosimile. Le marmotte costruiscono tane lunghe fino a 15-20 metri, dove poter riposare al sicuro per sei lunghi mesi. Le numerose gallerie che abitano in gruppi familiari, possono ospitare camere poco profonde e provviste di molte uscite, perfette per la stagione calda. Ma soprattutto camere più profonde, costituite da un’unica galleria d’accesso molto lunga, che conduce in un grande vano rifornito di fieno, sicuro e confortevole per proteggersi dai rigori invernali, che non scenderà mai al di sotto dello zero”. Un’impresa ardua dunque per un lupo, quella di investire tempo ed energie nel distruggere una tana sigillata da un tappo di neve compatta, terra ed erba impastate con la saliva, per poi trovarsi di fronte ad un ingresso troppo piccolo per potervi entrare. “Più plausibile forse per le dimensioni di una volpe - prosegue Giuffrè - ma comunque molto strano. Si tratta di un animale che conosce molto bene le efficaci misure di sicurezza della sua preda”.

E così, rimane a campeggiare sul banco degli imputati il cambiamento climatico. In quei giorni, tra il 30 dicembre e il 3 gennaio, l’Anticiclone Africano ha fatto registrare temperature più ferragostane che natalizie. A tremila metri la colonnina è rimasta sopra lo zero per intere giornate. La Paganella ha toccato i 14° C di massima mentre a Canazei ci sono stati 8.7° C. Uno sconvolgimento perfettamente capace di mandare in tilt l’equilibrio fisiologico della fauna selvatica, che ha già mietuto vittime illustri. Lo scorso anno in molte zone d’Europa è stato registrato un anticipo anche di tre settimane nel risveglio degli orsi mentre un mese fa, l’allarme è arrivato dai ricci. Nelle nostre campagne, le temperature miti di dicembre hanno indotto questi piccoli mammiferi ad uscire dalle proprie tane, causando un’ecatombe di esemplari sulle strade.

“Staremo a vedere se si dovessero osservare fenomeni simili nei prossimi tempi. Anche se per le marmotte sarebbe un bel problema, che si aggiungerebbe ai traslochi che stanno già organizzando verso quote più elevate, dove d’estate il caldo è più sopportabile”, conclude Giuffrè. E se la montagna è la misura del nostro orizzonte, il futuro potrebbe non presentarsi così rassicurante.

La tana della marmotta aperta, foto di Nazario Ferrari-2-2

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