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Martedì, 18 Gennaio 2022
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Abbatteremo i lupi? “Se continuiamo così, saranno i prossimi abitanti di Roma”

Il Ministro Cingolani ha aperto alla possibilità di catture e abbattimenti per i lupi. Nel frattempo, dai territori arrivano testimonianze di incontri sempre più ravvicinati. “E’ stata sottovalutata la portata del problema, adesso no a isterismi: se i lupi sono problematici, vanno rimossi”

Lupus in fabula per il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. Il quale, in un recente question time alla Camera, ha auspicato una gestione del lupo che “permetta sia di conservare la specie, sia di prevedere deroghe al divieto di rimozione nei limiti consentiti dalla normativa vigente”. Un’apertura senza precedenti a catture e abbattimenti a carico di un predatore ormai diffuso in tutto lo Stivale. Che si sta rendendo protagonista di apparizioni sempre più frequenti nei centri abitati, fin fuori dalle pizzerie. Ma soprattutto un’anticipazione inequivocabile sulla linea che il dicastero seguirà nel redigere il nuovo Piano Nazionale di Conservazione e Gestione del Lupo previsto per il 2022. Un endorsement al mondo imprenditoriale agricolo che ha sempre chiesto aiuto di fronte ai danni da predazione; fumo negli occhi per gli ambientalisti, che sono già insorti con i primi sit-in di protesta. E tra i due, Cingolani ha lasciato il cerino in mano alle Regioni, che nel 2019 avevano avuto la responsabilità di arenare il Piano per una spaccatura profonda proprio sul tema degli abbattimenti.

Sotto la sua guida invece “potranno essere valutate azioni e interventi differenziati su base regionale e subregionale, e ciò potrà prevedere anche deroghe per la cattura e abbattimento delle specie protette”. Il tutto, da stabilirsi sulla base della situazione fotografata negli ultimi 48 mesi dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), attesa per i primi mesi del prossimo anno. Ma tra gli esperti c’è chi già demolisce il tabù del “lupo intoccabile”. “Se continuiamo così, i prossimi abitanti di Roma saranno i lupi”, ammonisce Marco Apollonio, professore ordinario di Zoologia del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari. “E questo accade perché hanno ormai saturato gli ambienti selvatici e stanno occupando quelli urbani, dove reperire cibo è più facile. D’altronde è già successo: quello ripescato nei navigli in centro a Milano, non era un Jack Russell. E questa non è fantascienza, ma il futuro prossimo”.

Un futuro prossimo già previsto qualche anno fa da Apollonio quando, con il suo gruppo di ricerca in Toscana, aveva capito che il problema della “confidenza” (ovvero l’assenza di paura da parte del lupo nell’avvicinarsi all’uomo) avrebbe mandato presto la questione fuori controllo. Ma soprattutto, aveva capito che la diffusione della specie in Italia si stava sottovalutando di molte centinaia di unità. “Lasciare che un grosso mammifero comprenda che un essere umano è fonte di cibo, significa abituarlo a reclamare cibo. E questo, se avviene nel giardino di casa, può comportare dei seri problemi. La strada da percorrere è innanzitutto quella della dissuasione ma se è necessario, gli individui o i gruppi problematici vanno rimossi”.

A monte però, un monito per gli uomini: “Non è che i lupi sono cattivi o si stanno comportando male. Peraltro finora, non hanno mai costituito un pericolo diretto alla nostra incolumità, contrariamente ad esempio a quanto avviene con i cani. Ma è necessario che prendiamo consapevolezza di ciò che sta accadendo. Soprattutto nei pressi delle aree naturali, non dobbiamo lasciare rifiuti a disposizione della fauna selvatica. Dobbiamo tenere gli animali domestici sempre sotto la nostra custodia e soprattutto, per nessun motivo, dobbiamo dare loro da mangiare”. Perchè si tratta di un fenomeno che non è arrivato all’improvviso ma, secondo Apollonio, è il frutto di una politica intempestiva. “Non c’è bisogno di isterismi ma non dobbiamo nascondere il fatto che come ogni altra specie, il lupo è una specie gestibile. Certo, avere eliminato la presenza capillare dello Stato dal territorio (leggi Corpo Forestale dello Stato nda) proprio quando ne avevamo più bisogno ha prodotto solo un aumento del bracconaggio. Ma adesso, senza agitazioni, c’è da comportarsi di conseguenza. Se ho un lupo nel cortile devo sapere chi chiamare, quali misure vengono prese e in quanto tempo. Altrimenti, rischiamo incidenti inutili”, conclude il professore. “Perché prima o poi un incidente avviene”.

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